24 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Il Torino riparte dal carattere di Mazzarri

Nonostante i granata non abbiano raggiunto l’Europa, il tecnico ha gettato le basi per un futuro di prospettive migliori a partire dal prossimo anno
Walter Mazzarri, allenatore del Torino
Walter Mazzarri, allenatore del Torino (ANSA)

TORINO - Difficile analizzare la stagione del Torino, partito con ambizioni europee dopo aver mantenuto in organico i pezzi più pregiati (Belotti in primis) e finito fuori dalle prime 7 posizioni senza mai essere realmente in lotta con le rivali. Anche la vittoria di dicembre in Coppa Italia sul campo della Roma aveva illuso il popolo granata, prima del rovinoso derby di coppa contro la Juventus e di un girone di ritorno in campionato molto al di sotto delle attese. L’avvicendamento in panchina di gennaio con Walter Mazzarri al posto di Sinisa Mihajlovic ha invertito solo in parte una rotta ormai delineata, coi piemontesi fuori dalla lotta europea e costretti ad un torneo di medio basso profilo con diverse partite nelle quali la posta in palio era davvero bassissima. Non tutto, però, è da buttare a Torino, perché in quest’annata anche le circostanze contingenti non sono state dalla parte dei granata.

FIDUCIA - Su tutto, ovviamente, il duplice infortunio di Andrea Belotti che ha tenuto fuori causa il centravanti per un lungo periodo, pregiudicandone poi il rendimento una volta tornato disponibile. Con la punta in piena forza per tutta la stagione, forse, il Torino qualche punto in più lo avrebbe avuto. Inoltre, le prestazioni di Iago Falque sono state spesso convincenti, così come l’esplosione di N’Koulou in difesa (giudicato come miglior torinista dell’anno) e il buon rendimento di Ansaldi e De Silvestri sulle fasce. Mazzarri ha inoltre infuso al suo gruppo carattere e mentalità, apparendo già carico in vista della prossima stagione quando la società potrà anche soddisfare diverse richieste di mercato dell’allenatore che riuscirà così a far rendere al massimo la squadra con un modulo a lui più congeniale. Il tecnico toscano è consapevole dei limiti di una compagine che oltre una qualificazione Uefa difficilmente potrà ambire, ma quanto fatto, ad esempio, con la Sampdoria poco più di 10 anni fa (qualificazione europea e finale di Coppa Italia persa ai calci di rigore contro la Lazio) può rappresentare un punto raggiungibile per un Torino alla ricerca dell’assestamento definitivo nelle zone nobili della serie A.