1 agosto 2021
Aggiornato 15:00
Mensa

Aumenta l'esercito del «panino da casa», a Torino oltre 5mila lasciano la mensa

Si tratta del 16% del totale delle famiglie alle elementari, vale a dire (su un totale di 32mila iscritti) oltre 5mila schiscette. Prende la parola l'assessore all'Istruzione Federica Patti, ammettendo che il panino da casa è diventato sempre più un degno concorrente del servizio mensa, spesso giudicato troppo costoso

TORINO - Continua la scalata della "schiscetta" negli zaini dei bambini di Torino: in un solo anno dalla sentenza della Corte d'Appello di Torino che permette ai genitori di fornire ai propri figli un pasto alternativo rispetto a quello della mensa scolastica, si è passati da 4.530 rinunce a 5.242: 712 bambini in più che hanno abbandonato il servizio mensa in favore del pasto preparato a casa. Si tratta del 16% delle famiglie alle elementari (su un totale di 32.272 iscritti), vale a dire oltre 5mila schiscette. Diverso il quadro che si delinea negli istituti secondari, dove il processo di abbandono delle mense è partito ben prima della sentenza del 2016. Già quattro anni prima infatti il 50% degli iscritti alle medie torinesi non usufruiva più del servizio mensa e, a oggi, solo il 20% si ferma a pranzo a scuola, vale a dire 4mila ragazzi su un totale di circa 20mila iscritti.

MENSA - Stando ai dati relativi alle altre grandi città italiane, pare che l'esodo della mensa sia un grattacapo squisitamente torinese. Infatti, se pure a Venezia, Mestre, Verona e Genova alcuni gruppi di genitori hanno rinunciato al servizio di ristorazione scolastica, tuttavia i numeri sono assai meno consistenti rispetto a a Torino. Sembrerebbe che anche a Milano l’iniziativa non abbia riscontrato lo stesso successo. Nel frattempo nella città della Mole prende la parola l'assessore all'Istruzione Federica Patti, ammettendo che il panino da casa è diventato sempre più un degno concorrente del servizio mensa, spesso giudicato troppo costoso (7,10 euro nella fascia ISEE più alta) e non all'altezza per qualità. L’85-90 per cento di chi ha disdetto il servizio, spiega l'assessora, si trova nei segmenti dove si paga di più. Costi e qualità sono dunque i punti nevralgici della questione dove l'assessorato promette di intervenire per evitare che l'esodo continui e che la ristorazione scolastica avanzi verso il declino totale. Contemporaneamente il Ministero dell'Istruzione ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di giugno 2016 del Tribunale di Torino.