17 dicembre 2018
Aggiornato 07:30

«Perfect day», alla Holden si parla di desiderio con Baricco e altri 8 grandi della scrittura

Attraverso gli interventi di Giuseppe Culicchia, Maurizio De Giovanni, Fabio Geda, Marco Missiroli, Antonella Lattanzi, Nicola Lagioia e Michela Murgia la Scuola Holden di Torino affronta a tutto tondo il tema del desiderio
Perfect Day
Perfect Day (Diario di Torino)

TORINO - «Avete mai desiderato così tanto una persona che ogni cosa, ogni canzone, ogni banalità ve la ricordava?» questa la domanda che Alessandro Baricco rivolge alla platea durante il suo intervento alla Scuola Holden di Torino, in occasione del Perfect Day, giornata interamente dedicata al tema del desiderio. Il pubblico allora sorride, colpito in pieno petto da quel quesito e continua a seguire rapito la lezione del celebre scrittore torinese.

PERFECT DAY - L'idea di dedicare una giornata al tema del desiderio, spiegano dalla Holden, nasce dalla necessità di colmare la distanza (fisica, s’intende) che c'è tra lettore e scrittore. Attraverso gli interventi di Giuseppe Culicchia, Maurizio De Giovanni, Fabio Geda, Marco Missiroli, Antonella Lattanzi, Nicola Lagioia e Michela Murgia si è voluta riempire la "mancanza di stelle" che è l'origine più autentica del desiderio (de-sidus, letteralmente 'senza stelle'). «Per estensione dunque, desiderare è sentire una mancanza, e di conseguenza cercare con passione di colmarla» spiegano gli organizzatori dell'evento. Bene, in questo senso l'intento non potrebbe essere più riuscito: quando Baricco, ultimo oratore della giornata, prende in mano Cent'Anni di Solitudine di Gabriel García Márquez e, a luce bassa, inizia a leggerne alcuni estratti ecco che immediatamente si sprigiona la passione e il pubblico capisce, meglio 'percepisce', che cos'è il desiderio.

DESIDERIO - Che cos'è dunque questa mancanza di stelle per Márquez? Semplificando, potremmo dire che è la particolarissima abilità di rompere le barriere che si pongono tra lettore e scrittore, quasi che l'autore parli viso a viso con ognuno di noi, toccandoci ripetutamente il braccio per non farci sfuggire alla sua morsa. D'altronde chi vorrebbe sfuggire alla stretta di Márquez? Il ritmo del fraseggio di Cent'anni di Solitudine risuona, letto da Baricco nell'aula magna della Holden, e nessuno si sogna di interromperlo. Le immagini si susseguono vividissime, ondate su ondate, secondo un magistrale gioco di seduzione che ci tiene con l'orecchio teso e la bocca aperta. In un attimo la platea viene catapultata nell'universo di eccessi micidiali dell'America caraibica, dove tutto è desiderio e dove ogni emozione è esasperata all'ennesima potenza in tutta la sua epicità. Dove ci sono donne che con il solo suono della loro risata fanno alzare in volo le colombe e dove la sofferenza d'amore ha il sapore minerale della terra. Questo è il desiderio del romanzo di Márquez, letto con voce suadente da Baricco, davanti a un pubblico di spettatori estasiati alla ricerca, ognuno a modo suo, delle stelle.