23 settembre 2018
Aggiornato 15:30

Eventi a Torino, 13 cose da fare venerdì 9 marzo

Concerti, spettacoli, danza, e cultura. Non manca nulla al venerdì sera torinese. Ecco cosa vi attende ed una piccola guida per non perdere gli appuntamenti migliori
Torino, 13 cose da fare venerdì 9 marzo
Torino, 13 cose da fare venerdì 9 marzo (ANSA)

TORINO – Dalla musica, al teatro, ai libri. Ecco qualche consiglio per non lasciarsi sfuggire i momenti più interessanti dell'inizio del weekend torinese.

Musica classica
Venerdì 9 marzo, all'Auditorium Rai, l'Orchestra Rai interpreta la tragedia dei migranti nella musica di Eötvös. «Il brano deve ricordare quei numerosi migranti arabi e africani che, nella speranza di approdare a un mondo migliore, sono saliti ignari su barconi sovraffollati inabissatisi prima di raggiungere le coste italiane». Con queste parole il compositore ungherese Peter Eötvös descrive il suo brano Alle vittime senza nome, commissionato congiuntamente dalle quattro principali orchestre italiane – Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia, OSN Rai e Maggio Musicale Fiorentino – che arriva all'Auditorium Rai «Arturo Toscanini» di Torino giovedì 8 marzo alle 20.30, con la direzione dello stesso compositore. Il concerto, tredicesimo appuntamento della stagione dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, è replicato venerdì 9 marzo alle 20 con collegamento diretto su Radio3, e sarà trasmesso in differita su Rai5. «Mentre componevo – prosegue Eötvös - vedevo quelle dolorose immagini, sia i volti delle singole persone, sia l’assurda massa di esseri umani stipati uno contro l’altro sull’imbarcazione. Nella composizione, questa visione si traduce nelle lievi melodie degli strumenti solisti e nell’amalgama sonoro, denso e compatto, interpretato dall’intera orchestra. Una volta completata la partitura, ho avuto la sensazione che la struttura ritmica e la drammaticità del tema del brano fossero adatte per una coreografia e che forse, per la prima volta nella storia della musica, potesse esserci un 'requiem danzato'». Peter Eötvös, il più celebre musicista ungherese di oggi, nato in Transilvania nel 1944, ritorna sul podio dell’Orchestra Rai nella doppia veste di compositore e direttore d’orchestra undici anni dopo il successo della sua mastodontica Atlantis, che nel 2007 vide il complesso apparato orchestrale e tecnologico previsto dal compositore disposto in tutto l'Auditorium Rai, con dieci percussionisti dislocati tra palco, balconata e galleria. Il programma del concerto è completato dalle Danze di Marosszék di Zoltán Kodály, scritte tra il 1923 e il 1927 basandosi sulle tradizioni musicali dei Siculi, antica popolazione ungherese della Transilvania, terra dalla quale proviene anche Eötvös. In chiusura la pantomima in un atto scritta tra il 1918 e il 1919 da Béla Bartók Il mandarino miracoloso: una delle partiture più sconvolgenti e innovative dell'intero XX secolo.

Pianoforte alle Ogr
Dopo il concerto del direttore d’orchestra e compositore Ezio Bosso alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, prosegue il programma di Piano Lessons, la nuova rassegna dedicata al pianismo internazionale prosegue con altri tre grandi maestri del settore. il 9 marzo, sul palco il melodico tocco di Yann Tiersen.

Novità discografiche
Al Blah Blah di via Po, venerdì 9 marzo, i «Carmona Retusa» presentano «Solo un po' di terra e un albero sopra», il loro primo album in uscita il 9 marzo per Vollmer Industries, Brigante Records e Rodomonte Dischi. In apertura i «Jx Arket». La band nasce nell’autunno del 2015 all’uscita da un concerto degli «Zu», solo sei mesi dopo pubblicano il primo demo di due tracce, completamente autoprodotto, e cominciano l’attività live che li vedrà condividere il palco con band riferimento dell’underground italiano come «Storm{O}», «Cani dei Portici», e internazionale come i messicani «Joliette».

