21 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Cronaca

In casa il «tempio della droga»: due clandestini traditi dalla visita di una donna

La polizia ha arrestato 2 cittadini albanesi e sequestrato quattro chili di cocaina. I malviventi sono stati traditi dalla visita in camera di sicurezza di una loro complice

TORINO - Il 7 giugno scorso, IL personale delle pattuglie «Falco» della Squadra Mobile ha arrestato due cittadini albanesi e indagato a piede libero una donna rumena, responsabili di detenere in un alloggio in zona San Donato (Via Baveno 18) 4 chilogrammi di cocaina e la somma in contanti di 18.000 euro.

La visita a sorpresa della donna
L. I., classe 1985 e B. D., classe 1997, entrambi clandestini, accompagnati in Questura e trattenuti nelle camere di sicurezza per le verifiche del caso da parte dell’Ufficio Immigrazione, hanno ricevuto una brevissima visita di una donna rumena, P. G. F., nata nel 1995. Il personale di vigilanza si è subito accorto che uno dei due albanesi ha passato velocemente un mazzo di chiavi alla donna, prima che quest’ultima si allontanasse. La condotta sospetta non è passata inosservata agli operatori delle camere di sicurezza, che hanno immediatamente allertato la Squadra Mobile.

Il pedinamento e il rinvenimento della droga
I poliziotti hanno quindi inviato la pattuglia «Falco 2»: il personale in borghese ha quindi pedinato la donna fino in Via Baveno e lì, mentre tentava di aprire il portone provando le varie chiavi del mazzo, la «Falco 2» le ha offerto il proprio supporto, intuendo che la donna non era mai stata in quella casa. Individuato l’appartamento, una volta all’interno, gli operatori esperti hanno rinvenuto sette sacchetti in cellophane trasparente contenenti complessivamente 4 chilogrammi di cocaina. Inoltre, sopra una mensola in cucina, tra un barattolo di caffè e altri piccoli contenitori, è stato ritrovato un contenitore in metallo con all’interno la somma in contanti di 18.000 euro. Per i fatti accertati e valutata anche la condotta relativamente marginale della donna, quest’ultima è stata dunque indagata a piede libero, in concorso con i due cittadini albanesi, ristretti nel carcere di Torino a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.