26 giugno 2017
Aggiornato 07:00
Un anno di Appendino

Chiara Appendino, un anno da sindaca: com’è cambiata Torino negli ultimi 365 giorni

Dallo sgombero dei campi nomadi al Salone del Libro, passando per le periferie, le piste ciclabili , la malasosta e i tagli al welfare. Esattamente 365 giorni fa Chiara Appendino vinceva le elezioni, sconfiggendo al ballottaggio Piero Fassino. In un anno di amministrazione, quali promesse è riuscita a mantenere e quali ha disatteso?

TORINO - Rewind. Le grida di gioia sotto Palazzo Civico, la bandiera del Movimento 5 Stelle davanti al monumento del Conte Verde e quella sensazione mai provata prima di incredulità mista a entusiasmo e preoccupazione. Esattamente un anno fa Chiara Appendino diventava sindaca, sconfiggendo al ballottaggio Piero Fassino e sconvolgendo letteralmente gli equilibri della Città di Torino. «Mai più una città divisa in due» erano state le sue prime parole da prima cittadina. Sono passati 365 giorni esatti dalla notte pentastellata per eccellenza, un tempo necessario per stilare un primo (ma parziale) bilancio. Cos’è cambiato davvero? Delle promesse e degli slogan utilizzati in campagna elettorale, cosa è stato effettivamente rispettato e cosa no? 

Ex Moi, ritardi negli sgomberi delle palazzine
Una situazione ereditata, ma non ancora risolta. Anzi. Proprio questa sera è in programma una manifestazione contro le palazzine che risultano ancora occupate. Il piano per liberarle è noto e affidato a un project manager selezionato dalla Compagnia di Sanpaolo (censimento, sgombero graduale, ricollocazione degli aventi diritto asilo in altre strutture), ma attuarlo è più complicato del previsto. «La prima palazzina verrà sgomberata entro la primavera» aveva promesso Chiara Appendino. Considerato l’imminente arrivo dell’estate (21 giugno) è assai improbabile che la palazzina possa essere liberata secondo il cronoprogramma. Anzi, negli scorsi giorni dentro il Moi è stata inaugurata una moschea. Il progetto di liberazione, che nel programma risulta a «breve termine», è in ritardo dunque. Appendino è stata la prima ad affrontare seriamente la questione, proponendo soluzioni. Ora è il momento di concretizzarle.

Salone del Libro ed eventi
Il più grande successo della sindaca, senza dubbi. Contro ogni pronostico, senza badare a chi dopo qualche giorno di insediamento in Sala Rossa aveva dato Torino per sconfitta nel derby a distanza con Milano, Appendino è riuscita a organizzare un evento sensazionale. Una kermesse capace di infrangere ogni record. Decisiva l’intelligente collaborazione con Chiamparino e la sinergia totale con il direttore Nicola Lagioia e il presidente Massimo Bray: una squadra che nonostante le mille difficoltà iniziali ha saputo remare nella stessa direzione, per il bene di Torino. Chiara Appendino non ha solo contribuito all’organizzazione dell’evento ma l’ha letteralmente vissuto, andando personalmente a visitare ogni singolo stand. Una maratona di cultura, ma vincente. La trentesima edizione si è rivelata il successo dell’orgoglio sabaudo, uno dei momenti più alti del primo anno targato Appendino. Grande successo anche per il Salone del Gusto e il Salone dell’Auto, rammarico invece per la gestione di Cioccolatò, Natale con i fiocchi e per la mostra di Manet, «emigrata» a Milano.

Un topo all'interno del campo nomadi di via Germagnano

Un topo all'interno del campo nomadi di via Germagnano (© Diario di Torino)

Campi nomadi, un problema irrisolvibile?
Inutile negarlo, i campi nomadi sono una delle spine più grosse nel fianco della sindaca. Vuoi per le forti aspettative createsi dopo la promessa di superarli definitivamente, vuoi per una tensione sociale sempre più forte tra torinesi esasperati e le centinaia di famiglie nomadi che popolano i campi abusivi e legali della città di Torino, la sensazione è che si sia arrivati a un punto di non ritorno. I vigili hanno l’obbligo di non sostare per più di due ore nei pressi delle baracche di via Germagnano, i fuochi e i fumi sono all’ordine del giorno, i dipendenti dell’Amiat sono stati costretti più volte ad evacuare: una situazione allarmante, confermata dal fatto che è stato il Comune stesso a chiedere il biomonitoraggio della salute di chi vive e lavora vicino ai campi nomadi. Entro il 2020, per direttiva europea, andranno chiusi. Chiara Appendino ha inserito il superamento dei campi nel suo programma, ottenendo tantissimi consensi. Il tempo stimato? Tra i 2 e i 5 anni, ma la strada è più che mai in salita e la pazienza di chi soffre questa situazione è finita da diverso tempo. [ESCLUSIVA, VIAGGIO DENTRO IL CAMPO NOMADI DI VIA GERMAGNANO]

Malasosta e mobilità sostenibile
Dall’11 novembre 2016 i torinesi hanno inserito nel loro vocabolario una nuova parola: malasosta. Questa è senza dubbio la battaglia più singolare portata avanti da Chiara Appendino in questo primo anno di amministrazione. La sindaca aveva promesso «tolleranza zero» verso gli automobilisti indisciplinati. Ma cos’è cambiato veramente? Dopo una prima fase che ha visto un incremento delle multe del 32,4% rispetto al mese precedente, basta fare un giro per le strade di Torino per capire come la morsa della polizia municipale si sia allentata con il passare del tempo. Tutto fumo negli occhi, quindi? Non proprio. Di fatto, l’attenzione sul tema è sicuramente aumentata e i cambiamenti culturali sono sicuramente i più difficili da attuare. Appendino, già durante la campagna elettorale, aveva sottolineato la necessità di promuovere un nuovo concetto di mobilità più dolce e sostenibile. In tal senso non stupisce che alcuni importanti progetti di riqualificazione (via Nizza su tutti) siano pensati per i ciclisti e i pedoni piuttosto che per le auto. La campagna del «bippaggio» promossa da Comune e Gtt, nonostante le critiche ricevute, servirà a capire quali fermate dei bus e dei tram tagliare, al fine di rendere le corse più veloci. Intanto, a Torino sono arrivati i semafori intelligenti, con priorità semaforica per i mezzi pubblici.

