11 dicembre 2017
Aggiornato 12:37
Cronaca

Giallo di Montalenghe, padre e figlio arrestati per l'omicidio di Gabriele Raimondi

Alle 5 del mattino di lunedì 2 ottobre è stato rintracciato De Meo padre, all'interno della sua abitazione. Dopodiché i carabinieri sono partiti alla ricerca del figlio, scoperto alle 6.30 del mattino in una carrozzeria, dove stava cercando di occultare la vettura di cui i due si erano serviti per raggiungere la villetta di Montalenghe

MONTALENGHE -  Sono Antonio De Meo, 46 anni e il figlio Matteo, 25 anni, entrambi di Cossano Canavese, i responsabili della sparatoria in cui è rimasto ucciso Gabriele Raimondi e in cui è stato ferito un carabiniere nella giornata di sabato 30 settembre. La dinamica dei fatti che ruotano intorno alla sparatoria avvenuta nella villetta di via Montalenghe appare particolarmente intricata: i primi spari sono stati denunciati dai cittadini nella notte tra giovedì e venerdì. I militari tuttavia hanno identificato l'abitazione presa di mira da ben undici colpi di pistola e fucile, solo sabato mattina e si sono recati sul posto per un sopralluogo.

SOPRALLUOGO - Proprio durante il sopralluogo degli agenti i De Meo, entrambi pregiudicati, hanno fatto irruzione nella casa, lasciando il furgone rosso parcheggiato fuori del cancello del complesso di due villette. Passando la prima abitazione, hanno raggiunto casa dei De Glaudi, all'interno della quale si trovavano ancora gli agenti intenti a effettuare le indagini al secondo piano della casa, colpita dai proiettili. I due hanno probabilmente incontrato Raimondi sul loro percorso, mentre era intento a svolgere dei lavori in giardino. L'uomo è stato colpito alla schiena mentre cercava di scappare. In questa occasione sono stati sparati solamente tra i due e i cinque colpi di pistola, uno dei quali ha ferito il carabiniere che, nel frattempo, era accorso all'esterno attratto dal rumore degli spari.
 
INDAGINI - E' scattata immediatamente la caccia all'uomo che ha permesso, in pochissimo tempo, di risalire ai due De Meo. Fondamentale nell'identificazione dei colpevoli è stato l'utilizzo del furgone rosso scelto per raggiungere la villetta di Montalenghe. La ricerca è iniziata dai pregiudicati che avessero la possibilità di usufruire di quella vettura. A questo si aggiunge che, durante il sopralluogo, i militari hanno notato l'accento spiccatamente meridionale dei due, pugliese nello specifico. Questo ha ristretto ulteriormente il campo di indagine, fino ad arrivare a padre e figlio. 

ARRESTO - Alle 5 del mattino di lunedì 2 ottobre è stato rintracciato De Meo padre, all'interno della sua abitazione. Dopodiché i carabinieri sono partiti alla ricerca del figlio, scoperto alle 6.30 del mattino in una carrozzeria, dove stava cercando di occultare la vettura di cui i due si erano serviti per effettuare la loro vendetta personale. Ancora nulla di certo si può dire circa il movente della vicenda, poichè le versioni fornite dai vari attori coinvolti appaiono molto contraddittorie. Non è neppure da escludere che Raimondi non fosse il reale bersaglio della spedizione ma che si trovasse lì per caso insieme ad altre persone. Più probabile che vi siano stati degli screzi (non è accertato di quale natura) tra i De Meo e il capo famiglia di casa De Glaudi, pluripregiudicato anche lui.