21 maggio 2018
Aggiornato 16:30
Museo Egizio

Gił le mani dal direttore dell'Egizio: dopo le accuse, la risposta di Fratelli d'Italia

«Non ho mai scritto di voler cacciare nessuno, tanto meno il direttore del museo egizio che so bene essere stato nominato dopo selezione internazionale»

Incontro tra Giorgia Meloni e Cristian Greco di fronte all'Egizio (© ANSA)

TORINO - Se c'è una cosa che ai torinesi proprio non gli devi toccare è il Museo Egizio. Prova lampante di quanto detto sono le polemiche che da venerdì scorso si susseguono senza sosta su canali più o meno istituzionali, alternando solidarietà a minacce. Ma andiamo per ordine, tutto ha avuto inizio dall'offerta 'prendi 2 paghi 1' che il Museo ha proposto (per un periodo di tre mesi) ai visitatori di lingua araba. La promozione, 'Fortunato chi parla arabo', è dedicata ai cosiddetti 'nuovi italiani' e ha l’obiettivo di avvicinare il pubblico a una delle culture più importanti del mondo arabo. Ripartiamo da qui e ripercorriamo i sentieri della querelle.

EGIZIO - La promozione era nota in casa Egizio e, già nel gennaio del 2017, il Capogruppo della Lega Nord Fabrizio Ricca aveva sollevato un vespaio considerandola discriminatoria. A un anno di distanza, la promozione è la medesima, ma la polemica è ben più grande. Prima l'attacco del leader della Lega Matteo Salvini («Razzismo contro gli italiani, pazzesco!»), poi la risposta dell'Egizio, la solidarietà di Chiara Appendino al Museo di Antichità e via via in una girandola che ci porta fino a venerdì 9 febbraio quando, a poche settimane dalle elezioni, Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) si è presentata davanti al museo torinese per manifestare il proprio dissenso contro l'offerta, a suo parere discriminatoria, messa in atto dall'Egizio. Non si è fatto attendere il presidente Christian Greco, che è sceso in strada e ha cercato di spiegare, con un'eleganza che non è passata inosservata, all'antagonista il suo punto di vista sulla promozione. «Ringrazio Christian Greco per la sua gentile fermezza, per le sue pacate e puntuali risposte» ha affermato poco dopo l'incontro l'assessora comunale alla Cultura Francesca Leon, sostenuta dalla sindaca Appendino.

MELONI - Lo scambio di battute tra i due è avvenuto con il sorriso sulle labbra, ma il malcontento ribolliva sotto la superficie. All'indomani dello scontro verbale infatti sono piovute manifestazioni di solidarietà per il direttore garbato dell'Egizio e così la fiamma si è riaccesa. Dai vertici di Fratelli d'Italia poi è arrivato un annuncio che ha lasciato tutti senza parole: «Una volta al governo, il partito realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l'appartenenza ideologica». E' a questo punto che si è "intromesso" nel dibattito anche il Ministero che, dopo aver espresso pubblicamente solidarietà al direttore dell'Egizio, ha condannato le strumentalizzazioni politiche e ha ricordato che il Museo non è Statale. Appare quindi chiara la gaffe: la nomina del direttore non compete il governo, ma avviene tramite un bando emesso dalla Fondazione. «E' stata una spiacevole intromissione durante la campagna elettorale. Qualcosa non va» ha dichiarato nonostante tutto Bruno Murgia, deputato di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Cultura. «Il ministro Franceschini non ha niente da dire in merito alla debordante dichiarazione di alcuni dirigenti del Mibact?» segue Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, «Promuovere politiche culturali non consente loro di entrare nell’agone politico con affermazioni che esulano dal loro compito. Se vogliono fare politica, liberi di farlo ma non dietro una scrivania e pagati dagli italiani».

POLITICA TORINESE - Dalla Regione al Comune tutti in questi giorni hanno difeso a spada tratta il direttore dell'Egitto. Partiamo da Leon che, in una nota diffusa domenica sera, ha espresso piena solidarietà a Christian Greco, definendolo 'punta di diamante del nostro Paese'. «Con le sue dichiarazioni Giorgia Meloni supera ogni limite. Vorrei anche ricordarle che quel ruolo non è nominato dal governo. La cultura è un bene universale, di tutti e bene fa il direttore Christian Greco a costruire percorsi per avvicinare le persone a un patrimonio così importante, che siano studenti,  anziani, famiglie, innamorati e anche chi parla arabo. Sono indignata da queste strumentalizzazioni che fomentano odio e richiamano ad un nazionalismo pericoloso e deleterio» e ha concluso Leon: «Essere donne e uomini di cultura vuol dire costruire ponti, non innalzare muri». A poca distanza è arrivato anche il commento dell'assessore regionale alla Cultura, Antonella Parigi, che sul suo profilo Facebook personale ha scritto: «I vertici di Fratelli d'Italia dichiarano che, se dovessero andare al governo, rimuoverebbero Christian Greco dalla direzione del Museo Egizio. Non solo la sua nomina non spetta al governo, ma questo clima da caccia alle streghe dovrebbe farci riflettere: vogliamo davvero vivere in un paese così? Io personalmente no. Preferisco vivere in un luogo pieno di Christian Greco». Parigi aveva già espresso solidarietà al presidente dell'Egizio, affermando nei giorni passati: «Candidiamolo a torinese dell'anno!». Non è mancata infine neppure la reazione di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e storico amatore dell'Egizio: «Le dichiarazioni fatte da Fratelli d’Italia sono di inaudita gravità e tradiscono la natura intollerante di costoro. Sarebbe bene che i loro alleati in doppiopetto berlusconiano si pronunciassero al riguardo. In ogni caso, per quel che mi riguarda, esprimo piena e attiva solidarietà al direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco: lo difenderemo in tutti i modi e fino in fondo».

FRATELLI D'ITALIA - Di fronte a tanto clamore mediatico il balletto delle parti prosegue e nelle ultime ore Fratelli d'Italia risponde: «Preciso che non ho mai scritto di voler cacciare nessuno, tanto meno il direttore del Museo Egizio, che so bene essere stato nominato dopo selezione internazionale» fa sapere Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fratelli d'Italia. «Per quanto riguarda lo spoil system ricordo che era riferito in generale alle cariche apicali ministeriali e che come prevede la legge 145 del 15 luglio 2002 e successive decadono 90 giorni dopo l’insediamento del nuovo esecutivo. Rimane la critica alle iniziative del direttore Greco e agli estensori dell’appello politico intervenuti in difesa della gestione del Museo, ma almeno queste penso rientrino ancora nel perimetro della libertà d’espressione. Se qualcuno pensa di attribuirmi  affermazioni che non ho fatto dovrà rispondere in tutte le sedi». Intanto, da Renzi a Franceschini, non sono mancate in questi giorni manifestazioni d'appoggio al direttore del'Egizio: «Ho dato personalmente ieri sera la mia solidarietà a Christian Greco. Per il resto condivido dalla a alla zeta ciò che scrive il Ministro, bravo Dario», così su Twitter il segretario del PD, Matteo Renzi. Chiudiamo quindi ricordando le parole del ministro alla Cultura, Dario Franceschini: «Noi le persone competenti come Christian Greco, con esperienza internazionale e indipendenti le abbiamo chiamate a dirigere i musei italiani. La destra minaccia di cacciarle perché non ubbidiscono. E' proprio vero: il lupo perde il pelo ma non il vizio».