Alcuni esempi di malasosta

Alcuni esempi di malasosta (© Diario di Torino)

Tagli e riorganizzazione macchina comunale
La riorganizzazione della macchina comunale è stata la prima «mini manovra» targata Chiara Appendino. La sindaca ha ridotto il suo staff e tagliato i costi della macchina comunale, riuscendo così a risparmiare oltre 5 milioni di euro. Uno per ogni anno di amministrazione in pratica (anche se la cifra è leggermente superiore). Quattro le differenze sostanziali rispetto al passato: l’abolizione del direttore generale, spese per incarichi fiduciari ridotte di almeno il 30%, struttura simmetrica tra macchina comunale e assessorati (riducendo le direzioni da 15 a 12) ed esaurimento delle graduatorie prima di indire nuovi concorsi e bandi. Un bel segnale, anche se qualche mese dopo è stata la stessa sindaca a tagliare un altro tipo di settore: quello dei fondi alla cultura e alle scuole paritarie. Un’operazione mal digerita dai torinesi, che non hanno creduto alla promessa di trovare fondi in un secondo momento successivo all’approvazione del bilancio di previsione del 2017. Il rischio è che vengano organizzati meno eventi di qualità, ma i conti parlano chiaro: la possibilità di un dissesto è concreta e mentre Appendino «lotta» con Fassino per il bilancio ereditato e con il Governo per i 61 milioni di euro spettanti alla nostra città, il rischio è che il meccanismo possa pericolosamente incepparsi.

AxTo, gli interventi per le periferie dimenticate
Il 6 marzo, a Roma, Chiara Appendino ha firmato il bando nazionale che ha permesso a Torino di ricevere 18 milioni di euro dal Governo per riqualificare le periferie. Se si considerano gli investimenti privati, il budget complessivo per riqualificare le zone dimenticate di Torino è stimato in 41 milioni di euro. Quarantacinque i micro interventi previsti da AxTo, il piano periferie diviso su cinque assi: casa, lavoro, cultura, spazio pubblico e comunità. In questi primi dodici mesi, pur tenendo conto della lentezza della burocrazia, gli elettori si aspettavano qualcosa di più. In molti non hanno digerito l’erba alta, lo spaccio e una crisi sociale apparentemente senza fine. Chiara Appendino ha vinto le elezioni grazie alle periferie, ma oggi le periferie stanno ancora aspettando. Ecco perché i torinesi sperano che la sindaca dia seguito a quello che è stato lo slogan più ricorrente della sua campagna elettorale e cambi realmente la situazione. Pochi fin ora gli interventi realizzati, tanto che la stessa Chiara Appendino, nel discorso di fine anno, aveva ammesso: «I primi mesi di amministrazione non sono stati facili, il 2017 sarà l’anno delle periferie». Probabile dunque che negli ultimi mesi dell’anno, Appendino possa raccogliere quanto seminato dallo scorso 19 giugno.

Chiara Appendino firma il bando per le periferie davanti a Paolo Gentiloni

Chiara Appendino firma il bando per le periferie davanti a Paolo Gentiloni (© ANSA)

Ambiente, Euro3 e domeniche ecologiche
Diciamo la verità: l’inverno torinese è stato contraddistinto dall’emergenza inquinamento. La situazione ambientale non può essere di certo imputata ad Appendino, ma le misure drastiche adottate della sindaca hanno fatto discutere. Tra domeniche ecologiche e blocco agli Euro 3, i torinesi non sempre hanno compreso. La sindaca, consapevole che le limitazioni sarebbero state mal digerite, è andata avanti per la sua strada per il bene di Torino. In tal senso stona l’allontanamento dell’ex assessora all’Ambiente, Stefania Giannuzzi: Chiara Appendino ha voluto dare un segnale, togliendo dalla Giunta un «tecnico» in favore di un «politico», Alberto Unia. Una mossa strategica, ma che agli occhi di molti è sembrata una bocciatura del lavoro svolto dall’ex assessore. Difficilmente i cittadini dimenticheranno l’emergenza maltempo dello scorso novembre: i battelli Valentino e Valentina alla deriva sono un’immagine troppo scioccante per essere rimossa. 

Un anno di Chiara Appendino
Volendo tornare tra i banchi di scuola, l’anno scolastico in Sala Rossa termina oggi: Chiara Appendino ha guidato Torino verso una nuova strada, verso il cambiamento tanto invocato e che le ha permesso di vincere le elezioni. In attesa di accertare le responsabilità per i tragici fatti di piazza San Carlo, di capire i risultati dell’ordinanza anti mala movida e di assorbire il progetto ex Westinghouse, anche per la sindaca, 365 giorni dopo, è tempo di un primo esame: promossa, bocciata o rimandata? Ai torinesi, come sempre, l’ardua sentenza.

Code e numeri da record per la trentesima edizione del Salone del Libro

Code e numeri da record per la trentesima edizione del Salone del Libro (© Diario di Torino)