Cantautori
All'Hiroshima Mon Amour, venerdì 9 marzo, il live di Bianco. Dopo tre dischi, centinaia di concerti e gli ultimi due anni passati in giro per i palchi di tutta Italia con Niccolò Fabi, Bianco riprende i panni di cantautore e torna con il suo quarto album. «Qu4ttro», questo il titolo, è uscito il 19 gennaio per INRI ed è, nelle parole del suo autore: «un disco che parla di amicizia. Amicizia tra due uomini, tra uomo e donna, tra due amanti, tra una donna e un barbagianni, tra madre e figlia. Amicizia tra musicisti, tra strumenti musicali, tra cambiamento e tradizione. Parla di medici, di comici, di bestie innamorate, di autogol e di grandi camminate. Di fabbrica, di anni 90 e anche di canne e di imbarchi». Registrato al Superbudda Studio di Torino e prodotto da Marco Benz Gentile, l'album è stato anticipato dal brano «Felice», la «mosca bianca» del disco, un ritorno leggero e spensierato accompagnato da un lyric video su spot finlandesi anni Ottanta: una boccata d’aria fresca prima della rincorsa verso gli appuntamenti del 2018 dell’artista. «Sono nato a Torino negli anni ottanta quando Torino era ancora e soprattutto la città della Fiat e dell’Industria. Questa città l’ho osservata per anni dalla provincia, quella in cui sono cresciuto e vivo tutt’ora. Da questa prospettiva non è difficile comprendere perchè mi son messo a scrivere canzoni. Ascoltavamo l’America… davvero! Frusciante, Fink e i dischi di Lanegan. Ho consumato gli album dei Tre Allegri. Ho sognato di suonare con i Medusa… e l’ho fatto. Poi chitarrista e autore nella mia prima band – i Malibu Stacey – e un concerto tutto mio, chitarra e voce, da Giancarlo ai Muri. Tra il pubblico Dade dei Linea 77. Nelle corde della mia chitarra c’erano già Amiamole e Splendidi. Il mio viaggio è iniziato così nel 2011, il primo aprile – ironia della sorte! – quando insieme sono nati Nostalgina, il mio primo disco, e INRI, l’etichetta che oggi conoscete in moltissimi. Io sono Alberto Bianco. Per gli splendidi solo Bianco».

Musica indipendente
«Funamboli Live», la stagione live indipendente del Circolo Arci Pop, in collaborazione con AncheNo Live prosegue con i «Mòn» venerdì 9 marzo. Il gruppo nasce in un box sotterraneo a Roma nel marzo 2014. Concepita inizialmente come progetto indie-folk, la band comincia presto a muoversi alla ricerca di nuove sonorità. Attraverso i diversi mondi musicali da cui provengono, i cinque componenti della band trovano il loro equilibrio dando libero sfogo a valvole, synth, effetti analogici e ritmiche incalzanti, alle quali continuano a contrapporre linee vocali malinconiche e intimiste di matrice folk, creando un patchwork variopinto di suggestioni e armonie. Il loro è un sound tipicamente internazionale, frutto di una caleidoscopica ricerca che, a dispetto della loro giovanissima età, lascia intravedere gli echi dei loro (pregevoli) ascolti: dagli Alt-J a Bon Iver, da Louis Armstrong ai Sigur Rós, dai Nirvana ai The XX, dai Beatles ai Radiohead. Il 3 febbraio 2017 è stato pubblicato il loro primo singolo «Lungs» anticipatore dell'album «Zama».

Ale e Franz a teatro
Al Teatro Colosseo da venerdì 9 marzo, in scena Ale e Franz, nel nostro piccolo. Il punto di partenza, le tappe di un percorso, l'ambizione di una condivisione. Gaber e Jannacci sono tutto questo per Ale e Franz. Sono il racconto di un mondo visto dalla parte di chi ha il coraggio di vedere dentro la vita degli altri. Raccontare le piccolezze, le sconfitte, le paure di tutti i giorni. Sono la scintilla da cui vedere l'uomo come il centro di tutto e conoscere il suo mondo. Un mondo, sofferto e gioioso, colorato e grigio, ma sempre reale e abitato da persone uguali a noi. Ale e Franz, amatissimi protagonisti di tanti spettacoli al Teatro Colosseo, portano in scena tutto questo per mostrare al pubblico quanto il contributo di Gaber e Jannacci sia stato importante per loro e per tanti altri artisti.

