15 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Bilancio

Il bilancio non convince, in Sala Rossa un muro contro Appendino: la minoranza ricorre al Tar

Il Bilancio preventivo presentato dalla Giunta Appendino viene bocciato da ben 8 partiti. Se il ricorso dovesse essere accolto, la sindaca si ritroverebbe con 47 milioni di euro in meno. Rolando: «Dimostreremo nostra correttezza»

TORINO - Alta tensione in Sala Rossa. Per la prima volta dall’inizio dell’era Appendino, la minoranza ha deciso di compattarsi e di ricorrere al Tar contro il bilancio preventivo presentato dalla Giunta negli scorsi giorni. Una bocciatura decisa e inaspettata, quantomeno nelle modalità. Se il ricorso dovesse essere accolto, la sindaca si ritroverebbe 47 milioni di euro in meno. Una gatta da pelare non da poco.

La minoranza si muove in blocco contro il bilancio
Sono otto i partiti che hanno deciso di voltare le spalle ad Appendino. Da sinistra verso destra, tutti quanti hanno bocciato il bilancio: Partito Democratico, Forza Italia, Morano, Lega Nord, Moderati, Lista Civica Fassino, Rosso e Torino in Comune. Un fronte compatto. L’assessore al Bilancio Sergio Rolando si difende: «E' un'iniziativa del tutto pretestuosa e fuori luogo. Dimostreremo, se necessario, nelle sedi deputate la totale correttezza del procedimento seguito per l'approvazione della delibera in Consiglio Comunale». Più duro Alberto Unia, capogruppo del Movimento 5 Stelle: «Opposizione irresponsabile, disposta a tutto pur di mettere i bastoni tra le ruote alla macchina comunale. Questi signori non hanno ancora metabolizzato la sconfitta elettorale, non ci dormono la notte…».

L'ultima parola spetta al Tar
I partiti chiedono ai giudici di annullare la delibera con cui Appendino ha stabilito, a sorpresa, di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per coprire le spese correnti del 2017. Una mossa che aveva attirato critiche settimane fa e che ora sembra aver compattato una minoranza sin ora mai unita. La palla passa ora al Tar, che proprio nelle prossime settimane sarà chiamato a rispondere in merito alla questione firme false in Regione. Insomma, ancora una volta il futuro di Torino e del Piemonte si deciderà in un’aula di tribunale, di fronte a dei giudici.