Dalla Mole a Superga, il viaggio in elicottero su Torino: «Vi svelo la città vista dal cielo»

Fabio Polosa si occupa da 8 anni di fotografia aerea: ci ha raccontato i suoi viaggi su Torino, svelandoci particolari della città unici ed emozionanti
Torino vista da un elicottero: la magia delle foto aeree
Torino vista da un elicottero: la magia delle foto aeree (Fabio Polosa)

TORINO - Com’è Torino vista dal cielo? Cosa si prova a fotografare il capoluogo piemontese da un elicottero in volo? Provate per un attimo a chiudere gli occhi e a «sognare»: vi trovate a centinaia di metri d’altezza. Sotto di voi quegli edifici e quei luoghi che siete abituati a guardare, ma da questa prospettiva è tutto diverso: la Mole, piazza San Carlo, Palazzo Madama. E ancora, Superga, il parco del Valentino. Geometrie straordinarie, architetture uniche, ordine e bellezza. E’ la nostra città, Torino, ma i colori sono diversi, il punto di vista è unico. Per capire almeno in parte il turbinio di emozioni che si provano a fotografare Torino dal cielo, abbiamo rivolto alcune domande a Fabio Polosa. Fabio ha 37 anni, da 8 si occupa di fotografia aerea. Ha pubblicato dieci libri in cui reinterpreta le forme e i volumi della natura e dei manufatti umani, sempre da una prospettiva differente: il cielo. 

Fabio, come vedi Torino da un elicottero? Quali sono i punti o le zone che ti hanno colpito di più? 

Che sia un elicottero o un aereo o qualsiasi altro mezzo volante, la protagonista è la città. Torino rispetto alle altre città fotografate negli anni è quella che al primo impatto da l’idea di ordine. L’impianto urbanistico ereditato dalle sue origini di Castrum Romano emerge immediatamente, ma questo lo si può vedere anche da una cartina o dai servizi di visione satellitare. Quello che colpisce maggiormente è la vita della città, una specie di continua circolazione di uomini e mezzi che rendono pulsante la vita urbana. Quel caos apparente che fa sembrare i flussi e le dinamiche urbane come manovrate da una mano invisibile. Di Torino è facile amare i landmark, quali Palazzo Madama, la Mole, Superga e i numerosi palazzi, ma tutta la città ha qualcosa da raccontare, degli stabilimenti di Mirafiori, a numerosi reperti di archeologia, sia antica che industriale,  ai parchi e alle vie della periferia. Torino è una città che si è sviluppata orizzontalmente in un contesto paesaggistico mozzafiato, ed è legata indissolubilmente al suo territorio e alla sua storia.  

La Gran Madre e il ponte Vittorio Emanuele I

La Gran Madre e il ponte Vittorio Emanuele I (© Fabio Polosa)

Com’è nata questa passione per le foto aeree? 

La foto aerea è uno strumento per raccontare un territorio, una città e l’impatto dell’umanità sul mondo. Dall’alto si può osservare come si siano sviluppate le attività umane, seguendo le «righe» scritte dalla natura. Osservando dall’alto è possibile definire i tempi i cui determinate aree si sono sviluppate perché le differenze tra gli stili architettonici e l’impianto urbanistico hanno differenze immediatamente percettibili. L’idea di fotografare dall’alto è nata dopo aver conosciuto l’opera di maestri quali Giacomelli e del contemporaneo Yann Artuss Bertrand, ma ovviamente tutto rielaborato secondo la mia sensibilità, e la mia visione del mondo. Dall’alto si può vedere un caos ordinato, perché si vede chiaramente che non c’è pianificazione né nella natura, né nello sviluppo delle attività umane, ma solamente rapporto di Causa – Effetto. Il rapporto dell’uomo con il territorio si è sviluppato intorno alle risorse naturali, in primis l’acqua, ma è influenzato da tanti fattori, quali risorse di materie prime, vicinanza a vie di comunicazione e tanti altri. Dall’alto si può anche scoprire quanto il verde impatti sulla vita delle città, e di come spesso questo sia molto più abbondante di quanto percepito al suolo. 

