25 maggio 2018
Aggiornato 07:00
La storia di Maurizio

Maurizio prigioniero in carrozzina in via Cuneo: «La casa Atc è troppo piccola»

Una casa di 55 metri quadrati, dove Maurizio, disabile, non riesce neppure ad entrare in bagno. Ha chiesto aiuto alle istituzioni, ma aspetta ancora una soluzione

Maurizio e la sua casa (© casasenzabarriere.org)

TORINO - Maurizio Arabia, oggi 41enne, è costretto in carrozzina dall’età di 20 anni, quando pochi anni prima gli diagnosticarono una brutta malattia neurodegenerativa, l’Atassia di Friedreich. Per lui, come per molti disabili, la vita è una continua sfida, specialmente con il mondo circostante che, troppo spesso, si trasforma ancora in un ostacolo. Come la sua casa, in via Cuneo. Da quando ha cambiato carrozzina, passando a quella elettrica, il suo appartamento popolare concesso dall’Agenzia territoriale per la casa è diventato troppo piccolo per consentirgli di muoversi liberamente. Il bagno è due metri di lunghezza per due di larghezza e la carrozzina è troppo grande per riuscire a entrare. E neppure c’è spazio per usare un sollevatore.

NESSUNA SOLUZIONE DALL’ATC - Maurizio, come racconta a Repubblica (che ha raccontato la sua storia) e scrive sul sito «Casasenzabarriere», chiese aiuto al Comune di Torino già nel 2016. «Vennero a casa a fare il sopralluogo e mi dissero ‘se dipendesse da noi ti faremo subito un cambio alloggio, ma decide Atc’». Maurizio decise quindi di rivolgersi all’Agenzia per la casa, senza inizialmente riuscire a trovare una soluzione. La speranza si era riaccesa a marzo di quest’anno, quando l’Atc lo aveva informato che poteva essere disponibile una casa in corso Lione, attrezzata per disabili. Anche qui un buco nell’acqua: l’appartamento era spazioso, ma questa volta era l’ascensore a essere troppo stretto e Maurizio non era neppure riuscito a raggiungere il pianerottolo.

NO A ZONE PERICOLOSE - Del caso di Maurizio, l’Atc, se ne sta occupando da diverso tempo. Secondo l’Agenzia per la casa, le abitazioni con le caratteristiche giuste sono molto poche. Nel dicembre del 2017, per Maurizio e la sua famiglia (ha una moglie, Veronica e due bambini, Daniele e Davis di 3 e 8 anni), l’Atc aveva trovato un appartamento in via Pacini, che, tuttavia, Maurizio si è rifiutato di andare a vedere. Per lui, vivere in una zona ad alto tasso di delinquenza come Barriera di Milano, significherebbe chiudersi in casa e non vivere più. «In quel posto mia moglie è stata aggredita con me al suo fianco, il bambino grande e anche incinta», scriveva sul sito.

UNA VITA PRIGIONIERO - Ogni giorno per Maurizio e la sua famiglia è una sfida continua, sia con le istituzioni pubbliche che con gli spazi che lo circondando, soprattutto il suo appartamento, i cui muri sono pieni di graffi. Una situazione molto difficile anche per sua moglie e i suoi bambini: l’appartamento, infatti, è grande appena 55 metri quadrati e tra gli ausili di Maurizio e i giocattoli per i bimbi, tutti fanno fatica a muoversi. Né lui né la moglie hanno attualmente un lavoro e, in questo modo, non possono permettersi di comprare una casa e pagare un mutuo.

LA RACCOLTA FONDI - Maurizio, a cui piacerebbe molto riuscire a trovare un impiego, magari in un call center o in ufficio, ha - nel frattempo - lanciato una raccolta fondi sul sito «Casasenzabarriere», dove racconta la sua storia e quella della sua famiglia, nella speranza che qualcuno possa aiutarlo a cercare una casa adatta alle sue esigenze. Forse più una provocazione, di fronte a quelle istituzioni che - dice lui - non si sono mai preoccupate abbastanza.