15 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Costa Concordia

«Cosa ne è stato della nave Concordia?», il capitolo finale alle porte di Torino

A distanza di cinque anni dal naufragio della Costa Concordia, la carcassa della nave termina il suo viaggio in un'azienda di stoccaggio piemontese alle porte di Torino 
A 5 anni dal naufragio della Costa Concordia
A 5 anni dal naufragio della Costa Concordia ANSA

TORINO - Le immagini della Costa Concordia che lentamente affonda poco distante dalla riva toscana sono ben nitide nella mente di tutti e, sebbene siano passati ben cinque anni da quel tragico incidente in cui persero la vita 32 persone, molti ancora ne parlano come di un episodio-simbolo di un'Italia che non funziona. A distanza di anni, con tanti interrogativi ancora aperti, ci si chiede anche cosa ne sia stato di quella carcassa di metallo. 

L'ultimo capitolo 
Il relitto della Concordia, ricoverato dal 2015 nel porto di Genova, ha subito una lenta operazione di recupero per riciclarne il maggior numero di parti possibili.  La Concordia infatti non giace inerme in discarica ma le sue oltre 30mila tonnellate di acciaio sono destinate alla fusione da cui nasceranno nuove lamiere, tubi e altri materiali. A occuparsi del lavoro di stoccaccio è una ditta piemontese, di Leinì per la precisione: la Sereco Piemonte. L'azienda, specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali, ha ricevuto circa 2mila tonnellate di tubi, arredi, moquette e gran parte del mobilio che decorava i saloni della nave e si sta attualmente occupando del loro smaltimento.

"Big bag"
La Sereco ha provveduto allo stoccaggio di questi materiali all'interno di enormi sacchi bianchi denominati apposiatamente "Big bag" e si è occupata di organizzare e orchestrare la gestione dei materiali che sono arrivati da Genova negli ultimi due anni. Dopo i dovuti controlli, le bags sono state inviate alla discarica "green" di Collegno, la Barricalla (di cui la Sereco possiede il 35%). Qui le buste sono state pesate, suddivise in base alle loro caratteristiche e, in seguito, il loro contenuto è stato depositato e coperto di argilla o altri tipi di terreno. Si pensi che sul primo lotto di terreno così trattato si vedono ora decine e decine di pannelli fotovoltaici atti ad alimentare un impianto che produce energia elettrica per le famiglie di Collegno.