18 dicembre 2018
Aggiornato 23:30

Sottratti oltre 50 milioni di euro: imprenditore torinese in manette 

La Guardia di Finanza di Torino ha perciò tratto in arrestato l'uomo, eseguendo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino
La Guardia di Finanza di Torino
La Guardia di Finanza di Torino (Ansa Foto)

TORINO - Secondo le ipotesi investigative, l’imprenditore torinese avrebbe depauperato il patrimonio societario di una ditta attiva nel settore dell'editoria attraverso la distrazione di oltre 50 milioni di euro, aggravandone il dissesto di circa 25 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Torino ha perciò tratto in arrestato l'uomo, eseguendo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino.

TRUFFA - A partire dal 2010, l'uomo avrebbe intrapreso una politica di dismissione di tutte le attività della ditta fallita in favore di un gruppo di circa 15 soggetti a lui riconducibili, con finalità del tutto estranee agli interessi sociali e prive di valide ragioni economiche. Infatti, per far fronte allo stato di crisi in cui versava già dal 2009, l’amministratore avrebbe disposto la cessione dello stabilimento produttivo della società di Moncalieri (TO), ricavandone 60 milioni di euro, importo in
buona parte impiegato per finalità estranee agli interessi dell’impresa.

INDAGINI - L’attività di indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Torino e coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, ha posto l’accento su diverse ipotesi di condotte distrattive fra le quali la distribuzione di dividendi e alcune concessioni di finanziamenti, mai restituiti, in favore delle altre società del gruppo, nonché cessioni di rami di azienda a prezzi inferiori a quelli reali e l’acquisizione di partecipazioni di società decotte. Inoltre l’amministratore, al fine di celare la totale perdita del patrimonio netto societario e di procrastinare nel tempo l’inevitabile declaratoria fallimentare, a partire dal 2010, avrebbe predisposto bilanci d’esercizio non corrispondenti alla realtà dei fatti societari.