21 ottobre 2017
Aggiornato 21:30
Arte

Alla Fondazione Merz la mostra «Sacred Catastrophe: Healing Lebanon»

Dal 18 settembre in esposizione il progetto artistico di pace e riconciliazione di Zena el Khalil. Quaranta giorni in cui la personale dell'artista libanese sarà accompagnata da numerosi eventi

Alla Fondazione Merz la mostra «Sacred Catastrophe: Healing Lebanon» (© Fondazione Merz)

TORINO - La Fondazione Merz e Liban Art sono lieti presentano da lunedì 18 settembre Sacred Catastrophe: Healing Lebanon un progetto espositivo di pace e di riconciliazione di Zena el Khalil. Per 40 giorni la mostra personale di Zena el Khalil accompagnata da numerosi eventi (workshop, conferenze, performance, concerti, dibattiti) animeranno il Beit Beirut, luogo simbolo della travagliata storia di guerra del Libano. L’edificio è situato sulla «green line», una «terra di nessuno» che durante le guerre civili spaccava in due la città dividendo il quartiere a maggioranza musulmana dal quello a maggioranza cristiana. Data la sua posizione strategica da edificio di civile abitazione era divenuto un fortino militare, postazione preferita dai cecchini. Zena el Khalil è da sempre profondamente impegnata nella memoria della storia del suo paese e dalle conseguenze che ne sono derivate. Il suo lavoro si concentra sulla considerazione che l’arte e la cultura possano generare un impatto positivo sul mondo; in particolare per questo progetto riflette sulla volontà di trasformare un’idea, un oggetto, un luogo di violenza in qualcosa che generi pace.

La mostra
Per la mostra al Beit Beirut Zena el Khalil presenta una serie di pitture, sculture, lavori sonori, fotografie e video dislocati nei quattro piani dell’edificio. Le opere presentate in mostra sono il frutto di una metodologia lavorativa che l’artista ha perseguito negli ultimi anni, un processo che ha inizio con cerimonie di guarigione in luoghi che hanno subito esperienze violente come massacri, torture di esseri umani o anche catastrofi naturali. Le cerimonie comprendono una fase di meditazione, di canti e danze e un rituale del fuoco purificante. A questi fa seguito una fase creativa, di produzione artistica, che corrisponde alla trasposizione di residui energetici negativi in amore e luce. Al primo piano vengono presentate alcune pitture che l’artista realizza utilizzando tessuti tradizionali arabi (kuffiyehs) intrisi di un inchiostro nero ottenuto dal carbone proveniente dai rituali del fuoco e che successivamente vengono battuti sulla superficie della tela creando delle impronte. Le fotografie e i video raccontano i luoghi dove sono avvenuti le cerimonie di guarigione, mostrando lo stato di distruzione a seguito del passaggio della guerra e testimoniando l’atto finale dell’intero processo. L’artista lascia infatti in ogni edificio un «mantra» in arabo con parole che incarnano messaggi di amore, perdono e pace alleviando il luogo dal suo dolore e dal peso della sofferenza, con l’obiettivo di creare un modello collettivo di pace e riconciliazione. Le stesse parole di pace, amore, perdono e compassione sono nuovamente protagoniste di sculture in ceramica e pietra. Un’installazione sonora avvolge l’intero spazio espositivo legando tra loro tutte le opere. Infine al secondo piano ci si perderà in un’unica grande installazione, una «foresta» di memoria a ricordo delle 17.000 persone dichiarate disperse nel conflitto. Questo lavoro fa inoltre riferimento alla «green line», un luogo totalmente disabitato, sul quale era cresciuta una fittissima vegetazione.

Gli eventi
La Fondazione Merz, co-promotore del progetto, cura oltre alla mostra anche alcuni eventi all’interno del programma dei 40 giorni. Nello specifico organizza una conversazione sullo sviluppo architettonico delle città in seguito a conflitti o cambiamenti sociali improvvisi - portando come esempio tr città: Beirut, Palermo e Torino - un altro su arte e attivismo, cioè il ruolo che l’arte e gli artisti possono avere come agenti di trasformazione della società, e infine un workshop creativo a cura del Dipartimento Educazione della Fondazione con un gruppo di rifugiati siriani. A conclusione del progetto verrà pubblicato un volume che includerà la documentazione fotografica della mostra e degli eventi insieme a contributi di poeti, scrittori e critici. Il progetto è realizzato con il patrocinio della Città di Beirut.

L'artista
Zena el Khalil è nata a Londra il 27 aprile 1976, vive a Beirut. Artista visiva, scrittrice e attivista culturale e istruttore di yoga, lavora con una varietà di formati che vanno dalla pittura all'installazione alla performance, dalla tecnica mista al collage con tematiche che concentrano sulla creazione di una cultura della pace attraverso l'amore, la compassione, il perdono e l'empatia. Ha una Master of Fine Arts presso la Scuola di Arti Visive di NYC, un Bachelor of Graphic Design dell'Università Americana di Beirut e un certificato di 200 RYT dell'alleanza Yoga. El Khalil espone a livello internazionale, tra cui New York, San Francisco, Miami, Londra, Parigi, Tokyo e Dubai. Ha inoltre svolto mostre personali a Lagos, Londra, Monaco, Torino e Beirut. Ha fondato a New Yotk Xanadu, un collettivo d'arte nato come risposta diretta agli attacchi dell 9-11 per aiutare e promuovere gli artisti arabi emergenti. Nel 2006, El Khalil tiene un blog durante l'invasione israeliana del Libano: beirutupdate.blogspot.com, un diario umanista e personale dell'assedio e del suo impatto sulle persone intorno a lei. Il blog presto riceve attenzione internazionale e viene pubblicato da portali di news come CNN, BBC e The Guardian per citarne alcuni. Il suo libro di memorie dal titolo Beirut, I Love You, scritto in inglese è già tradotto in diverse lingue tra cui italiano, spagnolo, svedese, portoghese, tedesco. Il suo lavoro è stato anche esposto presso istituzioni come il Mori Art Museum, in Giappone; Institute du Monde Arabe, Parigi, la Fondazione Boghossian, Bruxelles, il Royal College of Art, Londra, la National Gallery di Bosnia ed Erzegovina, Sarajevo; la Barajeel Art Foundation, Emirati Arabi Uniti, l'Institut für Auslandsbeziehungen, Berlino, White Box, Monaco di Baviera, e la Fondazione Merz di Torino. Nel 2012, Zena è stata selezionata per essere un TED Fellow. Zena svolge anche una performance annuale dal titolo «The Pink Bride of Peace»; durante la maratona internazionale di Beirut indossa un grande abito da sposa rosa con l’obiettivo di sensibilizzare le questioni relative ai diritti delle donne in Libano. Nel maggio 2008, è stato invitata dal Nobel Peace Center a partecipare a una conferenza sulla libertà di espressione su Internet. Biglietti: € 6 intero, € 3,50 ridotto per ragazzi tra 11 e 14 anni, insegnanti, militari, pensionati, studenti. Gratuito per accompagnatori di disabili, disabili accompagnati, giornalisti con tesserino, minori di 11 anni, possessori di abbonamento musei, possessori Torino+Piemonte Contemporary Card, soci Icom. Per informazioni: 011 19719437, www.fondazionemerz.org, info@fondazionemerz.org.