25 febbraio 2021
Aggiornato 08:30
Pista ciclabile Robert Baden-Powell

Incubo di corso Svizzera dal 2009, la ciclabile degli orrori che è costata 340mila euro

Nell’ottobre del 2016 è stata chiusa per la pericolosità dei parapetti in legno a protezione della sponda del fiume Dora. Negli anni sono state tanti le denunce per tossici, siringhe, prostitute e baracche abusive

TORINO - Nel 2009 Torino si è dotata di una pista ciclabile, intitolata a Robert Baden-Powell, sita in zona corso Svizzera, nel tratto che costeggia il fiume Dora Riparia in corrispondenza dell'area in cui insiste l’ospedale Amedeo di Savoia. Costo totale dell’opera oltre 340mila euro, investimento che oggi si può definire un buco nell’acqua. Dopo vari esposti per la presenza di rifiuti di ogni genere, di prostitute, di senzatetto e di baracche abusive e semi-nascoste, nell’ottobre del 2016 è stata emessa un’ordinanza di chiusura temporanea vista inoltre anche la pericolosità data da un parapetto fatiscente o addirittura inesistente a protezione della sponda del fiume. La varie denunce non sono servite a far cambiare la situazione nel corso degli ultimi anni ma, stando alle parole dell’assessore all’Ambiente Stefania Giannuzzi, qualcosa potrebbe muoversi in un futuro non troppo prossimo.

Servono 10mila euro per l’intervento «non risolutivo»
«Per ripristinare la sicurezza e riaprire la pista occorrerà sostituire in molti tratti il parapetto in legno», ha sottolineato Giannuzzi che poi ha aggiunto qualche dettaglio, «parte dell’intervento è stato inserito in un altro straordinario previsto nell’anno in corso, anche se non sarà risolutivo». L’operazione avrò un costo di quasi 11mila euro e dovrebbe ridare la possibilità a chiunque di percorrere il chilometro e cento metri della pista ciclabile. Questo, come detto dall’assessore, non risolverà tutti i problemi: per far sì che la situazione torni alla normalità gli uffici comunali stanno studiando un progetto ad hoc, ma per il momento non è trapelato nulla, se non che non esistono ancora i fondi per realizzarlo.

«E’ una situazione assurda»
Sono state tante le vicissitudini che hanno accompagnato la «storia» della pista ciclabile Robert Baden-Powell e che hanno coinvolto anche l'Amiat. In particolare già prima del 2015 era stata segnalata la presenza di una baracca abusiva, abbattuta. Nel 201, durante un sopralluogo, è stata rinvenuta un’altra struttura illecita che, unitamente ai pericoli, alla sporcizia fatta soprattutto da siringhe e alla presenza di tossici, ha determinato la chiusura della pista. «Chiunque può fare quello che vuole e invece che intervenire si chiude il percorso. Assurdo», commenta il capogruppo dei Moderati, Silvio Magliano, «è evidente che per un percorso di questo genere ci deve essere un certo controllo, una certa illuminazione, eccetera. Fare un investimento e non difenderlo non va bene e così oggi ci troviamo ad avere un’immagine terrificante della pista ciclabile».