16 dicembre 2018
Aggiornato 13:00

A 17 anni si suicida dal ponte, parla la madre: «Mio figlio? Ammazzato dai bulli»

Maria Catrambone Raso, mamma di Michele Ruffino, punta il dito contro le persone che hanno sempre mortificato suo figlio: «Devono pagare»
La mamma del 17enne suicida punta il dito contro i bulli: «Me lo hanno ammazzato»
La mamma del 17enne suicida punta il dito contro i bulli: «Me lo hanno ammazzato» (Diario di Torino)

ALPIGNANO - «Mio figlio è stato ucciso dai bulli». E’ un urlo di dolore quello che esce dalle labbra di Maria Catrambone Raso, mamma di Michele Ruffino, il 17enne suicidatosi lo scorso 23 febbraio dal Ponte Nuovo di Alpignano. Michele non ce l’ha fatta a sopportare le continue prese in giro dei suoi coetanei, che lo avevano preso di mira per la sua corporatura esile e a una malattia contratta dopo un vaccino che lo aveva costretto a muoversi in maniera innaturale. Problemi avuti anni fa, ma che lo hanno segnato e costretto alla quasi perenne condizione di «emarginato». Una solitudine e una tristezza che hanno avuto la meglio sull’amore dei propri genitori e parenti, gli unici a stargli sempre vicino.

LA MAMMA DI MICHELE CHIEDE GIUSTIZIA - La signora Maria ha sporto denuncia ai carabinieri. Non chiede vendetta, ma giustizia: «Se c’è qualcuno che ha sbagliato, deve pagare» confida la mamma ai microfoni de La Stampa. Se da una parte la famiglia spera che la giustizia possa fare il suo corso, dall’altra l’appello della mamma arriva fino ai social. E’ lei a pubblicare l’ultima lettera del figlio Michele, una lettera che lascia trasparire la profonda disperazione di un 17enne schiacciato dai fantasmi del passato, profondamente amareggiato dal non riuscire a farsi notare dai suoi coetanei: «Iniziano a chiamarti "down», «stupido», »anoressico», »quello magro», »quello che non può camminare" o ancora peggio,"quello che ogni tre passi cade». Ma anche quando cresci e inizi ad avere dei sogni e finalmente inizi a migliorare con la tua malattia, purtroppo inizia un altro grande problema… quello di non riuscire ad accettarsi e quindi, dopo intere battaglie, inizi anche a vedere i tuoi sogni scomparire diventando difficile andare avanti. Io, con questo sfogo, ti volevo dire addio e soprattutto ti volevo ringraziare di avermi reso un po' felice in questi ultimi giorni… avrei voluto tantissimo conoscerti di persona, ma purtroppo non ci sarà mai occasione».

TELEFONO E COMPUTER SEQUESTRATI - Al momento i carabinieri hanno sequestrato il computer e il cellulare di Michele, in cerca di tracce che possano ricostruire questa tristissima vicenda. I responsabili? Potrebbero essere alcune persone specifiche come tutti quelli che non sono riusciti ad ascoltarlo, a supportarlo, a tendergli la mano che tanto attendeva. Attualmente la Procura non ha ancora aperto un fascicolo con un reato specifico, ma mamma Maria sa che gran parte della responsabilità ricade sui bulli. Gli stessi bulli che «lo hanno preso in giro il giorno del suo funerale». Michele non c’è più, ma le sue lettere che hanno raccolto l’urlo silenzioso di dolore sono destinate a rimanere.