15 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Omofobia

«Frocio», scritta omofoba sfregia la macchina di un giovane torinese

Si torna così, dopo aver festeggiato appena qualche settimana fa la più giovane coppia omosessuale d'Italia che si è unita civilmente a Torino, a parlare di omofobia. Sei lettere incise con odio sulla fiancata di un'auto che testimoniano il substrato d'odio che, ancora oggi, si respira in città

TORINO - «Immaginate di svegliarvi una mattina, uscire di casa come d'abitudine e ritrovare la vostra auto completamente sfregiata. Su di un lato echeggia una scritta: "ETERO". Per voi non è nemmeno lontanamente immaginabile. Per noi purtroppo no». Commenta così Stefano Sechi, 24 anni, studente, torinese e gay, la scritta comparsa nella notte tra giovedì e venerdì sulla fiancata della sua auto. Sei lettere incise con odio sulla sua macchina rossa che testimoniano il substrato di omofobia che, ancora oggi, si respira in città. «La macchina, che mi è costata tanti sacrifici e dedizione, oggi porta il "marchio" della mia colpa: essere gay, avere una tendenza sessuale diversa dalla massa, essere fr*cio: così mi hanno "carinamente" apostrofato imprimendo indelebilmente sei lettere sulla fiancata».

OMOFOBIA - Al dolore per il torto subito si aggiunge il fatto che Stefano non è nuovo a questo tipo di manifestazioni d'odio: «Due anni fa venni preso a pugni su un bus per la stessa identica colpa: essere gay». Si trovava su un autobus notturno, di ritorno da una serata con gli amici in uno dei più celebri quartieri della movida torinese, quando un ragazzo gli si è avvicinato e gli ha chiesto se fosse gay. Alla risposta affermativa sono seguiti calci e pugni che hanno acceso in Stefano la consapevolezza che di strada da fare ce ne sarebbe stata ancora tanta prima di potersi sentire libero nella sua città. In seguito a quell'episodio Sechi ha iniziato a muoversi attivamente negli ambienti della lotta per i diritti degli omosessuali. «Ho sempre cercato di esserci, per cambiare le cose e combattere giorno dopo giorno. Da quella aggressione sul bus ho cercato nel mio piccolo di fare qualcosa : la campagna omofobiastop, la neo-nata associazione Wequal la proposta di legge contro l'omofobia e molto altro...» racconta in un post apparso sulla sua bacheca Facebook all'indomani dei fatti. Proprio questa notorietà come attivista ha portato probabilmente all'atto di vandalismo sulla sua macchina: «Quest'ultimo gesto d'odio è stato fatto sicuramente da qualcuno che mi conosce» spiega il ragazzo, «che conosce le mie battaglie quotidiane, ma mi ha reso solo più forte e più determinato».

DIRITTI - Si torna così, dopo aver celebrato appena qualche settimana fa la più giovane coppia omosessuale d'Italia che si è unita civilmente a Torino, a parlare di omofobia. Purtroppo nella città della Mole si registrano ancora diversi casi di manifestazioni d'odio nei confronti della comunità gay. «Direte " adesso avete le unioni civili, che volete ancora?", ma a oggi nessuno di voi è mai tornato a casa e guardando uno speciale in TV dove un gruppo di persone discutono di te, di come dovresti essere, di quale diritti tu meriti, del fatto che tu possa essere un buon genitore o meno, possa voler distruggere o meno l'istituzione del matrimonio, possa essere sicuro intorno a dei bambini» si sfoga così Stefano e aggiunge: «In realtà quella scritta non fa male, è solo mero vandalismo, i soldi vanno e vengono, forse un fastidio perché ero in procinto di vendere la macchina, ma vi garantisco che non fa male, perché sì, sono gay. È distruttivo a 24 anni talvolta interrogarsi se davvero si è sbagliati. È distruttivo che ci sia ancora una piccola parte di me che si imbarazza della mia omosessualità. E mi odio per questo».

MAcchina sfregiata

MAcchina sfregiata (© Facebook )