15 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

Neonato trovato morto nell’armadio in zona San Paolo, la madre condannata per infanticidio

Il giudice l’ha condannata a due anni e dieci mesi per l’uccisione del figlio. La donna era stata scoperta dopo essere andata al pronto soccorso: i medici avevano capito che aveva appena partorito ma lei negava tutto
Via Luserna di Rorà
Via Luserna di Rorà (Google Street View)

TORINO - E’ finito con la condanna a due anni e dieci mesi di carcere il primo grado del processo alla donna peruviana di 37 anni che nell’ottobre del 2016 a cui era stato trovato un neonato, appena partorito, morto in un armadio e chiuso in un sacchetto di plastica. La donna, residente in via Lucerna di Rorà, quartiere San Paolo, era stata indagata poco dopo il parto. La stessa infatti si era rivolta al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria per un malore e i medici, visitandola, avevano scoperto la gravidanza, anche se lei negava, e avevano avvisato prontamente la polizia.

CONDANNATA - Per il giudice è stata lei a uccidere il proprio figlio e per questo è arrivata la condanna per infanticidio. Quel giorno sarebbe andata così: la trentasettenne, «ero incinta ma non lo sapevo e nessuno se ne era accorto», ha avuto un veloce travaglio e ha partorito. Svenuta, solo dopo si sarebbe accorta di quando avvenuto e avrebbe deciso di disfarsene nascondendolo in un sacchetto messo poi dentro l’armadio.

AUTOPSIA - L’autopsia svolta lo scorso marzo aveva confermato che il neonato era nato vivo e solo successivamente era stato ucciso. «Il quadro lesivo», scriveva il medico legale, «non è compatibile con lesioni di parto, mentre è del tutto armonico con l’azione di terze persone», tradotto il neonato era stato ucciso da qualcuno e, nella fattispecie, gli era stata schiacciata la testa.