15 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

«Ritirate i licenziamenti», i lavoratori lasciati a casa dalla Fondazione Musei alzano la voce

I 28 lavoratori che hanno ricevuto l'avviso di licenziamento della Fondazione Torino Musei arrivano in Comune a Torino. La risposta dell'assessora Leon
Commissione in Comune del 21 dicembre
Commissione in Comune del 21 dicembre (Diario di Torino)

TORINO - Si sono presentati in Comune a Torino, i 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei che, negli scorsi giorni, hanno ricevuto dai sindacati comunicazione del loro prossimo licenziamento. Contemporaneamente, in tantissimi (studenti, guide turistiche, professori universitari ecc.) sono rimasti fuori da Palazzo Civico in attesa di avere risposte dall'amministrazione in merito a quanto stava accadendo. «Un mese fa l'assessora Leon ci aveva messo al corrente delle difficoltà economiche della Fondazione Musei, ma ci aveva anche assicurato la stabilità dei dipendenti» hanno affermato i sindacati in Commissione, «il Comune di Torino storicamente è sempre intervenuto per salvaguardare i posti di lavoro, oggi invece mette in atto 28 licenziamenti». Questa mattina, giovedì 21 dicembre, è stata ribadita con forza da lavoratori, sindacati e consiglieri di maggioranza e opposizione insieme la necessità del ritiro (si badi bene, non del semplice "congelamento") delle lettere di licenziamento dei lavoratori. Risulterebbe infatti impensabile sedersi a discutere con serenità del futuro con una spada di Damocle di questo genere sulla testa.

COMUNE - «Il comportamento della Fondazione poi è degno dei padroni delle ferriere di fine 800» proseguono i sindacati che raccontano di aver ricevuto comunicazione dei licenziamenti oralmente dal segretario generale della Fondazione, Cristian Valsecchi e che questa non fosse neppure inserita all'interno degli ordini del giorno da trattare. I problemi economici in cui verte la Fondazione Musei non sono certo una sorpresa ma resta da capire se il taglio dei "28 esuberi" fosse davvero necessario o, quantomeno, non potesse essere gestito diversamente. Uno dei nodi cruciali della questione sta proprio nello stabilire in che misura l'amministrazione comunale abbia partecipato a questo piano. «La crisi era nota» ha risposto l'assessora alla cultura Francesca Leon, «e così abbiamo elaborato un piano. Venerdì 28 dicembre si aprirà il tavolo di lavoro con i sindacati e io mi faccio personalmente carico della richiesta del Consiglio Comunale di non scrivere, o di ritirare, le lettere di licenziamento. Sul piano tecnico però è tutto più complesso: se non fosse stato approvato un piano di equilibrio, la Fondazione sarebbe andata in liquidazione».

LAVORATORI - Intanto i lavoratori in protesta appaiono esausti ma non hanno nessuna intenzione di "mollare il colpo». Portano avanti la loro battaglia da lunedì con presidi, volantinaggio e ogni strumento che hanno a disposizione. «Questo licenziamento è emblematico di una generazione deprivata dei diritti basilari del lavoro» hanno affermato durante la Commissione di questa mattina «non è solo più una questione personale: Torino è conosciuta in tutta Italia come la città dei musei e della cultura, se vogliamo sputtanarci in tutta Italia facciamolo pure. Noi, dal canto nostro, faremo di tutto per impedirlo». Durante la Commissione ha preso la parola il Capogruppo della Lega Nord, Fabrizio Ricca, che ha risollevato l'annosa questione degli stipendi dirigenziali della Fondazione: «Dimezzando lo stipendio del solo Valsecchi potremmo già pagare due stipendi». A questo risponde la consigliera PD Chiara Foglietta: «Non mi voglio occupare di quanto prende Valsecchi, non mi interessa. L'assessora Leon deve promettere che farà di tutto per ritirare la lettera dei licenziamenti, dopodiché possiamo discutere di tutto il resto».