«Calice amaro»: la truffa del vino colpisce i ristoranti del torinese

Una finta cena, vino di pessima qualità spacciato per pregiato: la truffa ai danni dei ristoratori è sempre più in voga nel torinese

La truffa del calice amaro è sempre più in voga tra i ristoratori
La truffa del calice amaro è sempre più in voga tra i ristoratori (Carabinieri)

TORINO - La chiamano «calice amaro» ed è una truffa del vino molto in voga nel torinese. Le vittime? I ristoratori pronti ad accontentare sempre il cliente. L’ultimo episodio documentato risale a qualche settimana. A denunciarlo ai carabinieri è stato un ristoratore della provincia di Torino.

LA PRENOTAZIONE - La truffa inizia con la telefonata di una donna: la signora Ventura di Milano chiama il ristoratore per prenotare una cena per festeggiare il compleanno del padre la sera successiva. Nell’occasione, la signora informa il ristoratore (Gianni, nome di fantasia) di aver ordinato sei bottiglie di vino francese pregiato da consumare durante la cena. Le bottiglie avrebbero dovuto essere recapitate direttamente il ristorante. A quel punto la signora Ventura fornisce a Gianni il numero di telefono del fornitore, con cui il ristoratore concorda la consegna per il giorno seguente.

LA TRUFFA - E’ nel giorno della cena che si consuma la truffa: in mattinata la rappresentante consegna il vino pregiato al ristorante, pretendendo il pagamento di 480 euro. In tutto questo manca la fattura, che la rappresentante non ha con sé a causa di un disguido amministrativo. La sera della cena accade quello che molti avranno già capito: nessuno si presenta al ristorante, nessuno salda il conto e il vino pregiato si rivela in realtà un vino di bassissima qualità.