19 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Sanità

Ricostruito un pene con una parte dell'avambraccio, intervento rivoluzionario alle Molinette

Questa tipologia di intervento rappresenta l'unica soluzione nei casi di anomalie congenite del pene, quando si verifica una perdita del pene a motivo di eventi traumatici e nei transessuali donna che hanno forte motivazione a diventare maschi

TORINO - La medicina va di pari passo con la tecnologia. E grazie a questo binomio è stato possibile effettuare la ricostruzione di un pene utilizzando una parte di un avambraccio all’ospedale Molinette di Torino. «Miracolo» delle ultime sofisticate tecniche di chirurgia ricostruttiva e robotica per guarire complesse patologie del pene. La complessa operazione, che ha permesso la ricostruzione totale dell’organo maschile a due uomini, era l’unica soluzione per il paziente per recuperare la sua dignità dopo essere guarito da un tumore che ha comportato l'asportazione completa del pene e per un altro giovane paziente affetto da micropene (una rara condizione caratterizzata dal mancato sviluppo del pene) di poter finalmente avere un'attività sessuale normale e procreare. Questa tipologia di intervento rappresenta l'unica soluzione nei casi di anomalie congenite del pene (quali il micropene o le gravi forme di ipospadia ed epispadia), quando si verifica una perdita del pene a motivo di eventi traumatici (non inusuali ancora oggi nelle zone di guerra infestate dalle mine) e nei transessuali donna che hanno forte motivazione a diventare maschi.

Il delicato intervento
La tecnica chirurgica, nata dalla collaborazione tra l'Urologia delle Molinette e l'Institute of Urology di Londra, ha consentito di semplificare in modo efficace un intervento che prima era gravato da tempi operatori infiniti ed alti rischi di fallimento. La struttura del nuovo pene viene creata a partire da un lembo di cute e di tessuto sottocutaneo (con i relativi nervi e vasi sanguigni che serviranno per mantenerne la vitalità e la sensibilità) prelevato dall'avambraccio del paziente ed impiantato a sua volta nella sede originaria del pene. Una tecnica complessa ma efficace consente di ricostruire, nello stesso intervento, un glande molto simile a quello originario e di ricostituire il canale per il passaggio dell'urina (uretra). La funzione erettile del neopene viene garantita da una protesi peniena inserita in un secondo tempo. La perdita di tessuto a livello dell'avambraccio viene a sua volta "colmata" apponendo un prelievo di cute dalla coscia del paziente. Con un intervento di poche ore si otterranno sinora risultati molto soddisfacenti sia dal punto estetico che funzionale, tanto da rendere questa chirurgia vincente rispetto all'ancora pionieristico trapianto di pene, argomento che verrà dibattuto in una tavola rotonda alla presenza di un ospite d'eccezione, il chirurgo dell'Università di Harvard autore del primo trapianto del genere negli Stati Uniti.