25 aprile 2019
Aggiornato 05:30
Appuntamenti

Eventi a Torino, gli spettacoli da non perdere dal 27 febbraio al 2 marzo

Drammi, commedie, balletti, grandi personaggi. Ecco cosa vi attende sui palchi dei teatri torinesi ed una piccola guida per non perdere gli appuntamenti migliori

TORINO – Emozioni, risate, movimenti armoniosi e storie di personaggi celebri. Ecco qualche consiglio per non lasciarsi sfuggire gli spettacoli più interessanti della settimana

A teatro
Da martedì 27 febbraio, al Teatro Carignano, in scena «Il padre». Questo è il dramma per eccellenza: rappresentato per la prima volta nel 1887, è il testo più famoso di Strindberg. In esso il drammaturgo, partendo dai conflitti di coppia, mette in discussione non solo il matrimonio, ma i valori della società borghese: un capolavoro di dura psicologia, come lo definì Nietzsche, diretto e interpretato da Gabriele Lavia come archetipo del precipitare dell'uomo e della crudele sopraffazione da parte della donna.

Spettacolo
Al Teatro Gobetti, da martedì 27 febbraio, in scena «Pedigree». Babilonia Teatri - Enrico Castellani e Valeria Raimondi - si distinguono per un linguaggio estremo, pop, rock, punk. «Pedigree» è la storia di un giovane uomo, della sua famiglia con due madri, del padre donatore e dei suoi cinque fratelli sparsi per il mondo. Racconta le difficoltà di una nuova generazione alle prese con genitori biologici e genitori di fatto, con nuove problematiche di identità e di coscienza. 

Commedia
Al Teatro Gioiello, da martedì 27 febbraio, per la prima volta, in esclusiva, in Italia, il regista inglese Mark Bell mette in scena lo spettacolo «The play that goeswrong» (Che disastro di Commedia), nato nel 2012 in un piccolo teatro all’interno di un pub di Londra, The Old Red Lion, con un massimo di 60 spettatori a sera e una scenografia costruita dagli attori stessi. Questo spettacolo ha avuto un tale successo da debuttare poi in prima mondiale nel 2014 al Duchess Theatre di Londra dove è incredibilmente ancora in scena. Premiata agli Olivier Awards 2015 come Miglior Commedia dell’anno, nel 2016 vince in Francia il Premio Molière. Mescola il gioco del teatro nel teatro di Rumori Fuori Scena con la comicità irriverente dei Monty Python. La Commedia è stata tradotta e licenziata in oltre 20 Paesi, è sbarcata in Australia e negli Stati Uniti, a Broadway prodotta da J.J. Abrams. Che disastro di Commedia racconta la storia di una compagnia teatrale amatoriale, la «Cornley Polytechnic Drama Society» che, dopo aver ereditato improvvisamente un’ingente somma di denaro, tenta di produrre un ambizioso spettacolo che ruota intorno a un misterioso omicidio perpetrato negli anni ’20, nel West End. È tutto un susseguirsi di errori, strafalcioni, momenti imbarazzanti e disastri provocati dagli attori stessi.

Danza
Mercoledì 28 febbraio, a Espace in scena «Concept #1». I corpi danzanti del BTT diventano la base per un nuovo alfabeto sperimentale e dinamico, facendo si che grafica e movimento coreutico dialoghino tra loro in un perfetto connubio. Verranno inoltre esplorati i concetti base della poetica del Balletto Teatro di Torino: Focus; Connection; Release; Volume. All'arpa Federica Magliano. Danzatori: Lisa Mariani, Wilma Puentes Linares, Viola Scaglione, Flavio Ferruzzi, Hillel Perlman, Emanuele Piras.

Risate a teatro
Al Teatro Erba, da giovedì 1 marzo , una commedia divertentissima e piena di humor. La storia di «Lilly la vagabonda», racconta di come un cane possa, alle volte, collegare varie persone tra loro in un mondo che gli uomini stanno facendo diventare sempre più estraneo e impersonale. Grottesca e brillante, la commedia è anche la storia di un uomo, Giorgio, in crisi per il suo lavoro che non ama più. Ma Giorgio è anche un po’ in crisi con la bella moglie Carla e con i figli ormai autonomi e l’incontro con la bastardina cambia il destino di quest’uomo. Il testo è una deliziosa fantasia, ma anche uno sguardo psicologico sul mondo borghese nel quale piomba la cagnolina Lilly che invade la scena con la sua libertà di cane: incapace di calcoli, incapace di fingere e libera da convenzioni, la cagnetta farà riscoprire a tutti la semplicità dell’istinto e dell’amore che i suoi padroni avevano dimenticato. L’idea chiave del testo è che il ruolo della cagnolina sia recitato da un’attrice. Con Rita Forte e Pietro Longhi.

