20 aprile 2019
Aggiornato 10:30
Università

Due professori universitari torinesi nel caos, tra i 59 indagati per i concorsi truccati

Insegnano Economia e Management e Giurisprudenza all’Università di Torino. Rientrano tra gli indagati della procura di Firenze per le abilitazioni facilitate all’insegnamento di diritto tributario
Campus Einaudi, una delle sedi dell'Università di Torino
Campus Einaudi, una delle sedi dell'Università di Torino ANSA

TORINO - Nel caos per le abilitazioni all’insegnamento di diritto tributario sono rientrati anche due docenti dell’Università di Torino, professori a Giurisprudenza e a Economia e Management. La procura di Firenze ha iscritto anche loro nel registro degli indagati e ha fatto scattare anche per loro la perquisizione domiciliare e dell’ufficio, nell’ambito nell’inchiesta sui concorsi «truccati».

7 ARRESTATI, 22 SOSPESI - In totale, per il momento, l’inchiesta ha portato all’arresto di 7 professori universitari, alla sospensione per un anno di altri 22 e a un totale di 59 indagati, tra cui i due torinesi. Secondo i magistrati di Firenze, città in cui è scattata l’indagine, dietro i concorsi per l’abilitazione c’erano accordi corruttivi sistematici tra i docenti di diritto tributario finalizzati a rilasciare le abilitazioni all'insegnamento secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi.

NON SEI IN LISTA, RITIRATI - Tutto è partito da una singola denuncia presentata da un ricercatore a cui era stato consigliato di ritirarsi nonostante la sua carriera professionale fosse superiore a quella di altri candidati: «Non sei nella lista, ritirati dal concorso», si è sentito dire quando aveva un registratore con sé, «non è che non sei idoneo, non rientri nel patto, non sei in lista, ritirati per mantenerti integra la possibilità di farlo in un secondo momento, e quindi poter ripresentarla alla tornata successiva». La denuncia presentata dall’avvocato professore Philip Laroma Jezzi di Firenze ha fatto aprire il fascicolo alla procura e poi si è esteso in tutta Italia a macchia d’olio. Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, induzione indebita e turbativa del procedimento amministrativo.