22 ottobre 2018
Aggiornato 15:30

A 21 anni mangia solo cibi per neonati: per l'Asl è adulto e sospende la fornitura

Alessio è affetto da una malattia rarissima. Può mangiare solo cibi liofilizzati per neonati. Ma per l'Asl è un adulto e ha deciso di sospendere la fornitura
Il dramma di una famiglia di Grugliasco
Il dramma di una famiglia di Grugliasco (Shutterstock.com)

GRUGLIASCO - Alessio è un ragazzo di 21 anni costretto a letto da una malattia rarissima che i medici gli riscontrarono quando aveva a malapena nove mesi di vita. Non può camminare, né mangiare e per questo può nutrirsi solo con prodotti liofilizzati per neonati e farine multicereali che gli vengono somministrate attraverso una sonda gastrica. Per l’anagrafe, tuttavia, Alessio è un adulto e l’Asl To3 gli ha interrotto la fornitura di questi alimenti che sono gli unici che il suo stomaco può ingerire.

L’INTOLLERANZA AL PEPTAMED - Una storia di sofferenza, ma anche di amore, quello di una madre, Agata, verso il figlio. Una donna che ha anche smesso di lavorare per stare accanto alla sua creatura. Ma che oggi è arrabbiata e si sfoga sulle pagine di Repubblica raccontando di una burocrazia cieca e incomprensibile. Due anni fa, l’ospedale ha cominciato a fornire ad Alessio il Peptamen, l’alimento per adulti. Agata glielo somministrava insieme ad altri alimenti liofilizzati per neonati che si procurava a sue spese. Dopo poco tempo, tuttavia, Alessio ha cominciato a lamentare coliche fortissime e, trasportato alle Molinette, i medici hanno riscontrato un’intolleranza proprio al Peptamen.

SOSPESI GLI ALIMENTI PER NEONATI - Così Agata è tornata all’Asl per chiedere la fornitura di alimenti per bambini che le è stata concessa per due mesi. Due mesi soltanto: il medico che seguiva Alessio al San Luigi è stato costretto a sospendere la fornitura. Invane le richieste sia all’Asl che alla Regione. Per l’Asl «Alessio è un adulto e deve mangiare da adulto». Da febbraio mamma Agata e suo figlio non ricevono più alimenti per neonati dall’azienda sanitaria locale.

LA RISPOSTA DELL’ASL - La situazione è drammatica perché solo il padre di Alessio lavora e solo poche ore al giorno. La famiglia vive in una casa Atc a Grugliasco e i costi per le cure di Alessio sono insostenibili. Agata è arrabbiata: «Non capisco perché a mio figlio deve essere negato un diritto». Non si è fatta attendere la risposta dell’Asl: l’azienda sanitaria locale si limiterebbe, infatti, solo ed eseguire le indicazioni del nutrizionista del San Luigi che ha in cura Alessio, niente di più. In un rimpallo di responsabilità, però, questo ragazzo e la sua famiglia sono stati lasciati soli.