Claudia Cardinale a teatro
Al Teatro Colosseo, da giovedì 1 marzo, dopo oltre dieci anni, Claudia Cardinale torna in teatro con la versione al femminile de «La strana coppia», la nota pièce scritta da Neil Simon. Un omaggio a Pasquale Squitieri, regista e sceneggiatore recentemente scomparso, che per primo aveva creduto in questo progetto. Lo spettacolo racconta la grande forza che l'amore ha di unire e non separare portando in scena una vera strana coppia come Claudia Cardinale e Ottavia Fusco, i due grandi amori della vita di Squitieri: la sua storica compagna di vita e la sua ultima moglie.

Teatro e Lavoro
Da giovedì 1 marzo, a Bellarte, in scena «Piccola società disoccupata». Tre attori di diversa generazione formano una «Piccola società disoccupata» interpretando vari ruoli in un gioco cinico ed esilarante; sono personaggi che si dibattono in una lotta senza esclusione di colpi per conservare o trovare lavoro, una lotta del tutti contro tutti, in cui non mancano slanci d’amore, ingenuità e momenti di grande illusione.  È un mondo dove è evidente la fragilità individuale che di volta in volta si trasforma in astuzia o follia solitaria. Astuzia e follia che sono anche strategie di sopravvivenza in una commedia contemporanea dove ogni scena, apparentemente reale attraverso lo humour e il paradosso, viene portata ad estreme conseguenze tragicomiche. Secondo spettacolo di Beppe Rosso sul mondo del lavoro contemporaneo. Questa volta è il conflitto generazionale ad essere al centro dell’allestimento, quel disagio che intercorre tra giovani e anziani nel affrontare l’attuale trasformazione dell’uomo in rapporto al lavoro. Il testo di Remi De Vos propone un calembour di situazioni che toccano quasi tutti i ruoli che attualmente offre il mercato del lavoro: il precario, il disoccupato, il freelance, l’occupato a tempo indeterminato o l’occupato in via di licenziamento.

Frida Kahlo a teatro
Al Cinema Teatro Agnelli, giovedì 1 marzo alle 21, in scena «Viva la Vida!» È stata anticonformista, femminista anticipando il tempo, amante appassionata. È stata musa e artista, pronta a spezzare le regole, a triturarle, purchè il suo essere potesse esprimere quel caleidoscopio di sentimenti che in lei si susseguivano. Soprattutto è stata una donna che, in nome della vita, ha affrontato ogni battaglia, ogni sofferenza. Questa è Frida Kahlo, messicana, pittrice e molto altro, e a lei benissimo si addice quel «Viva la Vida!» scelto da Pino Cacucci per il monologo (edito da Feltrinelli), in cui lascia a Frida il racconto di se stessa e della sua storia. Un monologo scritto per il teatro e portato in scena da Annapaola Bardeloni, attrice italo-uruguaiana che ha mosso i suoi primi passi a Genova, alla scuola di recitazione dello Stabile, per poi spostarsi a lavorare in America Latina, Asia ed Europa. Collabora da anni con Assemblea Teatro con un focus specifico sul mondo teatrale ibero-americano. A lei il compito difficile di trasformarsi in Frida, di immergersi nella sua vita, almeno in alcuni sprazzi, quelli scelti da Pino Cacucci che in Messico si è fermato a lungo e si è appassionato al mito di Frida e Diego Rivera, il suo amore per sempre. Diego è l’altra faccia di Frida. Da lui si reca per mostrargli i suoi primi lavori creati a letto dove l’ha costretta un tremendo incidente. Salva per miracolo, viene letteralmente trafitta da un tubo di ferro che le rompe costole e vertebre. Costretta distesa per anni, incomincia a dipingere, a usare quei colori forti e nitidi, che segnano i suoi lavori. Poi va dal grande Diego, attivista comunista e pittore di fama certa. Sarà un sì entusiasta e tra i due è subito feeling e passione anche politica. Si sposano, lui la tradisce, lei prima sopporta, poi decide di rispondere allo stesso modo, donne o uomini che siano. Si lasciano, si risposano, vanno a vivere in due case comunicanti, uniti eppure divisi. Frida sfida la sua salute fragilissima, cagionevole. Continua a dipingere, a far politica. Non si arrenderà mai. In nome della vita, l’amore più grande.

