21 maggio 2018
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Eventi a Torino, gli spettacoli da non perdere dal 13 al 16 febbraio

Classici, commedie, drammi e spettacoli sperimentali. Ecco che cosa vi attende nei teatri della cittą ed una piccola guida per non perdere il meglio

Torino, gli spettacoli da non perdere dal 13 al 16 febbraio (© ANSA)

TORINO – Dalla commedia, al musical; dai classici, alle storie vere. Ecco qualche consiglio per non lasciarsi sfuggire i momenti più interessanti della settimana torinese.

Classici a teatro
Al Teatro Alfieri, da martedì 13 febbraio, «Sogno di una Notte di Mezza Estate» con Stefano Fresi, Giorgio Pasotti, Violante Placido, Paolo Ruffini. Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano continuamente all’interno di questa originale versione del noto testo shakespeariano, sempre originalmente e genialmente contaminate e ricreate dalla fervida fantasia dell’adattamento. Il «Sogno di una Notte di Mezza Estate» è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul non sense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. La trama principale si snoda attorno alle vicende amorose di Ermia e Lisandro, e di Elena e Demetrio, le cui avventure sentimentali sono complicate dall’entrata in scena di Oberon e Titania, re e regina delle fate che, servendosi di un folletto di nome Puck, creano scompiglio ai sentimenti degli amanti.

Teatro musicale
Al Teatro Colosseo, da martedì 13 febbraio, in scena «Dorian Gray - La bellezza non ha pietà» è un'opera di teatro musicale che seduce lo spettatore con un intenso viaggio psicologico all'interno dei temi romanzati da Wilde, grazie a un sinuoso intreccio di monologhi teatrali e arie musicali, dall'orchestrale al rock contemporaneo. Dorian Gray e la fisicità della sua anima sono immersi in disegni di luce e geometrie oniriche proiettate su più livelli di profondità generando un rapporto intimo ed emotivo con il pubblico. L'opera è interpretata dal megnetico Federico Marignetti, affiancato dalla danza di Marco Vesprini e Thibaultn Servière. Firma i testi e le musiche Daniele Martini, regia di Emanuele Gamba, produzione Pierre Cardin che ha firmato anche i costumi.

Romanzo teatrale
Da martedì 13 febbraio, al Teatro Gobetti, in scena «Il senso della vita di Emma». il romanzo teatrale di una famiglia, dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri. Arte, politica, terrorismo, relazioni, ecologia, scelte: si muove tra memoria e presente la nuova creazione di Fausto Paravidino. «Fausto Paravidino non è un autore famoso in Italia, ma è uno dei migliori. Forse non è così noto, perché è un autore di teatro, un drammaturgo; e scrivere per il teatro sembra quasi un’arte di nicchia qui da noi. Comunque sia, Paravidino - oltre a essere un bravo regista e un bravo attore - è soprattutto uno dei più talentuosi drammaturghi italiani, forse sarebbe meglio dire: uno dei migliori drammaturghi europei»: così lo descrive lo scrittore Christian Raimo. Un talento che si è imposto subito come una delle nuove voci della scena italiana, appena ventenne. Le sue storie sono fotografie, ritratti di una quotidianità semplice, viva e riconoscibile, così ficcante che nel 2010 la Comédie Française mette in scena il suo «La malattia della famiglia M. Paravidino non si sottrae al personale» (Il diario di Maria Pia, dedicato alla malattia della madre) oppure al sociale (Genova 01, commissionato dal Royal Court Theatre di Londra), ma mantiene sempre una lucidità dello sguardo che fa dei suoi lavori pezzi unici, ironici, ma con retrogusto amaro. Il senso della vita di Emma ha un tratto noir: «è un romanzo teatrale in due parti. Siamo all’opening di una galleria, tra i quadri c’è il ritratto di una donna: Emma. Comincia così la sua storia, raccontata e agìta dalle persone della vita di Emma: la madre, il padre, il fratello, la sorella, gli amici dei genitori, il parroco, una vicina… ma non da Emma, lei non parla perché è scomparsa. È scomparsa volontariamente e le persone della vita di Emma si chiedono perché Emma abbia fatto come la madre di Emma quando era incinta di Emma. Emma nessuno sa dov’è».

