17 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

«Impossibile revocare i licenziamenti», continua l'incubo dei lavoratori della Fondazione Musei

La domanda sulla bocca di tutti oggi è una sola: i provvedimenti di licenziamento per i 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei verranno ritirati oppure no
Provvedimenti di licenziamento per 28 dipendenti della Fondazione Torino Musei
Provvedimenti di licenziamento per 28 dipendenti della Fondazione Torino Musei (ANSA)

TORINO - Il clima in questi giorni è quanto mai incerto per i 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei che si stanno battendo ininterrottamente da una settimana per la revoca della procedura di licenziamento che si sono visti calare dall'alto inaspettatamente. Dopo un primo confronto avvenuto nella giornata di ieri, giovedì 21 dicembre, tra sindacati e amministrazione comunale, questa mattina a prendere la parola è stato proprio il presidente della Fondzione Torino Musei, Maurizio Cibrario, ovvero il mandante delle famose lettere. La domanda sulla bocca di tutti dunque è una sola: i provvedimenti di licenziamento verranno ritirati oppure no?

LICENZIAMENTO - La risposta del presidente Cibrario è inequivocabile: «E' impossibile ritirare le lettere di licenziamento. Non posso farlo, altrimenti verrebbe meno il presupposto della continuità aziendale e non si approverebbe il bilancio». Gli fa eco il gruppo consiliare del M5S che, con una nota diramata post Commissione, afferma: «Questa procedura si è resa necessaria unicamente come strumento per mettere in sicurezza i bilanci della Fondazione e stabilizzarne l’equilibrio strutturale che altrimenti sarebbe andata incontro alla liquidazione e al licenziamento di oltre 150 lavoratori». Lo stesso Cibrario ha sottolineato più volte oggi in aula che, nonostante i 28 esuberi, sono stati salvati 170 posti di lavoto. Di fronte alla dubbia piega militare che ha preso la discussione ("ne sacrifico 28 per salvarne più di 100") a Palazzo Civico sono risuonati i fischi e gli applausi dei lavoratori presenti e alcuni di loro hanno deciso, a questo punto, di abbandonare l'aula. 

COMUNE - Pare dunque che la revoca dei provvedimenti ormai sia solo un miraggio lontano, sebbene sia stata più volte e con forza ribadita la volontà di trovare una soluzione per ricollocare i 28 dipendenti nell'occhio del ciclone. «Se non avessimo fatto quanto fatto» si è giustificato Cibrario, «oggi qui staremmo a discutere della liquidazione della Fondazione». Attaccato ora dai fronti di minoranza ora da quelli di maggioranza, il presidente della Fondazione Torino Musei ha inoltre ribadito che i primi progetti prevedevano provvedimenti ben più severi, come ad esempio la chiusura totale di alcuni musei. «Dal Comune ci hanno chiesto di ritardare il più possibile l’applicazione del piano per permettere di trovare delle valide contromisure. Noi dal canto nostro, non abbiamo attuato il piano a metà luglio, come avremmo dovuto». Guardando al futuro invece non resta che aspettare il 28 dicembre, data stabilita per l'avviso di un tavolo di concertazione in cui si decideranno le sorti dei 28. «La Città sta mettendo in atto tutte le azioni possibili per salvaguardare i lavoratori» ha affermato l'assessora comunale alla Cultura, Francesca Leon, oggi presente in aula. «Il 28 andremo a vedere quali sono le posizioni singole, ma in ogni caso, la Città è pronta a mettere in campo tutti gli strumenti per tutelare l’occupazione». Ha preso la parola per la prima volta in merito a questa annosa questione anche l'assessore al Lavoro Alberto Sacco: «Mi rammarico che questa situazione mi sia giunta, come Assessore, in ritardo. Cercheremo a tutti i costi una ricollocazione per tutti e 28 i dipendenti e siamo assolutamente fiduciosi che troveremo un modo».

POLEMICA - Aspettando il 28 dicembre prosegue la polemica sulle modalità di comunicazione del provvedimento messo in atto da Fondazione. «Il gruppo consiliare del M5S ha appreso con sconcerto dai giornali di una presunta manovra di licenziamento collettivo operata dalla Direzione della Fondazione Torino Musei e comunicata senza alcun accordo preventivo con le parti e non presente nell’Ordine del Giorno della seduta». Il gruppo pentastellato tiene poi a sottolineare che, fin’ora, il solo Comune di Torino ha permesso la ricollocazione di 6 lavoratori e che i maggiori sforzi per arrivare a una piena ricollocazione sarebbero stati perseguiti dallo stesso Comune. Non resta che aspettare che passi Natale e stare a vedere cosa accadrà. Nel frattempo proseguono le mobilitazioni dei lavoratori.