21 ottobre 2017
Aggiornato 21:00
Unioni civili

Nozze gay tra due giovanissimi a Torino: Giorgio racconta il giorno del «sì»

E' lo stesso Giorgio che ora prende la parola per raccontare la sua scelta di sposarsi a soli 19 anni con il suo compagno Niccolò. Dal giorno del "sì" ai problemi con l'ambasciata

Unione civile tra Niccolò e Giorgio (© Diario di Torino)

TORINO - Si è parlato tanto in questi ultimi giorni delle nozze tra Niccolò e Giorgio, celebrate sabato 7 ottobre, con rito civile, nella sala matrimoni del Comune di Torino. Tra critiche a tratti molto aspre e sincere congratulazioni, l'unione civile tra i due giovanissimi continua a far discutere. E' lo stesso Giorgio che ora prende la parola per raccontate la sua scelta di sposarsi, a soli 19 anni, con il suo compagno Niccolò.

I giornali locali hanno dato molto spazio alla notizia della vostra unione e in tanti si sono chiesti il motivo. A cosa pensa sia dovuto questo clamore mediatico?

Mi ha stupito tutta questa attenzione e soprattutto i tanti commenti negativi riguardanti il nostro orientamento sessuale. Mi sarei aspettato una maggiore attenzione rispetto alla questione dell'età, non siamo la prima coppia omosessuale a unirsi a Torino e in passato non mi sembra che ci sia stata tutta questa polemica. Noi volevamo solamente dire allo Stato che stiamo insieme, niente di più. Non vediamo l'unione sotto l'aspetto sacrale, volevamo solo dire:« Italia, noi stiamo insieme».

Difficile ignorare che Niccolò non si mostra ai giornalisti, come mai? Come sono viste le unioni civili in Cina?

Il problema è che i traduttori cinesi fanno arrivare le notizie dell'Italia al suo paese d'origine e non vogliamo che questo accada. I suoi genitori sanno che stiamo insieme ma il resto degli abitanti del paesino da cui proviene non è altrettanto aperto. In Cina le unioni civili non sono legali e sono ancora oggi un tabù molto grande. A livello personale molte famiglie stanno iniziando ad accettare la cosa ma la linea politica generale del paese certo non aiuta. 

Ci sono stati tanti commenti omofobi all'uscita della notizia, cosa risponderebbe a chi dice che il vostro non è un matrimonio "vero"?

Non è un matrimonio infatti, è un dichiarazione legale allo Stato che attesta che stiamo insieme. E' un atto che si può fare dal momento che si raggiunge la maggiore età. Noi siamo maggiorenni, quindi non vedo il problema. Che non sia un matrimonio tradizionale è chiaro, si pensi solo al fatto che non si chiama "matrimonio" ma "unione civile». Le differenze partono proprio da qui: diamo due nomi diversi alla stessa cosa.

La vostra unione in che misura è legata al rinnovo del permesso di soggiorno di Niccolò? Dall'ambasciata vi hanno ostacolato?

L'ambasciata non ha in realtà delle grandi colpe. Dal momento che le unioni civili non sono riconosciute legalmente in Cina, l'ambasciata non poteva darci i documenti di celibato e stato di nascita. Per quanto riguarda la questione del permesso di soggiorno forse mi sono espresso male in passato: avevamo deciso di sposarci prima che si presentasse il problema del permesso di soggiorno. L'unione si sarebbe dovuta fare il prossimo novembre, Niccolò sarebbe tornato in Cina, nel suo paese nella provincia dell'Ubei, avrebbe chiesto un nuovo visto e, una volta tornato in Italia, ci saremmo uniti. Poi abbiamo pensato che i processi sono molto lunghi, i documenti sono davvero tanti e perciò abbiamo deciso di anticipare. Ma l'intenzione di sposarci c'era da prima. 

Quali sono i vostri programmi per il futuro? 

Viviamo insieme ormai da diversi mesi in zona Politecnico e ora stiamo cercando di stabilizzarci lavorativamente, cosa non semplice ma molto stimolante. Abbiamo in programma un viaggio di nozze a marzo in Cina. In questa occasione conoscerò i genitori di Niccolò e gli racconteremo il giorno del «sì». Un giorno bello, molto bello.