15 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Vicenda di Monica Schiraldi

Shopping con la carta di credito Gtt, l’ex dirigente patteggia un anno e mezzo

Nel gennaio del 2017 l’amministratore delegato del Gruppo Torinese Trasporti l’aveva licenziata per utilizzo indebito della carta aziendale. Per lei è arrivato il patteggiamento a un anno e mezzo di carcere.

TORINO - Ha patteggiato una pena di un anno e mezzo di carcere per peculato, oltre al risarcimento di quanto utilizzato indebitamente: una cifra che si aggira intorno ai 55mila euro. Si è chiusa così la vicenda legata a Monica Schiraldi, ex direttrice finanziaria di Gtt licenziata alla fine dello scorso gennaio per utilizzo indebito della carta di credito aziendale. Il sostituto procuratore Enzo Bucarelli le ha contestato diversi acquisti, tra cui una pelliccia comprata durante una vacanza a New York e un divano per il suo appartamento. A questi si aggiungono noleggi gratuiti del parco mezzi del Comune di Torino - Schiraldi ricopriva anche le cariche di amministratore delegato di Car City Club e consigliera di Ca.Nova, società controllata da Gtt - come in un caso in cui ha utilizzato un pulmino del Comune per trasportare alcuni ragazzi dello sci club in cui è iscritto il figlio. Ma non solo, ci sono anche operazioni contabili che avrebbero consentito all’ex dirigente di intascare direttamente contanti non dovuti.

Iniziato tutto lo scorso gennaio
Il 21 gennaio 2017 Monica Schiraldi si era trovata una lettera di licenziamento sulla propria scrivania. L’azienda Gtt le contestava l’utilizzo indebito della carta di credito aziendale. La stessa aveva impugnato il provvedimento e accusato l’amministratore delegato Walter Ceresa di averla cacciata perché maschilista. La Procura, per vederci meglio, aveva aperto così un fascicolo con l’accusa di peculato nei confronti di Schiraldi che, a quanto si era appreso fino a quel momento, aveva utilizzato non più di 6mila euro per fare shopping privato a spese di Gtt. Le indagini hanno però portato alla luce altre compere e un giro di bonifici. «Abbiamo voluto chiudere così questa vicenda», ha detto a La Stampa l’avvocato dell’ex direttrice finanziaria, il legale Carlo Mussa, «molte accuse erano e sono contestabili, ma è stata fatta una scelta per il bene della mia cliente, la quale non era in grado per motivi di salute di affrontare un lungo ed estenuante processo. Questa storia l’ha messa a dura prova».