Jesus
Al Teatro Gobetti, da venerdì 2 marzo in scena «Jesus». Non è uno spettacolo sulla religione in sé, ma sul consumismo religioso, che mantiene il tono sferzante che è cifra stilistica della compagnia. «Jesus» è un’ironica riflessione sull’esposizione mediatica di Gesù: affrescato, dipinto, tatuato, moltiplicato anche nella posta tra i dépliant, nella marca dei jeans, sulle copertine delle riviste. Così come accade al Pontefice, icona al pari delle rockstar, diffuso e frainteso alla stessa velocità. Come ci si pone rispetto a una figura, quella di Gesù, che soprattutto per il nostro Paese, non è solo religione, è anche un fatto culturale, da cui non si può prescindere? E sulle note di Personal Jesus dei Depeche Mode, ci si interroga laicamente su quanto pesi ancora sulla nostra società l’uomo della croce.

Lo Schiaccianoci
Alla Lavanderia a Vapore, venerdì 2 marzo, «Lo Schiaccianoci». Sentendo nominare «Lo Schiaccianoci», il celeberrimo balletto, ispirato ad un racconto di Hoffmann, l’immaginario collettivo si riempie di fiocchi di neve e regali di Natale, epiche battaglie tra topi e soldatini, personaggi ammalianti dai sapori esotici. Un mondo favolistico che prende vita tra le note travolgenti ed indimenticabili dell’opera di Tchaikovsky. La compagnia Natiscalzi DTparte dal libretto originale per reinventarne il racconto, proponendo un tuffo tra desideri e memorie, dando vita ad un mondo vero e onirico al tempo stesso, tragicamente comico, paradossalmente sincero, dove i sogni tornano a bussare alla porta del presente fino a farci credere che siano divenuti reali. I danzatori si ritrovano così davanti ad un proprio sé riflesso: un invito a ricordare chi sono stati e chi immaginavano di diventare.

Balletto
Venerdì 2 marzo, alle 21, al Teatro Nuovo, «Aurora Bella Addormentata». Le fiabe tradizionali sono fonte inesauribile di suggestioni e riflessioni sulle trasformazioni. Così Luigi Martelletta, attraverso il suo linguaggio neoclassico, ha creato un balletto che pur non tralasciando gli aspetti più noti della fiaba e la delicatezza della vicenda onirica, propone una chiave di lettura più moderna, più attuale. Ad esempio le fate, complici e diffidenti l’una dell’altra, sono un unico «ensemble» di passione, caos e razionalità. La fata cattiva (rappresentata in realtà da un danzatore en travesti) è unica, credibilissima nel suo essere sopra le righe, elegantissima, femmina e cattiva al punto da non far paura perché inesistente in natura agli occhi di un bambino.

Lolita
Al Cafè Muller, da venerdì 2 marzo, alle 21, in scena «Lolita». Lolita è una donna aspra e infantile, desiderosa di purezza eppure bloccata nel suo presente. Silvia Battaglio porta in scena il primo degli spettacoli appartenenti alla Trilogia dell’Identità che rientra in una personale indagine sul tema dell’identità connesso a quello dell’età, dove il punto di partenza risiede nell’appartenenza o meno a noi stessi, al nostro tempo, a un’età che ci rappresenta e ci attraversa ma che talvolta non corrisponde esattamente al nostro tempo interiore. In questo sfasamento tra età ed esistenza si annida un luogo che si potrebbe chiamare: Lolita. Dal suo piccolo angolo di infanzia immerso in un giardino di mele rosse, una Lolita – ormai adulta - attraversa il tempo a ritroso e ripercorre la sua prima volta, sperimenta, provoca e interroga gli adulti nel tentativo di intercettare le traiettorie del possibile, attraversa la delusione e lo stupore, la purezza e il peccato, nel suo viaggio intimo tra adolescenza e maturità.

Per i più piccoli
Venerdì 2 marzo, alle 21, a Rivalta Auditorium Franca Rame, lo spettacolo tratto dal libro di Luis Sepúlveda «Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico» una favola per bambini. I personaggi sono tre e hanno nomi bizzarri e divertenti: Max, Mix e Mex. È una storia d’amicizia. Il piccolo Max cresce con Mix, il suo amato gatto nero. A diciotto anni, Max divenuto grande, decide di vivere da solo in una nuova casa con Mix, prendendosene cura anche quando il bel gatto perde la vista. Col tempo il lavoro lo porta fuori e Mix si sente solo. Ma un bel giorno ecco apparire un topo messicano, triste perché nessuno gli ha mai dato un nome. Mix che prima lo blocca con una zampa, per poi lasciarlo andare, ne condivide allegrie e malinconie e lo chiama Mex.