18 agosto 2019
Aggiornato 02:30
Collegno e Val della Torre

Caccia agli animali con mezzi vietati, nei guai un pensionato residente a Collegno

I carabinieri hanno accertato che l’uomo posizionasse dei “lacci” nel bosco e con questi catturava indistintamente qualunque animale ci camminasse sopra, compresi quelli in via d’estinzione o le specie protette
Le armi e i "lacci" sequestrati
Le armi e i "lacci" sequestrati Carabinieri

COLLEGNO - I carabinieri forestali di Collegno e i colleghi di Almese questa mattina hanno sottoposto a perquisizione l’abitazione di un uomo di 73 anni residente a Collegno, resosi responsabile di diverse attività e condotte illecite a danno della fauna selvatica. Le indagini sono durate diversi mesi e hanno portato ad accertare che il pensionato utilizzava nel comune di Val della Torre, in periodo di divieto generale della caccia, mezzi vietati per l'esercizio venatorio, comunemente chiamati «lacci», costituiti da cavi di acciaio, con cui catturava indiscriminatamente qualsiasi animale di passaggio: l’uso di tali strumenti è proibito, poiché in modo indiscriminato vengono uccisi sia animali selvatici che domestici, specie protette e/o in via d’estinzione, con metodi cruenti che cagionano enormi sofferenze agli animali. Gli esemplari che finiscono in queste trappole mortali, trovano la morte solo dopo ore di sofferenze e una lunga agonia, per dissanguamento o strangolamento. Il bracconiere è stato anche osservato nell’atto di percorrere assiduamente i boschi pubblici di Val della Torre con una lunga scure, attrezzo il cui porto non era giustificabile per le circostanze.

LA PERQUISIZIONE - Durante il controllo in casa del settantatreenne, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato i «lacci», oltre alla scure trovata invece nei terreni di sua proprietà. Durante l’attività delegata sono stati anche sequestrati un fucile calibro 22  alterato per consentire l’uso di silenziatore volto ad aumentarne l’offensività, 425 grammi di polvere da sparo e il munizionamento irregolarmente detenuto. Per i reati  contestati, oltre alle denunce alla Procura della Repubblica di Torino, all’indagato sono state cautelativamente ritirate le armi e le munizioni legalmente detenute, il porto d'armi, con inibizione dall'attività venatoria.