19 settembre 2019
Aggiornato 12:30
Juventus

Il procuratore denunciato fa marcia indietro, niente scuse all'a.d. Marotta

Ci si aspettava che scrivesse qualche riga di scusa e un “non lo farò più” che però non è mai arrivata. Al suo posto una lettera in cui chiede l’assoluzione e parla di “diffamazione mediatica”
L'ad della Juventus Giuseppe Marotta
L'ad della Juventus Giuseppe Marotta ANSA

TORINO - Ha cambiato idea il procuratore dei calciatori Gianluca Fiorini, balzato agli onori della cronaca un paio di settimane fa per la denuncia (doppia in realtà) ricevuta dall’amministratore delegato della Juventus Giuseppe Marotta. Secondo quando ricostruito nel capo d’imputazione, l’agente «sollecitava incontri, inviava commenti, critiche, accuse e allusioni su presunte irregolarità professionali». Sostanzialmente, anni fa, gli avrebbe mandato centinaia di messaggi su Whatsapp per far sì che venissero presi in considerazioni i giocatori da lui rappresentati. Il 9 maggio sembrava che la vicenda potesse risolversi velocemente e senza conseguenze con le scuse scritte di Fiorini all’a.d. della Juventus. Invece non è andata così.

LA LETTERA - Il procuratore ha sì scritto una lettera, ma il contenuto è risultato diverso da quello che le parti si attendevano. Ha ripercorso la vicenda che lo ha portato davanti al giudice, ma non solo quella, ha parlato di «diffamazione mediatica» forse perché non contento che il processo e il suo nome siano stati resi pubblici e infine ha spiegato perché aveva fatto opposizione al decreto penale e cioè «per fare chiarezza su queste accuse» che definisce come «artefatte e ritorsive di una mia denuncia penale e un esposto alla Procura Federale a Paratici» (Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus).

STRESS - «L’abuso» della doppia denuncia fatta da Marotta nei suoi confronti e «lo stress» dell’attività investigativa volta ad accertare i fatti dovrebbero valergli l’assoluzione in quanto, secondo l’imputato, il fatto non costituirebbe reato. «In alternativa», ha scritto ancora, «un giusto processo volto a certificare la mia innocenza» perché conclude «solo una piena assoluzione può darmi ristoro di questa sofferenza».