22 giugno 2021
Aggiornato 11:30
Cronaca a Torino

Affitto negato alla coppia gay, smentita della proprietaria dell'alloggio di via Cibrario

La proprietaria dell’appartamento ha raccontato il perché del suo rifiuto. Intanto Michele e Simone hanno ricevuto centinaia di messaggi e diverse proposte di affitto

TORINO - Grazie alla storia raccontata sui social, in un solo giorno Simone Schinocca e Michele Iezza, la coppia che ha denunciato il rifiuto ricevuto ad affittare un appartamento in via Cibrario perché gay, hanno ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà e proposte per alloggi.  Dalla «loro parte» si sono schierati in tanti, sindaca Chiara Appendino compresa, e oggi la loro storia, quello che ieri era un racconto dal finale amaro, è diventato probabilmente l’inizio di una rinascita, più forti di prima. «Abbiamo ricevuto tante storie di chi si è visto rifiutare una casa», dice Simone Schiocca, «tanti messaggi anche di coppie italiane all’estero che sottolineano quanto sia differente la prospettiva fuori dall’Italia. Abbiamo ricevuto anche alcune proposte di case». Simone definisce quanto accaduto e quanto sta accadendo dopo la denuncia come una «foresta che cresce in silenzio che, se la ascoltiamo, fa più rumore di un albero che cade».

La proprietaria: «La coppia non mi dava garanzie»
E’ stata criticata da tutti e alla fine ha spiegato la sua versione dei fatti. Gigliola Galli è la padrona dell’appartamento di via Cibrario che avrebbe negato l’affitto a Simone Schinocca e Michele Iezza solo perché gay. «Non è così però», racconta, «non abbiamo accettato solamente perché non eravamo soddisfatti delle garanzie finanziarie che ci davano. Il nostro intento è quello di dare la casa in affitto a una famiglia che possa rimanere per parecchio tempo e in grado di pagare sempre il canone di locazione, cosa che nel caso di queste persone, che io non ho neanche mai visto, non era assolutamente realizzabile». La preferenza, dalle parole della proprietaria, sarebbe rivolta verso una famiglia con figli in età scolastica perché, parole sue, sarebbe una garanzia sul fatto di non lasciare l’appartamento dopo poco tempo.

La sindaca con Simone e Michele
A fine giornata, tornata anche lei a casa dal marito e dalla figlia Sara, anche la prima cittadina di Torino, Chiara Appendino, ha speso qualche parola per questa vicenda. «Nel 2017 c'è ancora chi considera gli omosessuali strani, inaffidabili, di serie B. Da tenere alla larga. Insomma, tutto fuorché una famiglia», scrive la sindaca su Facebook, «Che dire. Domani Simone e Michele magari ci rideranno su, ma oggi no. Oggi, come ogni volta in cui una persona viene discriminata per la propria origine, il proprio genere o gusto sessuale, una parte della nostra comunità è stata sconfitta».