20 maggio 2019
Aggiornato 21:00
Appendino indagata

Bilancio, indagata Chiara Appendino: «Sono serena, voglio essere ascoltata dai magistrati»

Indagato anche l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, mentre il capo di Gabinetto della sindaca Paolo Giordana è stato colpito da un avviso di garanzia. Appendino si difende: «Vicenda complessa, voglio chiarirla»
Chiara Appendino, sindaca di Torino
Chiara Appendino, sindaca di Torino ANSA

TORINO - Chiara Appendino è ufficialmente indagata dalla Procura di Torino. Il reato contestato? Falso ideologico in atto pubblico, in relazione al bilancio del 2016. Anche l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, risulta indagato mentre il Capo di Gabinetto Paolo Giordana è stato colpito da avviso di garanzia per aver chiesto ai dirigenti di alterare le cifre del bilanci: nel mirino dei magistrati vi è il cosiddetto «debito fantasma» di 5 milioni di euro verso Ream, scomparso dal bilancio. L’indagine, che riguarda il caso Westinghouse, è partita lo scorso luglio a seguito dell’esposto presentato dal capogruppo Alberto Morano. Mentre i torinesi si interrogano su cosa accadrebbe in caso di condanna, un terremoto politico vero e proprio ha colpito in queste ultime ore l’amministrazione pentastellata. Il debito di 5 milioni ora rischia di inguaiare la sindaca e la sua Giunta.

PARLA APPENDINO - Pochi minuti dopo la notizia, è stata la stessa sindaca Appendino a commentare quanto accaduto: «Vi comunico che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia dalla Procura di Torino per la vicenda Ream. Sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l'interesse della Città e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere».

IL CASO REAM - La questione è complessa ed è basata su carte, bilanci ed esposti dell’opposizione: la Ream ha versato 5 milioni di euro per la realizzazione di un intervento nell’area ex Westinghouse. Quando il Comune ha assegnato la costruzione della struttura (centro congressi, supermercato, ecc…) a un’altra società, la caparra versata da Ream al Comune di Torino sarebbe dovuta essere restituita. Quei soldi non sono mai stati restituiti, perché la sindaca ha ottenuto lo slittamento del pagamento all’esercizio successivo. Lo scorso 29 aprile, dopo un Consiglio comunale «di fuoco», Appendino aveva spiegato così all’aula il caso Ream: «Abbiamo preso atto della valutazione espressa da parte dei Revisori dei Conti che tale debito sarebbe configurabile come debito fuori bilancio ex art. 194 del TUEL. Mi preme ricordare a quest’Aula due passaggi fondamentali: il primo relativo alla delibera del 22 dicembre 2012 nella quale veniva espressamente detto che «Qualora, a seguito di tale procedura (ci si riferisce alla procedura di gara che ha aggiudicato alla società Amteco & Maiora), che verrà attivata tramite bando da approvarsi con separato provvedimento, l’aggiudicatario non fosse la Ream sgr SpA, la Città provvederà unicamente a restituire la caparra corrisposta da quest’ultima in sede di stipulazione del contratto preliminare di cessione del diritto di superficie sull’area A con i relativi interessi legali. Con comunicazione del Presidente di REAM sgr SpA Giovanni Quaglia del 21 aprile si richiede il pagamento per l’anno 2018 inviando in allegato il conteggio degli interessi. Alla luce di tale richiesta, e non essendo precisato negli atti sopra richiamati, alcun termine, questa Amministrazione aveva provveduto ad inserire per l’anno 2018 con specifico emendamento il finanziamento necessario. Alla luce del supplemento al parere fornito dall’Organo di Revisione in data 27 aprile, ieri, si provvederà invece ad avviare le procedure di cui all’art. 194 TUEL». Una spiegazione che, evidentemente, non ha convinto la magistratura. Ecco perché nelle prossime settimane Chiara Appendino sarà chiamata a dare la propria spiegazione direttamente ai magistrati.

