25 aprile 2019
Aggiornato 06:00
Tribunale

Stuprata in un centro alle porte di Torino, 16 anni dopo non c'è giustizia

Arturo Soprano, presidente della Corte d'appello di Torino ha cominciato a raccogliere informazioni presso il Palazzo di Giustizia e a svolgere accertamenti su un caso di abusi sessuali risalente al 2002 per cui i reati a oggi sono stati prescritti

TORINO - Sono emerse "alcune anomalie" nell'iter del processo per abusi sessuali su una minorenne terminato giovedì sera in Cassazione con l'annullamento, senza rinvio, della sentenza per la prescrizione dei reati. Questo quanto rivela Arturo Soprano, presidente della Corte d'appello di Torino, che oggi, sabato 23 settembre, ha cominciato a raccogliere informazioni presso il Palazzo di Giustizia e a svolgere accertamenti sul caso.

STUPRO - La tormentata vicenda ebbe inizio nel 2001 quando una ragazza, allora sedicenne e abusata dal padre, venne affidata a una comunità per minori alle porte di Torino. Proprio in questo luogo, dove in teoria la giovane ferita avrebbe dovuto trovare appoggio e protezione, le violenze sarebbero ricomparse. Qui infatti la ragazza ha incontrato un'operatrice della struttura che l'avrebbe sottoposta nuovamente ad abusi sessuali. La donna più grande, secondo l'accusa, avrebbe costretto l'adolescente a partecipare a rapporti sessuali di gruppo, in cui veniva coinvolto dapprima il marito della donna e poi anche un altro operatore del centro, amante di questa. La giovane avrebbe trovato il coraggio di denunciare solo dopo un lungo periodo di angherie, grazie al sostegno di una terza operatrice del centro. 

PROCESSO -  Dalla denuncia, avvenuta nel 2002, passano però cinque anni prima che il caso arrivi in tribunale, sebbene fosse stato disposto il processo abbreviato. Nel 2007 tuttavia per la ragazza arriva la prima (e unica) vittoria: la sua aguzzina, il marito e l'amante che le avevano usato violenza vengono condannati in primo grado. Gli imputati però si rivolgono in appello e l'incubo ricomincia.  La sentenza della Corte d’Appello di Torino viene pronunciata nel settembre 2016 e viene depositata a febbraio 2017, quando le accuse di violenze singole e di spaccio di droga nei confronti dell'operatrice sono ormai prescritte. Restano in piedi solo i reati di gruppo. A ciò si aggiunge che, a questo punto del processo, sono rimasti solo più due imputati, poichè nel frattempo il marito della donna si è tolto la vita. I due, condannati, hanno fatto ricorso per Cassazione. Gli episodi contestati alla donna e al suo amante risalgono al 2002 e si prescrivono in 15 anni. La Cassazione perciò annulla la sentenza della Corte d'Appello per prescrizione. «Per ora», osserva Soprano, «abbiamo avuto un pubblico ministero solerte, che ha chiuso in fretta le indagini preliminari, un processo di primo grado con tempistiche da lumaca, un periodo di vuoto fra il 2007 e il 2013, tre anni per fissare l'udienza. Accerteremo il motivo. Se dovessero ravvisarsi delle responsabilità prenderemo dei provvedimenti».