23 marzo 2019
Aggiornato 01:00
Tribunale

Sesso in cambio di voti alti, la svolta nel caso del «prof seminfermo»

Accusato di concussione e di detenzione di materiale pedopornografico, Luca Sgarbi continua, a oltre un anno di distanza, a respingere con fermezza le accuse, affermando che sia tutto frutto di un equivoco. Intanto la perizia di un esperto incaricato dal Giudice ha dichiarato l'uomo «seminfermo di mente al momento dei fatti».
Luca Sgarbi, professore associato di diritto del lavoro dell'Università di Torino
Luca Sgarbi, professore associato di diritto del lavoro dell'Università di Torino Diario di Torino

TORINO - Era l'estate del 2016 quando, stando all'accusa, Luca Sgarbi, professore associato di diritto del lavoro dell'Università di Torino, avrebbe richiesto a una sua studentessa dei favori sessuali in cambio di un voto alto alla tesi di laurea. Il caso è finito in tribunale e su tutti i giornali. Oggi, la svolta: la perizia di un esperto incaricato dal Giudice ha dichiarato l'uomo «seminfermo di mente al momento dei fatti».

TRIBUNALE - Sgarbi ora dovrà rispondere di concussione e di detenzione di materiale pedopornografico ma continua, a oltre un anno di distanza dei fatti, a respingere con fermezza le accuse, affermando che sia stato tutto frutto di un equivoco. La studentessa che ha sporto denuncia ha raccontato di aver ricevuto diversi messaggi poco consoni che il suo professore le avrebbe inviato poco prima della consegna della tesi. Aleggia inoltre il sospetto che non si trattasse di un caso isolato ma che piuttosto Sgarbi fosse solito a intrattenersi in atteggiamenti "particolari" con le sue allieve.