Adrenalina, emozione, paura: cosa provi quando scatti una foto dal cielo?

Io soffro l’altezza, sono in seria difficoltà anche su un semplice sentiero di montagna e quindi prima di ogni volo fotografico non sono mai tranquillo, anche se è tutto pianificato nei minimi dettagli. Poi una volta in aria fortunatamente l’ansia sparisce e riaffiorano alla mente tutte le ricerche fatte prima del volo (per ogni ora di volo, ci sono fino a 10 ore di ricerca e pianificazione) e salvo inconvenienti avviene tutto come preventivato, con scostamenti dagli stimati solitamente di pochi minuti. Non sono amante del rischio, non cerco e non voglio alzare l’asticella ogni volta, non amo i virtuosismi, ma il racconto. La fotografia è comunque un linguaggio prima che un’espressione tecnica ed è la capacità di raccontare che testimonia la riuscita di un progetto. Volare è pericoloso e va fatto responsabilmente, soprattutto per chi non è a bordo, ma vive la sua vita in città o sul territorio. Chi vola è consapevole di eventuali rischi e ne accetta le conseguenze, chi è a terra non deve essere assolutamente messo situazioni di pericolo. 

Fabio Polosa in elicottero

Fabio Polosa in elicottero (© Fabio Polosa)

Da dove partono le tue missioni aeree? Decidi prima del decollo cosa fotografare, o la foto nasce in cielo, dall’ispirazione del momento? 

Le missioni iniziano mesi prima con ricerca bibliografica, sopralluoghi a terra per capire cosa, come e quando fotografare. Anche se fino a quando non sono per aria non ho la visione definitiva, quindi è un continuo correggere per ottenere la composizione e il racconto prefissato. Il rischio più grosso di un volo strettamente pianificato è quello di rimanere vittima di una «visione a tunnel» dove tutto quanto fuori dalla programmazione viene ignorato, perdendo uno dei vantaggi più grandi dell’essere in aria insieme alla macchina fotografica: le sorprese inaspettate. Per cui mentre cerco di seguire il programma, cerco di cogliere particolari o situazioni meritorie di interesse e paradossalmente sono quegli scatti non pianificati ed inaspettati a dare carattere al racconto. Bisogna essere comunque sempre attenti perché a volte si ha veramente poco tempo per scattare. 

Dall’alto si notano le differenze sociali che si percepiscono «a terra» oppure dal cielo le differenze scompaiono? 

Dipende dalla quota, sopra ai 10,000 piedi è difficile anche percepire la presenza umana e le città sembrano ammassi di tetti e strada. Volando a bassa quota invece alcune differenze sono mitigate, i piccoli segni di incuria spariscono, ma appaiono molto più evidenti le differenze tra la gli stili di vita delle varie zone. Le zone centrali mediamente sono più ordinate, e nei mesi estivi piene di vita, i quartieri «dormitorio» di solito appaiono poco vivi. Nei voli notturni questo è amplificato a dismisura, cambia l’intensità e il colore dell’illuminazione delle strade e alcune zone sembrano veramente delle macchie scure. 

Il mercato di Porta Palazzo visto dal cielo, di notte

Il mercato di Porta Palazzo visto dal cielo, di notte (© Fabio Polosa)

Ho visto che volate di notte, quando la città «dorme» ed è illuminata da migliaia di luci. Penso sia una situazione davvero unica, raccontamela. 

Volare di notte è particolarmente stressante per tutto l’equipaggio, perché a bordo è tutto buio, e diventa difficile anche consultare le note, quindi la maggior parte del lavoro viene fatta a memoria o con l’aiuto di qualcuno che con una piccola torcia spunta i soggetti appena fatti e ricorda quelli ancora mancanti. Il pilota deve essere attento a eventuali ostacoli non segnalati e dopo una certa ora anche il rumore diventa un problema. Tecnicamente le moderne fotocamere permettono di gestire le zone illuminate senza grossi problemi, adottando solamente alcuni stratagemmi e attenzioni particolari. Anche in questo caso però la differenza tra una buona foto e una foto normale è in quello che si riesce a raccontare. Il virtuosismo tecnico è comunque in secondo piano rispetto alla necessità di creare una storia. 

