24 ottobre 2018
Aggiornato 01:00

Il Salone del Libro chiude in bellezza: oltre 144mila biglietti venduti anche senza la nemica Milano

«Si sono contati 144.386 ingressi, contro i 143.815 della scorsa edizione» ha spiegato Massimo Bray, direttore della cabina di regia del Salone 2018. Ora si guarda alla prossima edizione

TORINO - Un festival complesso, senza un nemico, eppure vincente, almeno stando al numero di biglietti venduti. La 31esima edizione del Salone del Libro di Torino si è chiusa in positivo, con un numero di visitatori in crescita rispetto all'anno passato. «Si sono contati 144.386 ingressi, contro i 143.815 della scorsa edizione» ha spiegato Massimo Bray, direttore della cabina di regia del Salone 2018. Entusiasti anche i commenti della sindaca di Torino, Chiara Appendino, dell'assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, Antonella Parigi e del direttore Nicola Lagioia. 

SALONE DEL LIBRO 2018 - «Tutto questo è stato possibile perché Torino è il Salone del Libro e il Salone del Libro è Torino» ha commentato la sindaca Appendino, dopo i ringraziamenti di rito della conferenza conslusiva della kermesse. Un mantra che la sindaca ha ripetuto instancabilmente a chiunque le rivolgesse domande in merito al futuro del festival durante tutta la durata della manifestazione. «Il Comune, da parte sua, garantirà le risorse che servono all'indipendenza del Salone» ha affermato Appendino, «Ci impegneremo affinché il marchio resti in mani pubbliche». Le ha fatto da eco l'assessore Parigi che ha dichiarato: «La forza del Salone del Libro è il senso di comunità. Nessuno ci potrebbe mai portare via il Salone, perché questa comunità non è replicabile» e ha aggiunto: «Se l'anno prossimo ci saranno ancora problemi a causa dell'overbooking, la Regione rinuncerà all'Arena Piemonte per lasciare posto agli editori». Parigi ha infine confermato un impegno economico invariato da parte della Regione nei confronti del Salone: «Opereremo attraverso una convenzione pluriennale con la Fondazione per la Cultura» ha assicurato.

MARCHIO - Non fa in tempo a chiuedere i cancelli la 31esima edizione che si guarda già alla successiva, in programma dal 9 al 13 maggio 2019. Poche cose si possono dire per certo circa la 32esima edizione del Salone, pare tuttavia imprescindibile la presenza del duo Bray e Lagioa, definiti ormai ironicamente da tutti 'una coppia di fatto che funziona'. «Il Salone ha centrato il suo obiettivo per quanto riguarda i numeri. Rassereniamoci e pensiamo a come migliorarci» ha dichiarato Lagioia che, paragonando questa edizione a quella passata non ha potuto fare a meno di sottolineare come quest'anno, per fare bene, non sia stata necessaria quell'atavica rivalità con Milano che ha spinto tanti torinesi a partecipare nel 2017. «Il Salone non ha avuto bisogno di un nemico, questa è stata una grande prova di maturità». 

SUCCESSO E DISAGI- «Mi fa molto piacere aver deluso gli scettici» ha proseguito soddisfatto Lagioia, «Basta contare i sold out e guardare a le lunghe file per capire l'apprezzamento dei lettori. Con i libri, le normali regole del marketing non valgono: abbiamo alzato l'asticella e il pubblico non è mancato. Sono i contenuti a creare il mercato e noi non abbiamo avuto paura della complessità, fin dal titolo: 'Un giorno, tutto questo'». Pare rischiararsi il cielo anche sul fronte dei fornitori: «E'  stata avviata la liquidazione generale della Fondazione per il Libro» ha detto Appendino, «e questo permetterà di procedere con le obbligazioni. Gli enti pubblici inoltre faranno la loro parte accelerando i pagamenti». Non è però tutto oro quel che luccica e, una volta spenti i riflettori e conclusi i sorrisi di rito, resta l'amaro in bocca degli editori relegati nell'inesistente Padiglione 4 che, a conti fatti, non possono certi dirsi soddisfati di questo Salone.