26 settembre 2017
Aggiornato 12:30
Primato in Italia

Primato al Mauriziano, a un paziente affetto da scompenso cardiaco impiantato nuovo dispositivo

Per la prima volta in Italia una struttura ospedaliera ha impiantato un dispositivo per la modulazione della contrattilità cardiaca. “Non è un'alternativa al pacemaker”, fanno sapere dall’ospedale Mauriziano

Primato per il Mauriziano (© Città della Salute di Torino)

TORINO - Primato per l’ospedale Mauriziano di Torino. Per la prima volta in Italia infatti, una struttura ospedaliera ha impiantato un dispositivo per la modulazione della contrattilità cardiaca. A effettuare l’intervento è stato il dottor Stefano Grossi. Si tratta di una nuova tecnologia capace di migliorare la contrattilità del cuore, affetto da insufficienza cardiaca, mediante la stimolazione del muscolo cardiaco con impulsi elettrici ad alto voltaggio. Questa modalità di stimolazione non ha lo scopo di produrre il battito del cuore, come avviene per i pacemaker, ma determina  una rimodulazione del metabolismo del calcio. Nel cuore scompensato infatti si riduce l'attività dei geni e delle proteine che promuovono il rilascio di calcio nella cellula dai depositi. La sua concentrazione intracellulare si riduce e con essa la capacità della cellula di contrarsi e del cuore di pompare il sangue nel sistema circolatorio. Con la stimolazione della contrattilità cardiaca si verifica una progressiva riattivazione di geni e proteine che regolano il rilascio del calcio nella cellula, aumentandone la disponibilità con un miglioramento della funzione del cuore.

IL FUNZIONAMENTO - Come detto questo dispositivo non è un’alternativa ai pacemaker: i pacemaker servono per stimolare il cuore quando l'impulso elettrico spontaneo del cuore a contrarsi è bloccato e quindi il cuore si ferma o rallenta criticamente. Nello scompenso cardiaco il cuore batte invece spontaneamente, ma è ridotta la sua forza di contrazione e quindi perde la sua azione efficace di pompa. La modulazione della contrattilità cardiaca con la sua stimolazione elettrica determina un aumento della forza di contrazione del muscolo cardiaco contrastando quindi l'insufficienza cardiaca. Il dispositivo, con una batteria, viene posizionato in una tasca sottocutanea e due o tre elettrocateteri conducono l'impulso elettrico fino al ventricolo destro, dove avviene la stimolazione del cuore. L'intervento di applicazione del dispositivo viene eseguito in anestesia locale e richiede mediamente una durata di 30-50 minuti. Il giorno seguente il paziente è già in condizione di alzarsi e la degenza ospedaliera è breve, pochi giorni in tutto. Progressivamente la stimolazione inizia a fare riprendere la contrattilità del cuore e il paziente vede migliorare il proprio respiro e le proprie forze.

IL PRIMO IMPIANTO - Il primo paziente a essere stato sottoposto a questo tipo di impianto, all’interno dell’ospedale Mauriziano di Torino, è un cinquantasettenne affetto da una forma avanzata di scompenso cardiaco non idoneo a trapianto di cuore né a impianto di dispositivi di assistenza meccanica al circolo. Già portatore di defibrillatore biventricolare, durante il ricovero è stato sottoposto a due procedure di ablazione per gravi aritmie che esitavano in arresto cardiaco. Tuttavia la capacità di contrazione residua del cuore era ormai al limite della sopravvivenza. A seguito dell'intervento il paziente ha iniziato a manifestare un progressivo e continuo miglioramento delle condizioni cliniche, fino alla dimissione dopo 15 giorni dall'intervento e diversi mesi precedenti di ricovero. Oggi la classe funzionale e i parametri di contrattilità cardiaca sono migliorati nettamente e il paziente è in grado di camminare e di provvedere autonomamente alle proprie cure personali.