16 agosto 2018
Aggiornato 00:00

«Visibile Invisibile», verso la sesta edizione di Biennale Democrazia: non solo in centro 

Dal 27 al 31 marzo 2019, Torino torna a essere cuore nevralgico del dibattito democratico: il tema e le novità della sesta edizione di Biennale Democrazia  
Biennale Democrazia 2019
Biennale Democrazia 2019 (Diario di Torino)

TORINO - Guardare non basta. In un tempo in cui le comunicazioni corrono veloci e la sete di visibilità è sempre più alta, il tema di Biennale Democrazia 2019 pone l’accento sull’importanza del ‘comprendere’ la realtà. Attraverso lezioni, dibattiti, letture e spettacoli Torino torna a farsi, dal 27 al 31 marzo 2019, cuore nevralgico del dibattito democratico, quest'anno incentrato sul rapporto tra Visibile e Invisible. 

BIENNALE DEMOCRAZIA - «Biennale Democrazia fa parte della storia culturale della città» ha affermato il professor Gustavo Zagrebelsky, felice dell'ampliamento della manifestazione che toccherà, per la prima volta, la città di Cuneo e la Granda. Novità anche sul fronte delle location in città: «Nelle edizioni precedenti» ha spiegato Zagrebelsky, «gli eventi erano concentrati nei palazzi storici del centro di Torino; quest'anno stiamo pensando di individuare un quartiere, una Circoscrizione, che ospiti gli incontri con pari dignità rispetto al centro». Quella del 2019 si preannuncia dunque come un'edizione che esce dai tradizionali luoghi di dibattito, al fine di raggiungere un più ampio bacino di pubblico. «Stiamo cercando di creare un modello alternativo, che coinvolga il centro come da tradizione e un quartiere (diverso per ogni edizione), al fine di attrarre pubblici diversi» ha aggiunto la prima cittadina, Chiara Appendino, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione presso il Polo del 900. «Per il 2019 stiamo ragionando sul quartiere Aurora», ha anticipato la sindaca.

TEMI - Per non perdere la bussola in questo mare magnum di stimoli che vengono dall’esterno, la prossima edizione di Biennale Democrazia si articolerà su tre temi: 'Luci e ombre', per riflettere sul ruolo della cultura e dell’informazione al tempo della ‘diretta’. «La realtà, fotografata, ripresa, condivisa sembrerebbe più vicina e più accessibile, ma la verità è che la comprensione della realtà si è allontanata. Questa è la prima grande sfida su cui ci interrogheremo» ha affermato Gabriele Magrin, per la sesta volta direttore orchestrale della manifestazione. Questo surplus di informazioni e dati poi, rischia di rendere uomini e donne spettatori passivi del presente, senza più alcuna proiezione verso il futuro. Su queste premesse si basa il secondo percorso di indagine delle kermesse, 'Dal tramonto all’alba', che vuole declinare la discussione anche al futuro, abbandonando il tempo presente. «La terza grande sfida è quella della trasparenza della democrazia» ha spiegato Magrin, accennando al grande tema dei poteri invisibili e ai giganti de web che traggono profitto dalla trasformazione epocale che stiamo vivendo.

PERCORSI FORMATIVI - Fondamentale anche quest’anno per Biennale è il coinvolgimento delle scuole, torinesi e del cuneese. Quattro percorsi formativi in particolare verranno declinati dai giovanissimi attraverso video reportage, grazie alla collaborazione con Camera. I temi: 'Mostri, chi ha paura dell’uomo nero?'; 'Radici. La religione fra radicamento e radicalizzazione'; 'Reality. Identità e potere al tempo della rete'; e infine 'Scarti. Economia, lavoro, ambiente'. Tra le novità dell’edizione del 2019, anche il progetto 'Spotlight. Luci che accecano, realtà invisibili', che pone sotto un fascio di luce alcuni temi fondamentali che rischiano di restate invisibili. «È un'occasione di riflessione per migliorare la capacità critica dei giovani» ha affermato Quaglia, presidente della Fondazione CRT, sponsor dell'evento. Allo stesso modo la sindaca Appendino ha ribadito l'importanza del coinvolgimento delle scuole, del pubblico e delle associazioni: «Due anni fa abbiamo lanciato per la prima volta le call con l'obiettivo di creare nuovi pubblici» ha spiegato Appendino, «E' stata una mossa vincente perché i dati ci dicono che il 40% delle persone che hanno partecipato, non aveva mai preso parte a Biennale Democrazia e che il 60% era sotto i 30 anni. Questo significa che, quando si creano modelli di partecipazione, la risposta c’è e i giovani sono assolutamente proattivi». Nello specifico, la Call 1 riguarda i cittadini, a cui si chiede di diventare 'autori' di Biennale. La Call 2 invece si rivolge agli organizzazioni culturali, che possono proporre suggestioni, idee e proposte da realizzare durante i cinque giorni della manifestazione (tutte le proposte dovranno essere inviate entro il 15 luglio 2018). I presupposti per una suggestiva edizione di Biennale Democreazia ci sono tutti, non resta che partecipare e riflettere.