20 aprile 2018
Aggiornato 01:00
Scuola Russell-Moro

Professore picchiato dopo aver sgridato uno studente, il padre non avrebbe preso parte al pestaggio

Mentre la scuola Russell-Moro di corso Molise 58 si mobilita organizzando una fiaccolata per la prossima settimana, continuano le indagini della polizia che sta preparando un’informativa per la Procura

L'istituto Russell-Moro (© Google Street View)

TORINO - Sta meglio fisicamente Paolo Idone, l’insegnante dell’istituto Russell-Moro di corso Molise 58 che venerdì scorso è stato raggiunto dal padre di uno studente e da altri due uomini ed è stato aggredito con calci e pugni, tanto da finire in ospedale. Un episodio gravissimo che gli ha lasciato profonde ferite a livello morale, oltre ad aver portato un senso di rottura in quel rapporto fiduciario che da sempre c’è tra le scuole e le famiglie. E il tutto sarebbe avvenuto per aver sgridato l’alunno per l’ennesimo ritardo e averlo mandato in presidenza.

FIACCOLATA - Ieri a scuola si sono ritrovati tutti, insegnati, dirigenza e studenti. Si è parlato di quanto avvenuto il 6 aprile e di cosa fare da qui in avanti. La prima iniziativa promossa è quella di una fiaccolata che sfilerà per le vie del quartiere la prossima settimana. Un gesto per esprimere solidarietà nei confronti dell’insegnante aggredito e per far capire che la scuola è tutta unita al suo fianco e contro la violenza. Poi ci saranno diversi incontri e riunioni, anche alla luce delle elezioni sindacali delle Rsu.

INDAGINI - Intanto la Squadra Mobile della polizia di Stato si sta occupando di ricostruire quanto avvenuto per presentare un’informativa dettagliata alla Procura, in modo tale che possa essere aperto un fascicolo. Gli agenti stanno ricostruendo tutto, compresi i nomi di chi ha preso parte a quel pestaggio. Da quanto è emerso fino a ora, pare che il padre dello studente sia rimasto a guardare l’aggressione all’insegnante e non vi abbia partecipato. Dagli accertamenti è ancora emerso che quest’ultimo ha una condanna alle spalle per detenzione di arma da guerra (kalashnikov) e favoreggiamento di un latitante della ‘ndrangheta.