24 aprile 2019
Aggiornato 02:30
Cronaca

Vermi, muffa e cibi scaduti a detenuti e agenti: «cucine da incubo» nelle carceri piemontesi

Una situazione surreale. «Sindaci e politici sono invitati a cena, paghiamo noi» è il messaggio provocatorio rivolto alle istituzioni da parte del vice segretario Osapp: servirà a cambiare le cose?
Cibo scadente nelle carceri piemontesi
Cibo scadente nelle carceri piemontesi ANSA

TORINO - Pane e acqua. Per molti potrebbe sembrare un pasto triste ma per il personale e i detenuti delle carceri piemontesi, con ogni probabilità rappresenterebbe quantomeno un pasto salutare. Sì, perché da Torino a Saluzzo, passando per Ivrea, Vercelli, Cuneo e Biella, gli agenti della polizia penitenziaria e i detenuti mangiano ogni giorno cibi scadenti. Muffe, vermi e pasti scaduti: sembra di stare dentro una puntata del reality «Cucine da incubo».

IL PROBLEMA - Il problema è che questi pasti scadenti non sono l’eccezione, ma la regola. Una situazione che si ripete giorno dopo giorno e che i sindacati (Sappe, Osapp, Uil Pa, Sinappe, Fns, Cisl, Uspp e Cnpp) non riescono più a digerire.  «Nelle mense obbligatorie di servizio, le condizioni sono insostenibili. Le abbiamo segnalate da tempo, ma nessun cambiamento». I sindacati raccontano come non avvenga nessun controllo igienico sui generi alimentari, così come verifiche dell’eventuale presenza di ratti e insetti. Il quadro da loro delineato, se confermato, sarebbe gravissimo. Di certo, le immagini parlano chiaro. Il cibo non sembra di certo appetibile. 

LA DENUNCIA - La lettera scritta dai sindacati è stata spedita al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Liberato Guerriero. Il problema peraltro è noto da tempo: al carcere Lorusso e Cutugno di Torino, per esempio, è da marzo che vi sono proteste a riguardo. Il tema è delicatissimo, perché ogni giorno la sicurezza e la salute di coloro che mangiano questi cibi è minata pericolosamente. «Sindaci e politici sono invitati a cena, paghiamo noi» è il messaggio provocatorio rivolto alle istituzioni da parte di Gerardo Romano, vice segretario Osapp. Servirà a cambiare le cose?