LE REAZIONI DELLA POLITICA - Come ovviamente era lecito aspettarsi, la classe politica torinese e piemontese ha immediatamente ripreso la notizia, commentandola e dividendosi tra critiche e sostegno a Chiara Appendino.

Fabio Versaci, presidente del Consiglio comunale: «Conosco Chiara e so che ha sempre agito nel massimo della trasparenza e per il bene della nostra città».

Magda Zanoni, senatrice Pd: «Noi del Pd siamo garantisti sempre, spero riflettano su questo soprattutto i parlamentari e i consiglieri del M5s, sempre pronti a mettere alla gogna gli altri per un avviso di garanzia o un'indagine in corso. Auguro alla sindaca Appendino di chiarire il più in fretta possibile la sua posizione».

Enzo Lavolta, consigliere Partito Democratico: «L’avviso di garanzia mira a tutelare l'indagato ed il suo diritto di difesa costituzionalmente garantito».

Stefano Lo Russo, capogruppo Partito Democratico: «A nostro avviso fu commesso un falso, occultando l’iscrizione di un debito di 5 milioni di euro verso Ream. Abbiamo ritenuto di informare dei fatti l’Autorità giudiziaria: attendiamo con fiducia l’esito delle indagini».

Fabrizio Ricca, capogruppo Lega Nord: «Siamo garantisti da sempre, ma chi ha preso voti urlando onestà e sventolando cappi e manette, ci aspettiamo l’autosospensione da sindaco».

Silvio Magliano, capogruppo Moderati: «Da sempre il M5S considera inconciliabili la ricezione di un avviso di garanzia e la conservazione di una posizione istituzionale: varrà anche per la Sindaca di Torino? I Moderati sono invece una forza politica garantista: pretenderemo le dimissioni della Prima Cittadina soltanto in caso di conferma dei fatti».

Osvaldo Napoli, capogruppo Forza Italia: «Forza Italia è sempre stata e sempre sarà un partito garantista, con tutti, a cominciare dai nostri avversari politici. Lo siamo a maggior ragione con il sindaco di Torino, Chiara Appendino. In attesa che la magistratura inquirente faccia i suoi accertamenti, devo però rilevare che la superficialità amministrativa rimane una grave colpa politica sanzionabile, è vero, soltanto dal giudizio degli elettori».

COSA DICE IL CODICE PENALE - Dal punto di vista penale, l’articolo del codice da prendere in considerazione è il numero 479: «Il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'articolo 476». Cosa comporta questo? Sotto il profilo sanzionatorio, il reato in esame, nell’ipotesi più semplice prevede una pena da 1 a 6 anni di reclusione mentre nell’ipotesi più aggravata si va dai 3 anni ai 10 anni.

COSA DICE IL M5S - La posizione del M5S, sul tema degli indagati, è sempre stata abbastanza intransigente. Come noto, il blog di Beppe Grillo ha un codice di comportamento. Alla voce «trasparenza» si legge: «Il parlamentare eletto dovrà dimettersi obbligatoriamente se condannato, anche solo in primo grado, nel caso di rinvio a giudizio sarà invece sua facoltà decidere se lasciare l’incarico». Il regolamento è valido per i parlamentari eletti alla Camera e al Senato, ma per i sindaci? Hanno il dovere di informare il Garante del M5S (cosa che Appendino ha fatto tramite comunicato). Attualmente, con l’avviso di garanzia, la posizione di Appendino non è assolutamente a rischio. Certo, l’amministratore può autosospendersi, senza che questo arrechi ammissione di colpa o di responsabilità. Un’ipotesi che Appendino non sembra voler prendere in considerazione, anzi: «Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere». Insomma, il M5S si fida ciecamente di Appendino tanto che Danilo Toninelli, deputato, ha affermato a RaiNews: «Chiara non ruberebbe una caramella al compagno di suo figlio. E’ di specchiata moralità».