17 aprile 2021
Aggiornato 17:00
Appendino-Boschi

Appendino-Boschi, scontro da 61 milioni di euro: in ballo il futuro di Torino

La sindaca reclama i soldi dal Governo, la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio va contro le sentenze e la gela: «Non sono dovuti». Interviene il PD torinese

TORINO - La battaglia si consuma a distanza, a suon di dichiarazioni sui giornali e interviste televisive. Ad affrontarsi una Chiara Appendino molto determinata e Maria Elena Boschi, ferma sulle sue posizioni. La posta in palio? 61 milioni di euro del Fondo perequativo Imu-Ici che il Governo deve (o no?) al Comune di Torino. Movimento 5 Stelle contro Partito Democratico, in uno scontro dai connotati non solo locali ma nazionali. In mezzo Torino, che dall’esito di questa guerra non tanto fredda rischia di uscirne rinforzata o decisamente ammaccata.

Appendino-Boschi e Torino: la ricostruzione
Ricostruiamo la situazione, semplificandola: dopo aver approvato il bilancio preventivo 2017 (contestato apertamente dalla minoranza) Chiara Appendino ha preteso a gran voce 61 milioni di euro, un credito che il Comune di Torino vanta nei confronti del Governo. Una richiesta a cui Maria Elena Boschi ha risposto picche: «La sindaca sa che abbiamo un confronto, i 61 milioni di euro non sono dovuti». In realtà due sentenze, quella del Tar e del Consiglio di Stato, hanno già dato ragione ad Appendino in passato. E’ da questo equivoco che nasce il caso delle città di serie A e città di Serie B. Boschi ha quindi spiegato come non vi sia alcuna intenzione del Governo di mettere i bastoni tra le ruote alla sindaca pentastellata, come confermato dalla firma sul patto periferie e dal finanziamento per la metropolitana. «Le regole valgono per tutti o non valgono per nessuno. Le questioni poste dalla sindaca derivano da un decreto emesso dal Governo Monti, già messo in discussione da una sentenza del Consiglio di Stato nel 2015. Le peculiarità di Torino vanno affrontate sedendosi a un tavolo tecnico» ha concluso la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

Appendino: "Quei soldi ci spettano, non lo dico io ma due sentenze"
La replica di Chiara Appendino non si è fatta attendere: »Non lo dice Chiara Appendino che quei 60 milioni spettano a Torino, ma due sentenze, una del Tar e l'altra del Consiglio di Stato - ha dichiarato la Sindaca di Torino - Il Governo dovrebbe avere con le amministrazioni locali un rapporto istituzionale e non legato all’appartenenza politica, cosa che dalle dichiarazioni di Boschi mi sembra che non avvenga per Torino. Faccio appello affinchè tutta Torino si unisca a noi in questa battaglia che è una battaglia per la nostra comunità e per tutti i torinesi». 
E ancora: «Gli esiti delle due sentenze dei giudici amministrativi certificano la correttezza dei calcoli effettuati dai nostri uffici. Per questa ragione abbiamo deciso di rimettere la questione al Consiglio di Stato con un ricorso di ottemperanza che sarà notificato nei prossimi giorni ai ministeri. Come sono state trovate soluzioni transattive per altri comuni come Lecce, tramite l'inserimento di un emendamento specifico nella finanziaria, ci saremmo aspettati lo stesso trattamento per Torino. Chiediamo niente di più e niente di meno di ció che ci è dovuto» ha concluso Chiara Appendino.

Da Fassino a Lavolta, il Pd con e contro Appendino
E il PD torinese? Quale posizione ha preso in tutta questa vicenda? Piero Fassino, ex sindaco di Torino e figura di spicco a livello nazionale, ha ribadito come Torino abbia diritto a essere rimborsata. Per stabilire la cifra esatta però, sostiene Fassino, bisognerà sedersi al tavolo con il Governo. Ancora più determinato Enzo Lavolta, consigliere comunale ed ex assessore: «Boschi non chiuda il dialogo con la Città di Torino, il Governo non fornisca alibi ad Appendino. I ricalcoli delle quote Imu ed Ici sono dovuti al nostro territorio». Dopo la carota, il colpo di bastone: «Chiara Appendino sta già manifestando tutti i limiti e l’approssimazione con cui ha lavorato per la redazione del bilancio di previsione 2017. Non si offra a questa amministrazione inconcludente alcun alibi capace di nascondere la sua inadeguatezza». Insomma, pur riservando alla sindaca parole al vetriolo, il PD torinese appoggia la richiesta di Appendino. Il motivo? E’ proprio il partito che dal 1993 al 2016 ha governato la città ad aver avviato questa battaglia legale. Il caso è vivo e scuote più che mai gli equilibri e i rapporti tra Governo, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Insomma, una mini telenovela di fondamentale importanza per un Comune come Torino. I 61 milioni di euro arriveranno mai sotto la Mole? Ai posteri l’ardua sentenza.