26 ottobre 2020
Aggiornato 22:00
Arte

«Non sono io Mister Pink», la risposta dell'artista che per primo ha dipinto di rosa Torino 

E' lo stesso autore dell'installazione a tinte rosa apparsa in piazza San Carlo a raccontarci di non avere nulla a che fare con il fantomatico Mister Pink. Marco Abrate, in arte Rebor, spiega la filosofia che sta dietro alle sue opere

TORINO - Si infittisce il mistero di Mister Pink: sebbene alcuni gridino già al miracolo annunciando nome e cognome della misteriosa Pantera Rosa di Torino, noi non siamo ancora convinti. E' vero, una nuova opera rosa è apparsa in una delle piazze più belle e chiacchierate della città, ma diversi indizi fanno pensare che non si tratti del medesimo artista che ha dipinto in pink panchine, buche delle lettere e parchimetri in città.

ROSA -  L'installazione a tinte rosa apparsa in piazza San Carlo è firmata ed è lo stesso artista a raccontarci di non avere nulla a che fare con il fantomatico Mister Pink: «Non sono io. Io firmo sempre le mie opere e uso il colore rosa da molto prima che questo Mister Pink iniziasse a imbrattare le panchine di Torino». Questo il commento di Marco Abrate, in arte Rebor, il giovane artista a cui alcuni quotidiani locali hanno impropriamente affibbiato la paternità di tutte le opere rosa apparse in città negli ultimi mesi. «Il rosa è il colore dell'anno» prosegue Marco, «e io ho senza dubbio cavalcato quest'onda, ma questo non fa di me la Pantera Rosa».

PIAZZA SAN CARLO - «Improvviso, mai ubriacarsi di ubriachezza», questo il titolo dell'opera apparsa nel salotto buono di Torino. Si tratta di una sagoma umana fatta da pantaloncini e maglietta, sovrastata da un grosso pneumatico, tutto rigorosamente rosa. «La gomma», ci spiega l'artista, «rappresenta il senso di pesantezza schiacciante che provoca la paura». Tutta l'installazione appare infatti come un tributo a quella tragica notte di paura in cui rimasero ferite oltre 1500 persone e in cui perse le vita la giovane Erika Pioletti. La bottiglia schiacciata al posto della testa dell'uomo rimanda poi ai tanti cocci di vetro che hanno ferito le persone in fuga dalla piazza la notte del tre giugno. La coppa accartocciata al fianco della sagoma infine è un chiaro simbolo dell'evento sportivo che gli spettatori erano andati ad assistere in piazza San Carlo. E il rosa? «Il rosa sdrammatizza», spiega Rebor.

MISTER PINK - Si tratterebbe quindi di un gigantesco malinteso: nulla ha a che fare l'opera di Rebor con le panchine dipinte di rosa nè con le cabine del telefono. Marco Abrate specifica che le sue opere non sono in alcun modo invasive e sono sempre state firmate: «La mia idea è quella che basta aggiungere un piccolo dettaglio a una scultura che sembra dimenticata per farla tornare alla ribalta e attrarre nuovamente l'attenzione del pubblico». Sono un ottimo esempio di questa filosofia artistica sia la statua con il cappello a cono dei giardini Balbo che le cornici apparse intorno alla fontana Angelica di piazza Solferino. Le installazioni di Rebor non sono autorizzare e vengono rimosse dai passanti o dalle autorità, tuttavia l'opera di piazza San Carlo è ancora lì quasi fosse un memento dei tragici fatti di quella notte.