Ci vogliono autorizzazioni particolari per volare sopra una città e fare il tuo lavoro? 

Per volare sulle città è necessario avvisare il controllo del traffico aereo concordando precedentemente le zone interessate alle riprese (ad esempio alcune zone sono sul sentiero di discesa dell’aeroporto di Caselle) per evitare di avvicinarsi pericolosamente ai voli di linea o HEMS, che causerebbe l’inserimento del TACAS (dispositivo di avviso anti collisione) causando interruzioni o ritardi nei voli programmati o in emergenza. Inoltre è opportuno avvisare anche gli organi di pubblica sicurezza, perché non è raro che qualcuno chiami preoccupato per un’insistente permanenza di un elicottero in zona. In alcune città è necessaria proprio un’autorizzazione specifica. 

LA FOTOGALLERY COMPLETA DI TORINO VISTA DALL'ALTO DA FABIO POLOSA

La foto «torinese» a cui sei più legato e se c’è un obiettivo che non hai ancora avuto modo di fotografare ma che vorresti immortalare della nostra Torino?

Tendo a non dare particolare importanza alle singole immagini, quanto al racconto di una serie. La parte più emozionante è stata riprendere la Sacra di San Michele all’alba, e Superga immersa nell’oscurità. Una serie a cui sono particolarmente legato è la visione di Piazza Vittorio, volata tutta laterlamente partendo da Villa della Regina, serie ripetuta più volte sia di giorno che di notte. Se devo pensare ad alcuni scatti specifici, penserei al primo piano dei visitatori sul Belvedere panoramico della Mole Antonelliana intenti a fotografarmi, mentre io fotografo loro, uno scatto ancora inedito della mole ripresa quasi in verticale e i tetti delle officine di Mirafiori, un pattern incredibile e inimmaginabile prima di volarci sopra. Torino l’ho ripresa quasi tutta, ho qualche idea per i nuovi scatti, chissà che non li possiate vedere presto.

La Reggia di Venaria da una prospettiva... decisamente inedita

La Reggia di Venaria da una prospettiva... decisamente inedita (© Fabio Polosa)

Quali progetti hai nel futuro prossimo? Riguardano anche Torino? 

I progetti sono tanti, alcuni grandi, ma non ne parlo sino a quando non si concretizzano. Probabilmente ci sarà qualcosa di nuovo su Torino nei prossimi mesi. 

Per concludere, fai un favore a tutti i torinesi: svela a tutti un segreto di Torino, una particolarità che solo chi viaggia nel cielo conosce

Non posso dire un segreto che valga per tutti, perché ognuno conosce e vive la città in un modo diverso e del tutto personale. La città è un luogo, ma è anche l’animo di chi l’ha costruita e di chi l’ha vissuta, anche se spesso  dimenticato perché non autore di gesti eclatanti. Ogni Torinese nella storia millenaria della città ha lasciato quel piccolo mattone su cui si fonda la vita di un centro urbano.  Anche noi, siamo un pezzo della storia della città e lo saremo quando le generazioni future leggeranno della nostra epoca sui libri di storia, dimenticando le gesta individuali, ma vivendo la bellezza della città e l’eredità che avremo lasciato, come tanti piccoli gestori di un patrimonio artistico-socio-culturale immenso. Il segreto che ti rivelo quindi è molto intimo, non ha a che fare con l’architettura, con l’urbanistica o con la fotografia in particolare. Ho moltissimi ricordi ed esperienze che mi legano a Torino e questo mi rende difficile vedere la città con occhi imparziali, perché la amo dal primo giorno in cui ho vi ho messo piede.  Ho vissuto e conosciuto molte altre città, all’apparenza più appariscenti, più funzionali, più a misura d’uomo, ma volare su Torino è stato un rinvigorire l’amore che ho per la città, come scoprirla nuovamente, in modo più maturo e da una prospettiva differente. Ho scoperto di esserne innamorato come e più della prima volta che l’ho vista.