16 ottobre 2018
Aggiornato 04:30

Enpa di via Germagnano, caldaia devastata e cani al freddo: «Indagini in corso»

A riferirlo è l’assessore all’Ambiente, Alberto Unia: «Le persone si sono introdotte dal lato campo nomadi, è intervenuta la polizia»

TORINO - Caldaie rotte, cani al freddo e un muro sfondato: sono questi i danni principali procurati da ignoti al canile Enpa di via Germagnano una settimana fa. Sull’episodio indaga la polizia, vi sono ancora tante ombre ma qualcosa inizia a emergere. A riferire quanto accaduto è l’assessore all’Ambiente, Alberto Unia: «Intorno alle 20:00 alcune persone si sono introdotte nel canile, hanno rotto un muro di cinta nel lato confinante con il campo nomadi e staccato generatore di corrente,  mandando in blocco le caldaie». E’ successo in una notte fredda, con il termometro a -7.

RICCA: «DIAMO UNA MANO A ENPA» - Per fortuna, grazie al pronto intervento dei volontari, gli animali al freddo sono stati accuditi dai volontari stessi che li hanno portati nelle loro case. «E’ intervenuta la polizia, le indagini sono ancora in corso» ha concluso l’assessore. Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord, punta il dito contro gli occupanti dell’adiacente campo nomadi: «Possiamo immaginare chi siano le persone, visto che il muro di cinta è stato rotto dal lato campo nomadi. Si tratta del secondo episodio negli ultimi anni, due anni fa vi furono 30.000 euro di danni. Chi se la prende con gli animali è una bestia. L’amministrazione dia una mano a canile Enpa».

PARLA ENPA - Intanto, a una settimana da questo triste episodio, il canile deve essere ancora sistemato. Riecheggiano ancora le parole di Marco Bravi, responsabile Enpa: «Siamo lasciati in balia di questa gente e tutto ormai è come prima dei militari, la cui presenza ha garantito l'unico periodo privo di intrusioni che abbiamo avuto. Via Germagnano e quanti vi abitano ed operano sono le vittime sacrificali al "politicamente corretto" di Autorità che non sono evidentemente in grado di gestire il problema e preferiscono assecondare gli anarcoidi che scrivevano «VIA I MILITARI DAI CAMPI ROM». La richiesta è una sola: che l’esercito torni a presidiare un territorio sempre più terra di nessuno.