20 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

Caso Fondazione Musei verso il lieto fine, ma restano dei punti di debolezza

Dopo diverse audizioni in Comune, due tavoli di crisi in Regione e un plateale ammanettamento dei lavoratori di fronte a Palazzo Civico, sembra che la conclusione dell'odissea dei 28 lavoratori in esubero della Fondazione Torino Musei sia vicina a una conclusione
Dipendenti della Fondazione Torino Musei ammanettati davanti al Comune di Torino lo scorso dicembre
Dipendenti della Fondazione Torino Musei ammanettati davanti al Comune di Torino lo scorso dicembre (Diario di Torino)

TORINO - Parlare di lieto fine forse è prematuro, nulla infatti è ancora stato scritto nero su bianco, tuttavia sembra che si sia sulla buona strada per risolvere la questione dei 28 lavoratori in esubero della Fondazione Torino Musei. Il caso, lo ricordiamo, affonda le sue radici nel dicembre del 2017, quando la Fondazione avviò ventotto provvedimenti di licenziamento al fine di poter approvare il bilancio. Da allora, dopo diverse audizioni in Comune, due tavoli di crisi in Regione e un plateale ammanettamento dei lavoratori di fronte a Palazzo Civico, la tensione sembra essersi allentata.

FONDAZIONE MUSEI - «Siamo molto felici perché con uno sforzo comune siamo riusciti a individuare una collocazione per tutti i lavoratori» ha affermato l'assessore alla Cultura del Comune di Torino, Francesca Leon. Le fe eco l'assessora regionale Antonella Parigi, intervenuta anch'essa al secondo tavolo di crisi con i sindacati, che si è tenuto questa mattina, martedì 30 gennaio. A oggi quindi i 12 lavoratori impegnati nella biblioteca e fototeca della Gam possono dirsi salvi (grazie a un contributo aggiuntivo di 350mila euro messo sul piatto dalla Regione); i 9 dipendenti attualmente stanziati al Borgo Medievale verranno riassorbiti all'interno delle maglie delle Fondazione Musei; i 4 ex dipendenti comunali potranno, qualora lo volessero, accettare di rientrare in Comune e, dulcis in fundo, i tre lavoratori del Museo Diffuso della Resistenza rimarranno ufficialmente sotto la Fondazione, in attesa di essere inseriti in una delle aziende partecipate del Comune di Torino.

DEBOLEZZE - Tutto è bene quel che finisce bene, senza dubbio, ma alcune perplessità rimangono. Come mai, ad esempio, ai soli tre lavoratori del Museo della Resistenza tocca il "privilegio" di intraprendere il cammino incerto delle partecipate. «Il Comune di Torino deve continuare a pagare gli stipendi fino a che non si arriva alla soluzione definitiva delle partecipate» hanno affermato i sindacalisti intervenuti questa mattina al tavolo di crisi. «In ogni caso, qualsiasi cambio di datore di lavoro deve mantenere inalterate le tutele contrattuali. Ci auguriamo comunque che anche quei tre lavoratori possano essere reinseriti in qualche modo all'interno della Fondazione». Un altro punto d'ombra riguarda il Borgo Medievale che, come è noto, tornerà al Comune di Torino il prossimo aprile. La struttura verrà svuotata del personale in essere e, al suo interno, resteranno solamente due custodi. Uno è un ex dipendente comunale, per cui non si pongono problemi; l'altro invece è un dipendente della Fondazione e deve fare i bagagli. Per dove? Per la biblioteca della Gam, dove sostituirà l'attuale custode (ex dipendente comunale), che si trasferirà a sua volta al Borgo. Un gioco di magia mirabile che ha, quanto meno, il pregio di non lasciare a casa nessuno.

LAVORO - Questo patto tra "gentil donne", così come lo ha definito oggi Parigi, soddisfa a metà i sindacati che aspettano di vedere una proposta concreta che permetterà il ritiro definitivo dei provvedimenti di licenziamento. «Va bene l'impegno di Comune e Regione per risolvere il problema ma, mettiamola così, prima di dare un giudizio definitivo vogliamo leggere nero su bianco la proposta» hanno spiegato i sindacati, che mantengono lo stato di agitazione fino ad allora. «Tutti ci abbiamo messo qualcosa» ha sottolineato Leon a margine dell'incontro: la Città riassorbendo gli ex comunali e facendosi carico del Borgo, la Regione attraverso un maggiore impegno finanziario e la Fondazione attuando una riorganizzazione delle attività. «Ci riserviamo di valutare la linea da tenere in sede di votazione del nuovo Statuto della Fondazione, vincolandone l'approvazione all'effettiva tutela dei livelli occupazionali attualmente in essere» fanno sapere i portavoce del Movimento 5 Stelle. «Politicamente abbiamo offerto il massimo della collaborazione, accettando nel nuovo Statuto una governance paritetica con la Regione al fine, tanto di stabilizzare e rilanciare il sistema civico museale, quanto di tutelare i lavoratori del comparto».

FONDAZIONE - Prosegue intanto il percorso che porterà la Fondazione a diventare Fondazione Torino Piemonte Musei: in tale ente, a fianco dei tre musei della Città di Torino si aggiungerà il Museo Regionale di Scienze Naturali. Verrà inoltre costituito un ufficio dedicato alle attività di coordinamento e supporto al sistema museale regionale.. «Siamo certi che gli impegni assunti verranno onorati da tutti i soci fondatori e che presto anche il Museo di Scienze Naturali potrà aggiungersi alle eccellenze museali della rinnovata "Fondazione Torino Piemonte Musei» concludono i Cinquestelle.