17 ottobre 2018
Aggiornato 19:30

Cadaveri «spogliati» di oro e gioielli durante l'esumazione, 15 arresti al cimitero Parco

Durante le indagini i carabinieri hanno anche riscontrato che gli operatori cimiteriali percepivano indebitamente somme di denaro da privati per lo svolgimento delle attività del loro ufficio

TORINO - Questa mattina 15 persone sono state arrestate e messe ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, falsificazione di atti, peculato, distruzione e soppressione e sottrazione di cadavere, ricettazione, concussione. Reati gravi che sono stati accertati dai carabinieri dopo la denuncia sporta in data 26 ottobre 2016 da Michela Favero, amministratrice delegata di A.F.C. Torino, la società che si occupa della gestione dei Servizi Cimiteriali cittadini, la quale aveva segnalato comportamenti ritenuti illeciti a opera di alcuni operatori cimiteriali del cimitero Parco nell’ambito delle operazioni di esumazione ed estumulazione  delle salme.

CADAVERI «SPOGLIATI» - Durante le indagini i carabinieri hanno riscontrato che gli operatori cimiteriali percepivano indebitamente somme di denaro da privati per lo svolgimento delle attività del  loro ufficio, si impossessavano di beni sottratti a cadaveri e inoltre c’era un’attribuzione illecita di indennità. Sostanzialmente molti cadaveri venivano «spogliati» di eventuali preziosi posti all’interno del feretro durante le esumazioni ed estumulazioni, cioè le operazioni di recupero dei resti a dieci anni dalla sepoltura in terra e a quarant’anni da quella in loculo.

OSSARIO - Altre irregolarità hanno riguardato le procedure successive all’estumulazione, le quali prevedono che, se i cadaveri sono scheletrizzati, le ossa vengano riposte nell’ossario comune, oppure in cellette dove possono essere contenuti i resti di altri parenti con spese a carico della famiglia. Se invece il cadavere è ancora indecomposto è obbligatoria la cremazione con i costi a carico di A.F.C.. I necrofori godono invece di un’indennità aggiuntiva di 20 euro a testa per tale operazione, spesso incassata ingiustamente perché i controlli effettuati hanno dimostrato che quasi sempre i cadaveri erano scheletrizzati.