Pirandello a teatro
Da martedì 13 febbraio, al Teatro Carignano, Carlo Cecchi torna a Pirandello nel 150esimo anniversario della nascita dell'autore, dopo gli storici «L'uomo, la bestia e la virtù» e «Sei personaggi in cerca d'autore», con uno dei testi più noti e rappresentati del drammaturgo, diretto e interpretato insieme a undici attori. «Enrico IV» è una pietra miliare del teatro dello scrittore siciliano e della sua poetica, con i grandi temi della maschera, dell'identità, della follia e del rapporto tra finzione e realtà. La storia dell’uomo che da vent’anni veste i panni dell’imperatore Enrico IV prima per vera pazzia, poi come inganno per simulare una nuova vita, ed infine per sfuggire lucidamente alla realtà, è l’emblema del legame pirandelliano tra maschera e realtà. Ma l’altro tema che lega questo testo ai Sei personaggi, con il quale condivide l’anno di debutto (1921), è quello della recitazione stessa, del teatro, che non è sempre e solo forma che si oppone alla vita, ma si interseca con essa, vi si sovrappone, ne acquisisce realtà.

Web serie a teatro
Al Teatro Ragazzi e giovani, da mercoledì 14 febbraio, alle 21, «Colpo di scena live». in un giorno di ordinaria follia, un giovane malvivente, abituato a vivere di espedienti, si vede catapultato nel mondo del teatro. A guidarlo in quell’esperienza, un’attrice fascinosa, un tecnico nevrotico, un’assistente gelosa e tanti altri personaggi, tutti alle prese con il compito di portare in scena la «favola delle favole»: Cappuccetto Rosso. Il percorso è, ovviamente, a ostacoli. Mettere in piedi uno spettacolo significa fare i conti con mille problemi e imprevisti. E forse, di mezzo, c’è anche l’amore… La divertente trasposizione teatrale dell’omonima web-serie.

Opera
Giovedì 15 febbraio al Teatro Regio, in scena «Salome». «Una volta, in occasione del compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto ad Erode, che con giuramento promise di darle qualunque cosa gli avesse chiesto. Ella perciò, istigata da sua madre, chiese: «dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista»» (Vangelo secondo Matteo, 14, 6-8). La figlia di Erodiade, che né il Vangelo di Matteo né quello di Marco nominano mai, è Salome, la protagonista del dramma di Oscar Wilde,scritto in francese e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1896 (a Londra il Lord Ciambellano ne aveva vietata la messa in scena perché c’era il divieto di portare su un palcoscenico i personaggi biblici) e che Richard Strauss vide a Berlino al Piccolo Teatro di Max Reinhardt. La scandalosa Salome che balla seminuda per il tetrarca e bacia con voluttà la testa mozza del Battista, diventa un «dramma musicale» nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann dal testo di Wilde. «Dio mio, che musica nervosa! È proprio come se tanti scarafaggi ti scorrazzassero nei pantaloni» disse il padre di Strauss, dopo che il figlio gli aveva suonato qualche pagina al pianoforte. Il compositore raccontava con serenità questi commenti e con grande ironia annotava anche: «Guglielmo II disse una volta al suo sovrintendente: 'mi spiace che Strauss abbia composto questa Salome; mi è molto simpatico, ma con questa si farà un danno terribile'. Questo danno mi permise di costruirmi la villa di Garmisch!».

Commedia
Al Teatro Gioiello, giovedì 15 febbraio, in scena «4 donne e una canaglia». Fortissime le donne orbitanti attorno a questo classico maschio crudele (la Canaglia) che, in maniera impenitente, ha collezionato un’ex-moglie, una moglie, un’ex-amante ed una amante molto giovane. Fin qui tutto sembra sotto il suo controllo sapiente. Ma un nuovo impensabile progetto della canaglia scombina questo apparente perfetto ménage. La canaglia sembra spacciata ma… attraverso il divertente testo di Chesnot, ogni interprete si muove con leggerezza, coinvolgendo il pubblico in un susseguirsi irrefrenabile di ilarità, irresistibili malintesi e gustose battute. In evidenza, il rapporto quasi mai risolto tra uomo e donna, del quale non possiamo fare a meno… Di Pierre Chesnot – adattamento Mario Scaletta – regia Nicasio Anzelmo – produzione Spettacoli Teatrali Produzioni. Con Marisa Laurito, Corinne Clery,  Barbara Bouchet e la partecipazione straordinaria di Gianfranco D’angelo e con Ester Vinci e Nicola Paduano.

