19 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Sicurezza

Telecamere di sicurezza al Parco Dora: così Finardi combatte l'incubo dei «quartieri alveare»

Per contrastare i fenomeni di microcriminalità che si svolgono proprio sotto le finestre delle loro case, i cittadini si sono attivati come hanno potuto: con una petizione di circa 400 firme che è arrivata fino all'assessore alla Sicurezza Roberto Finardi

TORINO - Cinque anni di pazienza, cinque anni di notti insonni, cinque anni di appelli al Comune e alle forze dell'ordine caduti nel vuoto. Questa la situazione che lamentano i residenti nel complesso di abitazioni comprese tra via Costaguta, via Crosato, via Livorno e via Ceva. Per contrastare i fenomeni di microcriminalità che si svolgono proprio sotto le finestre delle loro case, i cittadini si sono attivati come hanno potuto: con una petizione di circa 400 firme che è arrivata fino all'assessore alla Sicurezza del Comune di Torino Roberto Finardi.

VIDEOSORVEGLIANZA - «Ritengo che una nuova ordinanza (come chiedono i cittadini) non sarebbe risolutiva: i ragazzi non la rispetterebbero così come non rispettano il regolamento vigente. Un deterrente molto più efficace potrebbero essere le telecamere di videosorveglianza» ha detto Finardi dopo aver garantito ai firmatari della petizione che l'area in questione viene monitorata costantemente dagli uomini dell'arma e della polizia municipale.

ALVEARE - Stando al pensiero di alcuni consiglieri comunali di maggioranza (e di Finardi) sarebbe la conformazione stessa del comprensorio di case di Parco Dora a favorire l'insorgere di fenomeni di microriminalità, come quelli segnalati dai petitori. «Nei quartieri "alveare" di nuova costruzione è strutturale che si creino problemi di questo tipo» ha commentato il consigliere 5 stelle Damiano Carretto. «Tanti alloggi con spazi esterni comuni, a metà tra il pubblico e il privato, favoriscono l'insergere di fenomeni di aggregazione di cui si deve tenere conto». Resta da capire infatti se le zone dove avvengono incidenti e fenomeni criminali siano aree pubbliche di competenza della città oppure se si tratti di un'area che rimanda all'amministratore del condominio.

SICUREZZA - In attesa di stabilire di chi sia la giurisdizione di queste zone franche, la consigliera di maggioranza Viviana Ferrero invita alla cautela: «Attenzione, la Spina 3 non è Scampia» afferma, «Bisogna fare i conti con i fenomeni di aggregazione giovanile non in un ottica di esclusione ma piuttosto utilizzano gli strumenti del Comune per veicolare una mediazione e predisporre un dialogo». I petitori, dal canto loro, non si sentono sicuri e temono che questi naturali fenomeni di aggregazione giovanile sfocino presto in un sistema criminale fuori controllo in cui nulla è vietato. «Io non credo che ai ragazzi sia concesso tutto e non dobbiamo neanche chiedere ai condomini di fare mediazione culturale o supervisione» afferma il Capogruppo dei Moderati Silvio Magliano, auspicando che i controlli dei vigili siano fatti in modo tale da cogliere in flagrante i gruppetti di ragazzi, ovvero in orari serali. Emblematica la risposta della Municipale: «I controlli sono stati fatti nelle ore opportune, non certo di mattina, ma nei limiti delle nostre risorse umane, scarse in questo periodo».