Arte i teatro
Al Teatro della Concordia di Venaria Reale, venerdì 9 marzo, alle 21, Ennio Marchetto in «Carta canta». Attraverso costumi di carta Ennio Marchetto con «Carta canta» dà vita a uno spettacolo che è una vera Babilonia di musica, teatro e creatività. Il suo spettacolo non ha confini, piace ovunque, a un pubblico assolutamente eterogeneo. Non è facile spiegare cosa esattamente succeda durante un suo spettacolo. Ci sono dei costumi di carta che raffigurano grandi cantanti e grandi personaggi italiani e stranieri; dietro c’è lui, straordinario performer, a dar vita a questi costumi ripetendo movenze e tic di questi personaggi, rendendo tutto esilarante. Ma «Carta canta» non è soltanto questo. Come per i più grandi trasformisti, la forza dello spettacolo consiste nella straordinaria velocità con cui Ennio Marchetto muove i costumi, li apre, aggiunge particolari disegnati e parrucche di carta, dando vita a uno spettacolo unico nel suo genere, un'autentica Babilonia percettiva di musica e teatro.

Storie di donne coraggio
Al Teatro Ragazzi e Giovani, da venerdì 9 marzo, in scena «L'Antigone 3.0 l'esse madre». Eleonora Frida Mino porta in scena due storie di mafia al femminile. Carolina Iavazzo fu la suora che restò accanto a Padre Pino Puglisi (vittima di mafia nel 1993) condividendo con lui speranze e lotte nel quartiere Brancaccio di Palermo. Donna dal cuore ardente, si distinse nella volontà ferma di strappare bambini e ragazzi dall’abbraccio di Cosa Nostra. Per molti di loro, divenne una dolce figura materna. Giovanna Cannova è invece la madre di Rita Atria, giovanissima collaboratrice di giustizia suicidatasi il 26 luglio 1992 in seguito all’omicidio del giudice Paolo Borsellino. Legata al codice mafioso e a un malinteso senso dell’onore, Giovanna Cannova non accetterà mai la coraggiosa scelta di giustizia della figlia, la rinnegherà e arriverà a profanare la tomba della giovane.

Commedia
Al Teatro della Caduta, da venerdì 9 marzo, alle 21, in scena «Folliar». Un duo di attori milanesi che costruiscono i loro spettacoli dentro una ferramenta, la «Ferroteca» di Sesto San Giovanni, proprietà del padre di Paola Tintinelli, ispirazione delle scenografie della Compagnia Astorri Tintinelli, da sempre amatissima dal Teatro della Caduta che ne ha programmato nel tempo molti spettacoli. Ed ecco in prima regionale il nuovo «Folliar», venerdì 9 e sabato 10 marzo nell’ambito della stagione programmata da Massimo Betti Merli e Loredana Senestro. Un capocomico e il suo mimo (che si chiamano tra loro zio e cugino) entrano in scena in camicia e mutande, sono male in arnese. Il primo è cieco e indossa occhiali neri e smoking di beckettiana memoria, il secondo è in bretelle e bombetta. I due non si capiscono ma provano, provano uno spettacolo di cui non si trova il senso né sul palco né in platea. Uno spettacolo che è una vera e propria follia teatrale, fra risate e dramma, fra la tragedia e l’ironia di due personaggi che distruggendosi distruggono il senso stesso del teatro. Paola Tintinelli è bravissima nel suo essere giocoliere goffo e testardamente alle prese con l’illusione, Alberto Astorri è governato da una rabbia svagata, il suo personaggio non sa mai in che posizione stare, produce visioni angoscianti inframmezzate da battute su ciò che è avanguardia – o passa per tale – ed è quindi à la page. Finché, entrato nel cerchio della vera finzione teatrale reciterà un paio di brevi stralci del monologo di Re Lear di Shakespeare. Però con un piatto di spaghetti che gli cola sulla testa, ridicolo e doloroso, comico e funesto. Astorri e Tintinelli, orgogliosamente indipendenti, sono una delle realtà più interessanti del panorama nazionale, e questo spettacolo appare urgente nelle domande sull’arte, sull’uomo, su fallimenti e ricerche, sulla caparbietà necessaria per essere attori.