Spettacolo
Alla Lavandreria a Vapore di Collegno, venerdì 16 febbraio, in scena «Senza filtro, uno spettacolo per Alda Merini». Andiamo a trovarla Alda. Dietro le pagine. Oltre il flusso della sua poesia. E allora troviamo il Naviglio e il Bar Charlie, il risuonare liquido della sua risata, i tasti che premono come una corrente sulla macchina da scrivere. Il fumo è una scia che lascia impressa Rosella Rapisarda, nell’istantanea di Alda Merini che ritrae. In una vita Senza filtro, che non si protegge dalla vita stessa e dall’amore perché troppo ti cambia, ti rende diverso, pericoloso. . . e allora meglio rinchiuderli quelli così, meglio rinchiuderli dentro una casa, dentro un ruolo, dentro una corsia di manicomio, dentro un bar. Uno spettacolo che è un invito a frugare oltre le pagine di una straordinaria poetessa.

Storia e teatro
Al Teatro Astra, da venerdì 16 febbraio, in scena «Il Giuramento». «Il mio testo teatrale racconta di uno di quei dodici professori universitari su milleduecentotrentotto che il 13 novembre 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo. Si chiama Mario Carrara e fa il medico legale. Nella vita di Carrara, vedovo solitario, ironico e inacidito al tempo stesso, c’è l’università che per lui è esercizio del dubbio volterriano. C’è la fantesca Tilde che lo accudisce, lo sfotte, lo scuote. E c’è il carcere dove Carrara da vent’anni va ad ascoltare, a lenire, a curare solitudini. Attorno a lui corre l’Italietta conformista dei primi anni del fascio, gli studenti con la tessera del Guf cucita nella tasca dei pantaloni, il finto perbenismo, la carriera, le conversazioni vaghe e discrete dei colleghi, le brume umide di una città del nord… Finché accade qualcosa. Lentamente attorno a sé Carrara percepisce l’agonia di un’Italia in cui molti capiscono cosa sta accadendo ma pochi scelgono di stare dalla parte giusta. Quando il rettore gli comunica data e prescrizioni del giuramento – fedeltà al re e al duce – Carrara capisce di non poterlo fare. Mentre gli altri professori pronunciano il loro giuramento, vedremo Carrara attraversare i camminamenti del carcere in cui ha sempre lavorato da medico legale: questa volta da detenuto. Non ha giurato. Non poteva. Non potrà mai più». Claudio Fava. Il giorno dopo le cattedre dei reprobi verranno immediatamente riassegnate. Nessuno dei nuovi docenti si tirerà indietro. Alla storia resteranno solo i nomi dei dodici che seppero dire di no a Mussolini. Mario Carrara fu uno di loro.

Giovani e teatro
A Bellarte, venerdì 16 febbraio, in scena «Domani mi alzo presto». Domani mi alzo presto e mi metto a studiare per l’esame. E finisco quel progetto che devo scrivere da settimane. E mi iscrivo in palestra. E attacco l’etichetta con il mio nome sul campanello di casa. Tutte le cose che vorrei fare. Tutte le cose che non ho mai tempo di fare. Domani mi alzo presto, e faccio una lista di cose da fare. È lunedì mattina. È una settimana decisiva per le vita di tre giovani adulti che condividono lo stesso appartamento. Eppure, sembrano impegnati a fare una sola cosa: rimandare a domani. Passare giorni e notti a guardare infinite serie TV. Sempre meglio che affrontare il mondo reale. Domani mi alzo presto è una promessa da fare ogni sera e da disattendere ogni mattina. È una commedia. Dura un’ora. Come tre episodi di Friends. Come un episodio e mezzo di Breaking Bad. Come trecentoventi sigle di Lost. Domani mi alzo presto. Tra il dire e il fare c’è il procrastinare.