18 giugno 2018
Aggiornato 13:00
Politica | Olimpiadi invernali del 2026

Nuova tegola su Appendino dalla maggioranza: «Sindaca, sulle Olimpiadi non ci stiamo»

Cinque consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle nelle ultime ore hanno espresso il malumore dopo la scelta di affidare il predossier sui giochi olimpici del 2026 ad Alberto Sasso

La sindaca Appendino e la consigliera Maura Paoli (© Facebook)

TORINO - Nuova tegola per la sindaca Chiara Appendino sulle Olimpiadi del 2026. Parte dei consiglieri di maggioranza sono usciti nuovamente allo scoperto dopo che la prima cittadina ha affidato il predossier ad Alberto Sacco, l’architetto esperto di risparmio energetico individuato da Beppe Grillo come il garante sui cinque cerchi.

«Sulle Olimpiadi non ci stiamo», dice la consigliera Maura Paoli parlando anche per i colleghi Damiano Carretto, Daniela Albano, Viviana Ferrero e l’ultima entrata in Sala Rossa Maura Pollicino, «Inaccettabile secondo noi il repentino cambio di passo che la sindaca, all’indomani dell’intesa sul Governo, pone sul tema. Il progetto che doveva arrivare a definire il predossier olimpico avrebbe dovuto essere molto più articolato, sviluppato da tecnici anche critici nei confronti dell’opera, sostenuto da fondi privati. A poco più di un mese dalla data di presentazione al Coni e al Cio del documento ci ritroviamo invece con un nulla di fatto».

L’incarico affidato a Sasso non è contemplabile per i cinque consiglieri del Movimento 5 Stelle. In primis c’è il problema del tempo: «Soltanto ora arriva la proposta, irricevibile dal nostro punto di vista, di far preparare in brevissimo tempo un dossier per valutare la fattibilità dell’opera, documento che a nostro avviso non sarebbe in grado di evidenziarne criticità perché realizzato in maniera frettolosa e senza il team di esperti che a nostro avviso era premessa indispensabile per un’analisi approfondita».

Dopo il Consiglio comunale disertato per non votare la mozione pro Olimpiadi, per la sindaca rischiano di esserci nuove grane. Qualcuno ha ipotizzato l’espulsione dei cinque «dissidenti», ma in quel caso Appendino non avrebbe più la maggioranza in Sala Rossa. L’argomento è molto delicato: «Io ero rimasta ad un assemblea attivisti in cui si era votato il no alle Olimpiadi», dice ancora Paoli, «votazione sicuramente sommaria e approssimativa, ma sembrava palese quale fosse l'opinione della maggioranza».