18 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Omicidio a Settimo Torinese

«Devi morire», minacce contro la mamma di Settimo: interviene anche il sindaco

Quasi 5mila commenti con insulti e minacce di morte. Il profilo Facebook di Valentina V., la donna che ha confessato di aver partorito e successivamente lanciato dal secondo piano suo figlio, è stato letteralmente preso d’assalto
Insulti e minacce per la mamma di Settimo
Insulti e minacce per la mamma di Settimo ANSA

SETTIMO TORINESE - Da quando il suo nome è iniziato a circolare, la donna di Settimo Torinese che ha confessato di aver partorito e successivamente lanciato dal secondo piano suo figlio ha iniziato a ricevere minacce di qualunque tipo. Insulti inviati principalmente sui social network: il profilo Facebook della donna è stato preso d’assalto e il suo post in cui ringraziava tutti per gli auguri è stato commentato quasi 5mila volte da chi in lei vede tutt’altro che una mamma e una donna.

Odio e vendetta contro la mamma
Non si contano le minacce e le promesse di vendetta contro la donna. Parole dure, forti, per una vicenda che rapidamente ha fatto il giro d’Italia e ha attirato l’attenzione di tutti. «Come è possibile fare una cosa del genere?» si chiedono in tanti, inquirenti compresi. E poi giù di insulti e di parole tenere per quel bimbo che non crescerà mai, gettato in strada e morto poche ore dopo la venuta al mondo. «Potevi avere tutti i problemi di questo mondo», le scrive Laura, «avresti potuto abbandonarlo ovunque sarebbe potuto essere trovato. Sei una bestia». «Io non ho parole davvero... Potevi darlo a me o a genitori che vorrebbero figli e non possono! Io non ti auguro la morte ma lunga agonia e sofferenza», scrive ancora Silvia. Così per oltre 4,5 mila commenti.

L’intervento del sindaco di Settimo
Non è certo un comune piccolo, ma questa vicenda ha unito Settimo Torinese (e non solo) contro Valentina V. tanto che è dovuto intervenire il sindaco Fabrizio Puppo. «Come sindaco e come cittadino di Settimo, come membro della comunità penso che questo è un dramma che riguarda tutti. Non ha funzionato nessuna delle 'reti' di relazione che tengono unita una comunità. Davanti a drammi come quello che la nostra comunità ha vissuto in questi giorni le parole rischiano di essere vuote, retoriche. Ho letto sui social e ho sentito in giro frasi di odio e vendetta fuori controllo. Insulti e minacce. Capisco lo sgomento e la rabbia per una tragedia così drammatica e inspiegabile ma non possiamo e non dobbiamo farci guidare dagli istinti, abbiamo il dovere morale di andare più a fondo, di interrogarci sul come sia stato possibile che succedesse una disgrazia così spaventosamente grande. Come primo cittadino», ha aggiunto, «ora vorrei che su questa storia così drammatica e dolorosa si abbassassero i toni, che calasse un silenzio che è rispetto e non indifferenza e per far sì che una vita durata poche ore non sia stata inutile mi prendo l'impegno di lavorare per rinsaldare le reti della nostra comunità. Elaborato il lutto dobbiamo riguardarci negli occhi, organizzare incontri con mondo della scuola, assistenti sociali, rete ospedaliera, dobbiamo lavorare sull'aggregazione, dobbiamo investire sul futuro dei nostri figli, per una società che torni a essere solidale e meno individualista. Se da questa tragedia riusciremo a trovare la forza per aiutare la prossima donna in crisi, il prossimo caso di disperazione, solitudine e follia, se salveremo il prossimo bimbo, anche solo uno, allora avremo dato un senso a qualcosa che un senso davvero non ce l'ha.