Storia e teatro
A Bellarte, da venerdì 9 marzo, alle 21, in scena «Immacolata concezione». Sicilia, 1940. Concetta viene barattata con una capra gravida dal padre, caduto in disgrazia. Viene affidata a Donna Anna, tenutaria del bordellodel paese. La ragazza, estranea ai piaceri della carne, non oppone nessuna resistenza ma ben presto la sua fama raggiunge tutto il paese, anche se nessuno sa di preciso quali piaceri regali agli uomini. «Immacolata concezione» è la storia di un microcosmo siciliano fatto di omertà, violenza e presunzione, ma anche di quell’autenticità tipica dellacarnalità isolana. Quella di Concetta è una figura emblematica. Come un’antica vestale la sua immagine appare sacra, ma le sue attenzioni carnali di pubblico dominio. Concetta si trasforma nell’oracolo, nell’altare divino, nell’immaginetta da venerare, su cui piangere, pregare e ridere. Ma al tempo stesso la sua verginale sensualità la protegge dal mondo esterno, isolandola da tutto il resto.
Concetta dimostra che quando si ha il coraggio di mostrare le crepe dell’animo, tutte le cicatrici diventano l’opera d’arte più bella.

Danza
Venerdì 9 marzo, alla Lavanderia a Vapore di Collegno, alle 21, in scena «Cubita Cartoline da Cuba». Cubita non è solo l’acronimo di Cuba-Italia, ma è anche il nome del caffè più noto a Cuba, caffè che accoglierà gli spettatori prima dello spettacolo. La serata sarà una piccola festa all’insegna dell’universo transculturale caribeño: le performance-creazioni ad alto tasso di danza,Historia de un adiós di Laura Domingo e Cubanología di Sandra Ramy, portano in scena una sensibilità tutta cubana sulle vicende della vita valendosi di alcuni dei più famosi ritmi e delle più note melodie dell’isola caraibica, musiche assolutamente doc, dal bolero, alla rumba al son.

Teatro e società
Al Cafè Müller, venerdì 9 marzo, alle 21, in scena «Malala». Malala è una ragazza pachistana che lotta per il diritto inalienabile allo studio. Riceve una pallottola in testa, sopravvive, diventa esule, lotta per la vita, lotta per i diritti, riceve il Premio Nobel per la Pace e continua a lottare per l’affermazione dei diritti allo studio. Dopo lo spettacolo dedicato ad Anne Frank e al suo ippocastano, dal titolo Soit gentil et tiens courage, l’albero di Anne, che ha debuttato nel 2016, il percorso artistico di Raffaella Tomellini prosegue intorno alla figura di un’altra giovane donna testimone di coraggio e gentilezza.

Libri
Venerdì 9 marzo Antonio Monda è al Circolo dei lettori per presentare il suo «Io sono il fuoco» (Mondaori), New York attraverso gli occhi del male, insieme a Martino Gozzi, direttore didattico del biennio alla Scuola Holden. Dopo averci raccontato la città più grande del mondo attraverso gli occhi di una giovane donna innamorata, Antonio Monda, nel nuovo grande capitolo della sua decalogia newyorkese, mette in scena lo sguardo del male, fatto di ghiaccio e di fuoco. Baldur Cranach era un nazista. Come molti tedeschi ha vissuto con gioia l’avvento al potere di Adolf Hitler, e nel suo cuore c’è solo rimpianto per i bei giorni del Führer. Dopo la caduta, e dopo la morte della moglie per una grave malattia, ha abbandonato Norimberga, la sua città natale, per trasferirsi a Yorkville, come la chiama lui, la città dei vincitori, dove può perdersi, invisibile nella massa di un’umanità che lui disprezza. A New York amministra un palazzo ereditato da uno zio e intanto si lascia vivere, piangendo le sue perdite e la propria mediocrità e mancanza di coraggio. Fino all’incontro con una giovane donna irlandese, con i capelli color del fuoco. Un colpo di fulmine destinato a sconvolgere non solo il suo vivere quotidiano, ma la sua intera visione del mondo.