20 novembre 2017
Aggiornato 14:00
Salvini-Appendino

Salvini attacca Appendino: «E’ una Boldrini grillina, Torino ha tanti problemi…»

«L’avvocata, la vigile, la sindaca…». Il segretario della Lega si scaglia contro la prima cittadina torinese per l’imposizione del lessico femminile nella pubblica amministrazione. Dura la risposta di Appendino: «Torino e Pontida distanti 1000 anni luce sui Diritti Civili»

TORINO - «L’avvocata, la vigile e la sindaca». In molti probabilmente leggendo queste tre parole avranno storto il naso. Eppure, questi tre termini che a qualcuno potrebbero risultare leggermente cacofonici, sono diventati obbligatori negli uffici comunali e nel gergo della pubblica amministrazione. La delibera, approvata dalla Giunta Appendino, è frutto di un lavoro cominciato da Fassino. La notizia ha ovviamente fatto il giro del web e ha scatenato la reazione di Matteo Salvini.

LA POLEMICA - Il segretario della Lega Nord, appresa la notizia, l’ha ripostata sul suo profilo Facebook, accompagnandola con un commento che non lascia spazio a dubbi: «Una Boldrini grillina... Con tutti i problemi che ha Torino, questi pensano al vocabolario!». Un attacco frontale, diretto. Insomma, sono lontani i tempi del ballotaggio tra Appendino e Fassino, quando lo stesso Salvini ci aveva confidato una preferenza netta verso l’attuale sindaca, piuttosto che verso il primo cittadino uscente. La luna di miele è durata pochissimo e il segretario della Lega ha deciso di manifestare pubblicamente tutto il suo malcontento verso il lavoro svolto dalla Giunta Appendino in questo anno abbondante di amministrazione.

APPENDINO RISPONDE - Qualche ora dopo è arrivata la replica di Chiara Appendino:  «Torino e Pontida distano 182 km sulla cartina ma 1000 anni luce sui Diritti Civili. Oggi il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, se la prende con me perché nella Città di Torino abbiamo adottato, tramite una delibera di Giunta, delle "Linee Guida per un utilizzo non discriminatorio del linguaggio in base al genere".
Come ha scritto il nostro assessore Marco Alessandro Giusta, il linguaggio è anche lo specchio della società in cui viviamo e questo è un atto - se volete un po' scomodo - ma che vuole lanciare un segnale. Che vuole ampliare le possibilità.  Condivido, ricordando che questo è solo uno fra le centinaia se non migliaia di atti che approva una giunta. Così come è solo uno degli atti che approva una giunta (in questo caso leghista), il nuovo regolamento per il rilascio del permesso per parcheggi rosa riservati alle donne in gravidanza approvato a Pontida
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In questo regolamento sono previsti due requisiti:
1) essere cittadini di un paese dell' Unione Europea,
2) essere appartenenti a un nucleo familiare "naturale".
Di conseguenza se sei lesbica o extracomunitaria (quindi anche cittadina svizzera, per dire), sei una mamma di serie B. 

Non giriamoci intorno, sono due vere e proprie discriminazioni. Ora, immaginate di prendere la residenza in un altro paese. Di essere in dolce attesa e di andare in Comune a richiedere il permesso per parcheggiare nelle strisce rosa. Come vi sentireste se vi dicessero: "No, purtroppo lei è una cittadina italiana, non ha diritto a parcheggiare lì"? Oppure: "Quindi lei è lesbica? niente da fare, ci dispiace». Lascio valutare a voi quale sia il mondo che veramente desiderate. Se un mondo dove esistono mamme di serie A e di serie B o un mondo dove non esiste questo tipo di discriminazioni.  Se un mondo dove anche il linguaggio adottato nei pubblici uffici è attento alle discriminazioni di genere o un mondo dove se ti definisci "sindaca", ti piovono addosso montagne di insulti. Il primo è il mondo che vorrei lasciare a mia figlia, il secondo mi ricorda un po' troppo il medioevo per essere un modello a cui aspirare».

LA DELIBERA - Nonostante la polemica a distanza la delibera è comunque realtà e gli uffici pubblici dovranno adeguarsi a quanto stabilito. Cosa comporta nel concreto? L’obbligo di utilizzo di un’espressione neutra quando ci si rivolge a colleghi o agli utenti, nel nome del politically correct. Come dicevamo all’inizio, bisognerà quindi rivolgersi a «la vigile», a «l’avvocata» e a «l’assessora». Chiara Appendino, riprendendo il lavoro svolto da Fassino, ha legittimato ancor di più la sua richiesta, espressa mesi fa, di essere chiamata «sindaca» e non «sindaco».