18 agosto 2019
Aggiornato 02:30
Campi nomadi

«Tre milioni di euro per pulire i campi nomadi di via Germagnano e lungo Stura Lazio»

A dirlo è l’amministratore delegato di Amiat, Gianluca Riu. «Si stima a presenza di 5.000 tonnellate di rifiuti nel campo di via Germagnano, tra cui anche rifiuti pericolosi, il cui smaltimento costerebbe 1,5 milioni di euro, al di là del costo di eventuali bonifiche»


TORINO - Quanto costerebbe ripulire il campo nomadi di via Germagnano dalle migliaia di tonnellate di rifiuti? Tanto, non c’è dubbio, ma da qualche ora c’è anche una cifra molto più precisa di un generico «tanto». E a renderla nota è stato Gianluca Riu, l’amministratore delegato di Amiat. «Si stima la presenza di 5.000 tonnellate di rifiuti nel campo di via Germagnano, tra cui anche rifiuti pericolosi come ad esempio l’amianto, il cui smaltimento costerebbe 1,5 milioni di euro, al di là del costo di eventuali bonifiche». Questo importo deve essere ancora raddoppiato però perché un’analoga quantità di rifiuti si troverebbe anche nell’ex campo nomadi di Lungo Stura Lazio: 5.000 tonnellate, il cui smaltimento costerebbe altri 1,5 milioni di euro, oltre a eventuali bonifiche. Si parla dunque di tre milioni di euro per pulire i due campi.

«Non potete pulire gratis?»
Per Monica Amore, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, l’Amiat dovrebbe pulire gratis in via Germagnano visto che a due passi c’è proprio una sede dell’azienda che si occupa dello smaltimento rifiuti. Una provocazione più che un’esortazione che ha però fatto emergere un altro punto molto delicato: nel campo nomadi i rifiuti aumentano anche per colpa di chi scarica illegalmente. E proprio questo dovrebbe essere risolto prima di pensare a spendere soldi perché il rischio è che la pulizia sarebbe solo temporanea: «Senza accompagnare questa azione con altre più strutturate il rischio è che da lì a poco torni il degrado», ha evidenziato Riu.

Problema incendi
Gli incendi sotto gli occhi di tutti. Anzi sopra, visto che spesso dai campi rom si alza una alta colonna di fumo. «Li accendono per scaldarsi, per bruciare le guaine esterne dei cavi elettrici e asportare il rame contenuto all’interno», ha detto l’amministratore delegato di Amiat, «a volte l’incendio a loro serve anche per fare spazio a nuovi rifiuti». Su questo e su temi più prettamente legati alla sicurezza c’è un dialogo in corso tra Comune di Torino e Prefettura, reso quasi obbligatorio dai tanti esposti e segnalazioni dei residenti che non ne possono più.