23 gennaio 2018
Aggiornato 04:30
Ztl prolungata

«Cara sindaca Appendino, per favore ci ascolti», lettera di un negoziante di via San Quintino

Renzo e Brunella Casacci gestiscono un’attività quasi unica nel suo genere nata nel 1949. Per loro e per tanti altri l'estensione della Ztl sarebbe un danno

A rischio le attività del centro con la nuova Ztl (© Google Street View)

TORINO - Domani è il giorno in cui gli assessori alla Viabilità, Maria Lapietra, e al Commercio, Alberto Sacco, ascolteranno tassisti, società di car sharing e negozianti per quanto riguarda la «nuova» Ztl e quelle regole ipotizzate meno di un mese fa dall’amministrazione che sembrano proprio non piacere. Abbiamo già ampiamente parlato delle proteste e dei bollini «No Ztl prolungati» attaccati sulle vetrine dei negozi. Oggi però c’è chi ha deciso di arrivare direttamente alla sindaca Chiara Appendino, scrivendo una lettera in cui vengono spiegate le motivazioni per cui sarebbe un danno un’estensione fino alle 19, o oltre.

DA VIA SAN QUINTINO ALLA SINDACA - A scrivere è una coppia, moglie e marito che gestiscono un’attività nata nel 1949 in via San Quintino 4 Bis e che oggi, quasi unica in Italia, fornisce assistenza e riparazioni sulle macchine per maglieria a uso domestico. «Buongiorno signora sindaca Chiara Appendino», inizia così la lettera spedita a Palazzo Civico, «come potrà immaginare l'accesso alla Ztl è per noi fondamentale e già facciamo moltissima fatica a spiegare che i clienti possono venire da noi dopo le 10,30 del mattino (orario in cui termina attualmente il divieto di accesso) per parcheggiare nel nostro cortile interno e scaricare la macchina. Se si collega al nostro sito potrà vedere come una macchina per maglieria non sia un oggetto facilmente trasportabile in metropolitana, per cui l'accesso al nostro negozio è fondamentale che possa avvenire con l'auto del proprietario della macchina da sottoporre a manutenzione». Poi i due negozianti, Renzo e Brunella Casacci, passano al primo punto della «nuova» Ztl, il pagamento per l’accesso: «Lei dirà che l'accesso non è mica vietato (riguardo il discorso di prima, ndr), basta pagare. Ma le assicuro che non è esattamente così: i clienti sono persone che faticano molto ad accettare cambiamenti e prevedo che ci saranno molte difficoltà a convincerli ad accedere a pagamento. Come forse potrà immaginare, le persone che si dedicano alla maglieria casalinga (Knitting in inglese), non hanno un'età che incoraggi l'adozione di sistemi psichedelici per il pagamento del ticket».

LE IPOTESI - Il negozio di via San Quintino è composto da 5 persone, i due titolari più altre tre persone tenute regolarmente a libro paga. «Dall'entrata in vigore della Ztl a pagamento noi avremo serie difficoltà a mantenere i livelli di fatturato attuali che ci consentono di mantenere aperto». Le ipotesi non sono molte e vengono spiegate una a una ad Appendino: la prima consiste nel pagare l’accesso alla Ztl direttamente da parte del negozio, la seconda è quella di cercare un punto di appoggio fuori della Ztl «che ovviamente dovrà essere presidiato e dovrà essere preso in affitto», l’ultima, onerosa quanto le altre, di organizzare un servizio a domicilio per il ritiro e la riconsegna delle macchine da sottoporre a manutenzione. «Lei dirà che se facciamo gli imprenditori dobbiamo assumerci il rischio d'impresa e attivare un'adeguata analisi dei rischi con conseguenti azioni di mitigazione. Giusto, ma l'analisi dei rischi che avevamo fatto prima della sua elezione, non dava come rischio la sua elezione, in virtù del fatto che sembrava (e sottolineo sembrava) che la sua forza politica avrebbe adottato misure di valorizzazione e potenziamento delle attività commerciali in un centro di Torino sempre più abbandonato a favore dei grandi centri commerciali in cintura, con accesso e parcheggio gratuiti».